Fascia costiera, il progetto non va giù agli ambientalisti
Eddyburg
Cosa si nasconde dietro l’accordo fra Comune e Provincia per la sistemazione e “valorizzazione” della zona costiera di Capalbio. Il Tirreno, 7 agosto 2010 (m.p.g.)
Un’abbuffata di cemento. Associazioni ambientaliste Rete dei comitati per la difesa del territorio, Legambiente, Wwf, Comitato per la bellezza, movimento ecologista Terra di Maremma, nonchè singoli esponenti del mondo della cultura e dell’ambientalismo definiscono così il protocollo d’intesa fra il Comune di Capalbio e la Provincia per la sistemazione e valorizzazione della fascia costiera. E dicono: «Con questo piano si stravolge l’assetto paesaggistico, naturalistico e urbanistico della fascia costiera di Capalbio, una delle più integre dell’intera Toscana». Troppe le domande alle quali non c’è ancora risposta, per gli ambientalisti. Che riguardano tutto il piano che interessa la fascia costiera.

Il protocollo d’intesa quindi, per i firmatari del documento, non può passare così come è stato presentato. «Si prevede la costruzione di nuovi casali fra la strada litoranea e il mare ma non solo - dicono - la realizzazione di nuovi parcheggi anche in area dunale sia a Macchiatonda che alla Torba, un nuovo villaggio turistico e un porto al Chiarone, la concessione di nuovi stabilimenti balneari a Macchiatonda e alla Torba, la rettifica della strada provinciale costiera». Interventi che sono stati decisi, dicono, senza alcuna partecipazione pubblica e sostanzialmente in contrasto con il piano strutturale e che porterebbero a gravi conseguenze anche sul turismo che si basa proprio sulla conservazione e la difesa di un territorio ancora esente da pesanti speculazioni immobiliari. Un documento che analizza punto per punto le diverse criticità e che chiede al Comune, alla Provincia e alla Regione un approfondito confronto.

Non convince il piano per il recupero dei poderi alla Sacra. «Se si tratta del completamento dell’appoderamento previsto dalla stessa Sacra negli anni ’30 del secolo scorso - dicono - allora è cosa ben diversa con la costruzione di nuovi edifici abitativi e annessi agricoli, con il conseguente evidente stravolgimento del carico insediativo e dell’attuale assetto urbanistico della fascia costiera a valle della Litoranea e non solo». Anche sul porto turistico al Chiarone, per gli ambientalisti mancano garanzie. Perché ancora, i posti basrca non sono stati definiti. E sempre al Chiarone, non sono ancora state definite le volumetrie del villaggio che sorgerà dietro la duna. Stesso discorso vale per il nuovo parcheggio a Macchiatonda, nelle adiacenze dell’antica Dogana. Opposizione anche al nuovo stabilimento balneare a Macchiatonda, che comporterebbe un’ulteriore urbanizzazione della costa.
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