Piano casa tante parole non salvano il territorio
Giuseppe Guida
I molti errori dell’urbanistica campana. Da la Repubblica, ed. Napoli, 7 gennaio 2010 (m.p.g.)
Il territorio. E poi i "patti territoriali", agenzie territoriali, lo sviluppo a partire dai territori, piani territoriali, programmi territoriali, politiche territoriali, il territorio "identitario", la centralità del territorio, territori distrettuali. Le azioni istituzionali di promozione e di sviluppo dei tanti territori della Campania "plurale", come viene definita nel Piano Territoriale Regionale, non difettano certo di immaginazione nominalistica. L’inconcludenza dei risultati di molte di queste azioni "per i territori" fa emergere, però, come in genere si tratti di locuzioni vuote, ridondanti, utilizzate per chiamare con nomi diversi cose similari, utili solo a ripartire ogni volta da capo per spendere altri fondi, con le medesime, inefficaci modalità. Per la Regione Campania, ad esempio, il territorio è stato una sorta di fissazione: attorno a questo concetto hanno girato interi quinquenni di politiche, leggi, deroghe, vincoli, scenari, strategie. Nonostante gli enunciati, le buone premesse iniziali sono state sgretolate da alcuni fattori determinanti, tra cui: l’assenza di controlli credibili sui flussi di spesa, la frammentazione degli interventi, lo scollamento tra gli investimenti e la programmazione urbanistica che pure la stessa Regione ha portato avanti contestualmente, il rifiuto di fare valutazioni ex post, oggettive e indipendenti, di quanto andava a realizzarsi.

Di questa navigazione a vista, a sorprendere non è tanto la facile conclusione di trovarsi di fronte a una classe di governo non all’altezza o a una burocrazia non preparata e inesperta, quanto il fatto che, contemporaneamente, la stessa Regione ha portato avanti con diligenza e competenza altri tipi di politiche (che, comunque, con il territorio hanno sempre a che fare), come quella dei trasporti, in cui la programmazione e il tiraggio della spesa viaggiano insieme, e non è un caso se l’assessore Cascetta sia tra i pochi a poter proporre la propria leadership in maniera credibile al governo regionale. Una discrasia, quella di avere allo stesso tempo esiti così divergenti, sulla quale sarebbero interessanti analisi e spiegazioni non banali.
Intanto il "trattamento" del territorio da parte del settore "molle" e pericoloso della Regione, continua. Anche simbolicamente, infatti, questa legislatura regionale si è chiusa mestamente con il cosiddetto Piano Casa, atto legislativo finale il cui impianto, discostandosi in radice persino da quanto aveva semplicisticamente, ma più realisticamente, proposto Berlusconi a suo tempo, non fa altro che confermare una linea di assalto al territorio, inconcludente da un punto di vista dello sviluppo e piratesco da parte di chi è in grado di afferrare la crescita della rendita urbana, i nuovi valori posizionali e le tante premialità a fondo perduto. Per operare una riflessione concreta su questo piano casa (oramai tradotto nella legge regionale 19 del 28 dicembre 2009) è opportuno attendere i primi passi e le prime interpretazioni che di essa verranno fatte. Ma alcune questioni possono ragionevolmente essere date per definite.

La prima: nella Campania "plurale", non c’è la minima distinzione tra paesaggi ordinari e paesaggi di pregio. Nonostante gli assunti della Convenzione Europea del Paesaggio, infatti, i secondi vengono ricondotti, da un punto di vista speculativo, ai primi, mescolando tutto sotto il finto, onnicomprensivo e generico tema dello "sviluppo". La legge 19, cioè, non distingue tra Caivano e la Costiera Sorrentina, tra Nocera Inferiore e il basso Cilento, in una omogeneizzazione sommaria i cui effetti sul "territorio" si potranno valutare facilmente tra qualche mese.
La seconda: caso unico in Italia, gli interventi di ampliamento degli edifici potranno anche essere fatti sia sugli immobili condonati, premiando doppiamente l’abuso, sia, cosa inverosimile, su quelli per i quali è stata semplicemente presentata istanza di condono, pure se non ancora concesso. Anche di questa capriola da consumato agitatore politico, che condona l’ampliamento dell’abuso prima dell’abuso stesso, il "territorio" non potrà che essere grato.
Terzo: sono anni che le statistiche marcano al rialzo il fabbisogno di abitazioni della regione. Ovviamente i dati sono restituiti in buona parte in maniera pretestuosa e fasulla, perché assimilano il desiderio di avere, magari a buon mercato, un’abitazione, con l’effettiva possibilità di costruire tanti altri alloggi quanti sono i desideri dei singoli, con una pressione insostenibile sul territorio. Diverso, però, è il caso dell’edilizia residenziale pubblica, per la quale si dovrebbe varare il vero "piano casa" che da anni è in Regione ancora allo stato embrionale. Per questo tipo di edilizia la legge 19 prevede invece, all’articolo 7, una serie di interventi velleitari, legati alla «riqualificazione delle aree urbane degradate», sperando in un improbabile intervento privato e vincolando il tutto alla «programmazione di fondi regionali per l´edilizia economica e popolare», che negli ultimi anni hanno prodotto poco più di un fico secco.
Un’ultima questione: in attesa delle linee guida, che dovrebbero essere elaborate tra un mese, si potrebbe provare ad aprire una discussione almeno sui tre temi proposti, ma finora politici e funzionari regionali hanno sempre negato che le cose stiano come descritte in quest’articolo. Non farlo più sarebbe un primo, piccolo, passo avanti. Per il territorio.

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