Rossi: non consumiamo il territorio
Carlo Bartoli
Infuria in Toscana la polemica sull’urbanistica: segnale evidente che occorre cambiare rispetto al passato… Da Il Tirreno, 9 giugno 2010 (m.p.g.)
«Tutti sono molto affezionati alla nota ditta Martini&Rossi, che produce un vermouth internazionalmente conosciuto, ma adesso il presidente della Regione è Enrico Rossi e bisognerà farsene una ragione». La polemica scoppiata tra il neo assessore Anna Marson da una parte e una bella fetta di sindaci della Costa, con il rinforzo del Pd, non riscalda il cuore del presidente, che anzi liquida con una battuta l’ammutinamento dei primi cittadini, insoddisfatti per il cambio di rotta in materia di urbanistica. Uno a zero, e con un gol pesante, per la Marson. Ma un attimo prima, lo stesso Enrico Rossi aveva chiuso a doppia mandata ogni possibilità di rimettere in discussione la realizzazione della Tirrenica, dopo il pesante giudizio espresso del suo assessore all’Urbanistica che quindi da una parte esce rafforzata e dall’altra ridimensionata.

Dopo giorni di polemiche, alla fine Enrico Rossi ha insomma sciolto, con un taglio netto, la questione.
A far divampare le fiamme, una serie di affermazioni della titolare dell’Urbanistica che avevano, di fatto, ribaltato la filosofia del suo predecessore Riccardo Conti.
«L’errore più grande - aveva dichiarato al Tirreno Anna Marson - è di aver dato autonomia ai Comuni senza accompagnarla con un adeguato sostegno. Non bisogna tornare al centralismo regionale, ma creare ai poteri dei Comuni dei contropoteri».

Marson aveva inoltre criticato la «Villettopoli» versiliese, l’eccessiva cementificazione di zone di grande pregio come l’Arcipelago e sostenuto l’idea che «c’è un limite allo sviluppo urbanistico». Al posto della vecchia filosofia, la Marson ne ha proposta un’altra, all’insegna del recupero degli edifici esistenti, di centri storici da riqualificare, di «interi quartieri da rottamare».
Queste parole hanno provocato la reazione di una serie di sindaci, con in testa il livornese Cosimi e il piombinese Anselmi. Il primo cittadino di Piombino ha parlato di «un approccio ideologico al non consumo di territorio che rischia di alimentare la rendita, anziché contrastarla», bollando l’impostazione della Marson come il frutto di una posizione elitaria e conservatrice.

Alessandro Cosimi, che è anche il presidente dell’Anci toscana, è andato oltre chiamando in causa direttamente Enrico Rossi.
«Mi pare incredibile - aveva dichiarato Cosimi - che si possano dare dei giudizi su dieci anni di governo regionale e aprire una nuova fase senza un’adeguata riflessione».
La posizione di Rossi, al riguardo, è stata chiara: «Una legislatura è finita e ne è iniziata un’altra, è normale che ci sia un cambiamento nelle politiche, senza che questo significhi rinnegare e contestare le scelte effettuate in precedenza».

Rossi ha ricordato che la scelta di limitare il consumo di territorio e di incentivare il riuso «è scritta nel mio programma» ed ha aggiunto che «stiamo lavorando all’elaborazione di proposte concrete che possano incentivare, in accordo con i Comuni e con i privati, delle esperienze importanti in grado di tutelare le città toscane e i centri storici, piuttosto che consumare il territorio, oltretutto adesso che c’è un elevato livello di invenduto».

Sul fronte della Tirrenica, porte chiuse, invece, alla Marson che aveva criticato l’opera per il suo «impatto pesante sul paesaggio rurale storico» e perché «introduce un elemento di frattura forte tra area costiera e centri retrostanti». Anche su questo, Rossi è netto: nessuna marcia indietro e anzi la volontà di andare in tempi brevi «a un punto complessivo con il ministro Matteoli». Sulla Tirrenica, ha aggiunto, si andrà alla piena «attuazione dell’accordo Martini-Conti sulle infrastrutture».

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