Notizie dalla costa maremmana
Eddyburg
Spiagge erose (ci sarà mica un connessione con gli inerti fluviali utilizzati per il cemento?), lezioncine sui porti, sindaci che non convincono. Il Tirreno, 19 agosto 2010
Là dove c’era la spiaggia Torre Mozza,
resta lo spazio per una sola fila di ombrelloni
di Francesca Lenzi


In tre anni persi quattro metri di arenile: le barriere non reggono

PIOMBINO. Nei punti più larghi raggiunge a fatica i 20 metri di profondità. Ma è l’eccezione. Lo spazio medio ormai si aggira intorno alla metà: in alcuni casi la spiaggia sparisce del tutto, coperta dalle onde, o impedita dal crollo di un albero, piegato da una mareggiata e finito sulla sabbia. Siamo a Torre Mozza, una delle spiagge della costa est piombinese sulla quale l’azione erosiva del mare mostra in maiera più chiara i propri devastanti effetti. Soprattutto dalla parte verso Follonica.

Volgendo lo sguardo in quella direzione, subito a lato del torrione che dà il nome alla località, la spiaggia è solo uno stretto cordone di sabbia. La riduzione dell’arenile non è certo cosa nuova. I tanti bagnanti che da anni frequentano la zona sembrano essere d’accordo nel ricordare una costante attività di erosione che ha portato Torre Mozza all’aspetto attuale. Certo è che ormai, di fronte alla modesta striscia di rena, ogni ulteriore sottrazione, benché minima, rappresenta un evidente e doloroso guaio.

Esemplare è il caso del bagno “Torre Mozza Beach” che si estende per 240 metri su un’unica fila di ombrelloni. I clienti hanno l’indubbio vantaggio di una vista mare affascinante e libera, ma i problemi che la situazione crea ai gestori non sono pochi: «Ogni sera dobbiamo togliere le sdraio per evitare che il mare durante la notte se le porti via. È un grande impegno di energie e di denaro. Ogni anno è peggiore del precedente. In tre stagioni se ne saranno andati 4 metri di spiaggia».

Per cercare di ridurre l’azione dell’acqua si è provveduto con la costruzione di una barriera in muratura e l’introduzione ad argine di nasse contenenti grosse rocce. Purtroppo in diversi punti la parete è crollata, trascinando parte del terreno retrodunale, mentre non tutte le recinzioni hanno retto.

La sistemazione del muro e il rifacimento delle reti faranno parte di un intervento già predisposto. È ormai imminente infatti il piano definitivo per il ripristino del sistema dunale della costa est piombinese, risultato del finanziamento della Regione e che interesserà 6 chilometri di litorale. Riguardo alla questione più complicata di un eventuale ripascimento, non esistono al momento previsioni di interventi in mare.

Nonostante la situazione non certo rosea, nella più larga considerazione a livello regionale, Torre Mozza non risponde ad uno stato di urgenza erosiva tale da valutare un’operazione simile.

È in atto però un monitoraggio costa per controllarne lo sviluppo, ed eventualmente concepire un progetto operativo da avviare in un secondo tempo. Non solo nell’ambito di Torre Mozza, ma in relazione ai vari tratti della costa est più gravemente colpiti dall’erosione.

Porti, non villaggi: stop a Talamone
di Carlo Bartoli


Ancora alta tensione nel Pd, il coordinatore Sani attacca la Regione «L’assessore Marson sbaglia, però la costa va protetta dalle speculazioni»

Piombino sì, Talamone no. Livorno sì, Cecina nì. Il dibattito sui nuovi porti turistici e sul pericolo di cementificazione della costa, è incandescente e da Luca Sani, coordinatore della segreteria regionale del Pd, arriva una rimessa a punto della posizione del Pd toscano, che molti osservatori avevano giudicato in rotta di collisione con l’assessore regionale Marson che ha il sostegno del presidente Enrico Rossi. Da Sani arriva un netto no a un neocentralismo regionale, ma anche un’apertura a ridiscutere progetti particolarmente invasivi.

