Caso Campiglia e dintorni, la lezione di De Lucia
Mauro Parigi
Le recenti vicende urbanistiche toscane rilette alla luce dell’esperienza raccontata nel volume “Le mie città”. Un commento su greenreport.it, 28 maggio 2010 (m.p.g.)
Le recenti polemiche sul regolamento urbanistico di Campiglia, quanto oggetto di dichiarazioni da parte dell'assessore Marson alla Commissione del Consiglio Regionale competente in materia di assetto del territorio, richiamano alla mente la narrazione di Vezio De Lucia nel suo ultimo libro "le mie città".
Non si vuole di nuovo recensire quel libro, ma molto di quel libro precipita naturalmente nel dibattito odierno. Infatti, illustrando un percorso che mobilita, prima ancora dell'intelletto, delle capacità tecniche e professionale, la coscienza, l'etica dell'agire professionale e politico, De Lucia richiama l'attenzione su una tendenza, o forse sarebbe meglio dire deriva, che sembra accompagnare molte parabole degli uomini politici: il riflusso figlio esclusivamente delle logiche di potere, dei giochi di forza e della carriera politica, che inevitabilmente conduce a sposare interessi particolari assunti come alleati in campo.

Illustrando proprie esperienze ci richiama all'importanza dei piani territoriali di coordinamento, ad una loro forza e cogenza, a fronte dell'evanescenza normativa, della struttura narrativa di strumenti che hanno finito per lasciare campo libero agli interessi particolari che attraversano i nostri territori.
E d'altra parte se l'assessore Marson dice "che dovremo riprendere in mano l'intera questione" per ridefinire il rapporto tra piano strutturale e regolamento urbanistico, qualcosa che non funziona ci deve essere.

E allora se è così appare utile ricordare che in Toscana si è data una interpretazione estrema del principio di sussidiarietà che è stata veicolo della atomizzazione comunale dell'urbanistica e della complessiva perdita di controllo delle trasformazioni; appare utile annotare che troppe volte ragion politica e accordi politici, o di potere che dir si voglia, hanno piegato la logica urbanistica; sembra ancora necessario ricordare che il progressivo affidamento delle trasformazioni urbanistiche, per l'individuazione delle realizzazioni con il bando aperto delle proposte per la formazione del regolamento urbanistico, come con i concorsi per il cofinanziamento degli interventi per la realizzazione di edilizia a canone controllato o sostenibile, ha di fatto finito spesso per relegare l'amministrazione pubblica al ruolo di notaio che avvalla scelte ed interessi altrui.

In questo contesto la citazione del libro di De Lucia appare utile non solo perché ripropone all'attenzione temi e problemi che sono il nocciolo del fare urbanistica, ma anche perché richiama ad un rigore professionale, oltre che disciplinare, che sono le uniche vere armi con le quali si possono affrontare le complesse vicende del governo del territorio, con le quali resistere al sistema degli interessi che via via si sono fortificati perchè l'Italia ha fatto del mattone, della relativa facilità di accumulare denaro speculando sul passaggio dei terreni da agricoli a edificabili, una pratica diffusa, un volano di sviluppo a discapito della nostre risorse (perché di tutti):identità culturale e integrità fisica.

Incrociando le vicende urbanistiche toscane e la lettura di un libro: le prime come espressione dei tempi e dei bisogni, la seconda come occasione per riallineare buone prassi e priorità del governo del territorio, si può insomma sperare di riavviare un cammino positivo a partire da una capacità di confronto che negli ultimi anni è mancata o è stata ridotta a comunicazione unidirezionale.

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