Disegno urbano e prevenzione del crimine
Rita Francesca; Cararo Ansaloni
La sintesi di una ricerca sul rapporto tra vivibilità e criminalità che merita di essere seguita
Questo contributo rappresenta la sintesi di una ricerca volta a sottoporre a sperimentazione la capacità dei metodi configurazionali di fornire interpretazioni convincenti circa la distribuzione dei crimini e a costruire un modello multidimensionale di analisi dei principali fattori di rischio per la sicurezza urbana.

La ricerca è stata finanziata all’interno del programma internazionale “Territoires urbains et sûreté”, promosso dal Programme Urbanisme Construction Architecture (PUCA) del Ministero francese per lo sviluppo sostenibile, ed è stata condotta dal gruppo di ricerca dell’associazione Kallipolis, insieme al Dipartimento di Pianificazione dell’Università IUAV di Venezia e al DIEM dell’Università di Genova.

Il lavoro di ricerca muove dall’ipotesi, ormai largamente condivisa tra gli studiosi della materia, secondo cui è lecito associare lo sguardo e la presenza di persone in uno spazio pubblico a una forma efficace di prevenzione del crimine (Jacobs 1961). In questa ottica, diviene allora di fondamentale importanza studiare il movimento delle persone e comprenderne le dinamiche e il funzionamento, per ricavarne chiavi di lettura degli spazi urbani interessanti ed esplicative anche in riferimento al tema della sicurezza urbana.

Ciò che gli studiosi anglosassoni hanno verificato attraverso le analisi configurazionali, è che i fattori che rendono uno spazio più attraente di un altro, fino ad influenzare il movimento naturale delle persone e la distribuzione delle attività economiche sul territorio, non sono le sue caratteristiche locali e peculiari ma le sue relazioni configurazionali con il resto della struttura urbana (Hillier 1993). Queste relazioni, che rappresentano l’intelligibilità e la permeabilità dei sistemi urbani, sono espresse e sintetizzate da Hillier e dai suoi collaboratori attraverso la teoria dei grafi e sono, quindi, misurabili. La loro misurazione rende possibile una lettura, sotto forma di mappa assiale, del livello di intelligibilità e permeabilità di un tessuto rispetto a un altro e, dunque, della sua propensione a essere attraversato da flussi di movimento.

Lo studio, che è stato applicato a cinque aree nelle città di Torino e Genova, in primo luogo ha verificato la capacità dei metodi configurazionali di predire i movimenti pedonali e di interpretare i fenomeni della sicurezza, applicandoli a strutture urbane e contesti diversi da quelli in cui sono già stati oggetto di sperimentazione. In seguito è stato elaborato un modello di analisi multidimensionale accostando alle caratteristiche socioeconomiche, architettoniche e di percezione della sicurezza delle aree soggette allo studio, i valori configurazionali della maglia urbana, verificando la capacità del modello multidimensionale di interpretare i fenomeni legati al crimine, di indicare cioè le zone più o meno a rischio di vittimizzazione.



L’analisi ha portato alla luce alcuni risultati di rilievo. È stato innanzitutto verificato che esistono effettive corrispondenze tra la configurazione spaziale e i flussi di passaggio pedonale, sebbene con valori variabili tra le aree.

Dall’applicazione del modello di analisi multidimensionale sono emersi tratti comuni tra i diversi casi studio che hanno permesso di trarre conclusioni più generali sui fattori di rischio più rilevanti per la sicurezza urbana. Sono state cioè individuate categorie che esprimono fenomeni urbani correlati a criticità differenti e, di conseguenza, sono state estrapolate le problematicità a partire dalle quali sarebbe possibile formulare politiche per la sicurezza.

Il modello di analisi così costruito ha evidenziato situazioni di maggiore o minore rischio legate a caratteristiche specifiche del contesto. È così emerso che, laddove gli spazi pubblici presentano contemporaneamente fattori configurazionali che favoriscono i flussi di movimento pedonale, e una alta concentrazione di elementi funzionali ed economici che ne incoraggiano la fruizione, si verificano punte di carico che talora sfociano in congestione. I casi studio hanno mostrato che a questa tipologia di spazi corrisponde un numero elevato di episodi di vittimizzazione.

In secondo luogo, risulta che gli spazi caratterizzati da maggiore marginalità configurazionale e segregazione spaziale sono meno colpiti da episodi di vittimizzazione rispetto al primo gruppo. Tuttavia, è evidente che la rinuncia a frequentare un’area a causa della sua marginalità riduce il numero di crimini ma non ne aumenta certamente la sicurezza percepita.

Infine, i luoghi accomunati da una alta qualità urbana, un adeguato mix funzionale e flussi di movimento pedonali sostenuti ma non eccessivi, presentano valori molto bassi di vittimizzazione.

Da una parte la ricerca conferma quanto, in materia di sicurezza urbana, Jane Jacobs ed altri studiosi dopo di lei hanno sostenuto, ovvero che le politiche di prevenzione del crimine dovrebbero mirare innanzitutto ad assicurare la vivibilità delle città e dei quartieri, attraverso la promozione della vitalità dei luoghi pubblici e il miglioramento della loro qualità urbana. Dall’altra, la significativa interconnessione che emerge tra il disegno della maglia urbana, il movimento delle persone e la distribuzione delle funzioni, ci suggerisce la necessità di includere gli aspetti configurazionali nelle fasi di analisi e progettazione di interventi di riqualificazione urbana.
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