Tra giunta regionale e Pd si è sfiorata la guerra. Come mai?
«Discutere del governo del territorio come dei porti turistici è necessario, ma sarebbe opportuno che, prima che sulle pagine dei giornali, il dibattito si svolgesse nelle sedi appropriate. Altrimenti si rischia di promuovere discussioni estive autoreferenziali, mentre la pianificazione urbanistica ha bisogno di confronto e concertazione. Per questo è positivo l’invito del presidente Rossi ad aprire a settembre un confronto di merito».

Quello dei nuovi porti turistici è un tema delicatissimo. Come mai?
«Non comprendo i pregiudizi ideologici nei confronti di un certo tipo di nautica. Se a Livorno si è favorito l’insediamento dei cantieri Azimut nell’ex area Orlando, è evidente che va prevista la realizzazione di porti in grado di accogliere anche i grandi yacht».

Non nutre alcun dubbio sui progetti presentati?
«Al Pd non piacciono le lottizzazioni immobiliari camuffate da porto turistico. Se a Piombino si è definito un progetto sostenibile, scongiurando appetiti immobiliari e tenendo conto delle reali esigenze della nautica, la stessa cosa va fatta anche nei casi in cui la cubatura residenziale rischia di essere debordante. Come era, e forse è ancora, nelle intenzioni della giunta di centrodestra di Orbetello, per il nuovo porto di Talamone».

Non vorrà criticare solo l’unico porto promosso da un Comune di centrodestra?
«Noi vogliamo che vengano realizzati porti e non villaggi e se si sono previsti migliaia di metri cubi di residenziale è bene parlarne. Facciamo pure una riflessione sulle strutture a terra. Ho fatto l’esempio di Talamone perché lì c’è il rischio di snaturare un ambiente di grande pregio. Se ci sono altri casi Talamone è giusto discuterne. L’attuale Pit dà, comunque, grandi garanzie. Il progetto del nuovo porto di Cecina, datato 13 anni fa, ad esempio, non sarebbe proponibile oggi. Sulla portualità serve un confronto a cui partecipino tutti i protagonisti della filiera nautica».

Non pensa che la Marson rischi di soccombere sotto il fuoco amico?
«Sulle politiche di governo del territorio, il ritorno a un neocentralismo regionale non è garanzia di maggior qualità urbanistica o tutela ambientale: molti degli interventi edilizi su cui in questi anni si è discusso sono il residuo delle pianificazioni sbagliate adottate ai tempi della famigerata Crta, molto spesso modificate al ribasso. Per questo, non servono le fughe in avanti dell’assessore Marson, anche perché rischiano di legittimare gli stessi comportamenti da parte di altri amministratori».

A chi si riferisce?
«Al caso dell’Alta velocità e dell’aeroporto a Firenze. L’invito del presidente Rossi ad aprire un confronto servirà anche a ribadire le scelte infrastrutturali fondamentali che sono Tirrenica, Due mari e Alta velocità. Anche su questo, occorre una visione di insieme lontana da localismi e da protagonismi mediatici».


Resta l’incubo cemento

CAPALBIO. Le associazioni ambientaliste, dopo l’incontro con il sindaco di Capalbio, Luigi Bellumori, confermano gran parte dei loro dubbi in merito al rischio-cementificazione in una delle spiagge maremmane più incontaminate [vedi il comunicato stampa in calce].

Pur considerando positivo il confronto, viene sottolineata negativamente «la volontà, ribadita dal sindaco, di concedere al privato interventi ad alto reddito/rendita quali il porto turistico al Chiarone e il nuovo villaggio turistico, per ottenere in cambio finanziamenti per la sistemazione idrogeologica del Fosso Chiarone e delle aree circostanti».

Le associazioni, in una lettera firmata tra gli altri da Alberto Asor Rosa, Vittorio Emiliani e Gianni Mattioli, ripetono «la necessità di preservare un patrimonio ormai unico alla fruizione corretta dei cittadini attraverso il mantenimento dell’ampia fascia di spiaggia libera e pensando, assieme al Wwf, gestore della riserva naturale del Lago di Burano, a forme più ampie di turismo naturalistico al di fuori della stagione estiva».



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