Terremoto. Il pasticcio dei fondi
Enrico Morando
I conti per la ricostruzione sono truccati. Un’analisi del decreto terremoto, su l’Unità , 30 maggio 2009 (m.p.g.)
Pensate che sia possibile concedere alle famiglie vittime del terremoto in Abruzzo un contributo statale che copra al 100% i costi della ricostruzione della loro casa distrutta o resa inagibile, spendendo - nel 2009 e 2010 - esattamente gli stessi soldi che lo Stato avrebbe speso per finanziare un credito d’imposta volto alla restituzione degli investimenti realizzati in proprio dalle famiglie stesse? Vi sembra razionale prevedere che la maggioranza delle famiglie colpite dal terremoto - messa di fronte a queste due scelte: 1) ottenere immediatamente un contributo statale che copra il 100% dei costi di ricostruzione della casa; oppure 2) spendere soldi propri per ricostruire, salvo recuperarli anno dopo anno col credito d’imposta - rifiuterà la prima per rivolgersi massicciamente alla seconda?

Se pensate che queste siano due domande retoriche, non avete letto il decreto terremoto approvato dal Senato la scorsa settimana. Nel testo originario del decreto non era stabilito alcun diritto soggettivo delle famiglie all’integrale copertura della ricostruzione; e non era previsto alcun contributo iniziale e forfettario per gli interventi nelle case con danni più lievi. Era dunque perfettamente logico che la Relazione Tecnica prevedesse un massiccio ricorso al credito d’imposta: le famiglie con reddito capiente avrebbero dovuto usare, per la ricostruzione, i loro soldi e li avrebbero poi trattenuti - fino a 150.000 euro - dalle imposte degli anni successivi. La soluzione non è piaciuta né alle popolazioni colpite, né all’opposizione, né ai parlamentari della maggioranza. Risultato: al Senato, già in Commissione, viene approvato un emendamento che afferma il diritto soggettivo di ogni famiglia ad un contributo diretto pari ai costi sopportati per la ricostruzione. L’intervento con credito d’imposta diventa meramente "volontario": dovrà essere la famiglia a chiedere (?) di farvi ricorso. Cambiata la provvidenza non restava che cambiare la copertura finanziaria. Ma il Governo si rifiuta di farlo e vengono previsti - nel 2009 - 0,0 esborsi a carico del bilancio pubblico; 54,7 milioni nel 2010 e 109,4 milioni nel 2011. Come si spiega? Semplicemente, la Ragioneria Generale finge di non accorgersi dell’introduzione del diritto soggettivo al contributo per l’integrale copertura dei costi, e continua a ragionare in termini di credito d’imposta: 0,0 oneri nel 2009, qualcosina nel 2010 e così via per gli anni a venire. Ma come andranno le cose?

Un 15-30% dei lavori di ricostruzione sarà già realizzato nei prossimi mesi. E le famiglie chiederanno di avere il contributo pari ai costi sopportati. Poi, nel 2010, i lavori saranno quasi completati: e le famiglie chiederanno... Risultato: tutto l’onere per il contributo si concentra nei prossimi due anni. Malgrado la difesa dello "0,0 oneri" 2009, alla Ragioneria si rendono conto dell’insostenibilità della tesi, e corrono in qualche modo ai ripari: se ci sarà bisogno si farà ricorso a quelle del Fondo per le Aree Sottoutilizzate. In effetti, il Governo attesta che nel Fondo in questione sono disponibili 7,5 mld di euro. Tant’è che già il testo originario del Decreto (art. 14 comma 1) - per una cifra tra 2 e 4 mld - si "copriva" su quel Fondo. Perché il Governo non ha deciso - aumentati gli oneri - di farvi fronte con un più esteso ricorso a questo Fondo? È utile una piccola premessa: per una regola di buon senso, un onere di cassa certo per 100 per il prossimo anno può trovare copertura su di un Fondo per investimenti infrastrutturali et similia solo grazie ad una riduzione di quest’ultimo, nell’anno in questione pari a circa 300. Infatti, disponendo di 100 sul Fondo in questione "normalmente" lo Stato impegna e spende effettivamente 30. Si chiama "coefficiente di realizzazione" della spesa in conto capitale.

Torniamo al Decreto: se l’onere da sopportare si concentra nel 2009 e nel 2010, esso può ben coprirsi sul "Fondo Strategico" ma solo a prezzo di azzerarlo: se la Relazione Tecnica scriveva "fino a 4 mld", per coprire un onere spalmato molto nel tempo, il concentrarsi dell’onere in questo e nel prossimo anno obbliga a (almeno) raddoppiare il prelievo dal Fondo: da 4 a 8. Ma qual è il rischio? Non quello che manchino i soldi per i terremotati. Il rischio consiste nel fatto che il CIPE, dei 7,5 mld oggi presenti nel Fondo Strategico, ne ritenga ancora impegnabili - extra Abruzzo - 3,5. E ne decida l’assegnazione e la spesa. Salvo poi scoprire ciò che già oggi è chiaro: che per le case dei terremotati servono, entro il 2010, 8 miliardi, e non 4. Risultato: gravissimo allargamento del deficit del 2009 e del 2010, ben al di là delle già fosche previsioni di oggi. E blocco totale, nel 2010 e 2011, degli investimenti per lo sviluppo del Sud. C’è tempo per metterci rimedio, alla Camera. E sarebbe interesse di tutti che il Governo accettasse di dire, una volta tanto, la verità.

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