“Non ci rassegniamo”
Eddyburg
Rita Innocenzi, del Comitatus Aquilanus
Caro eddyburg,
scrivo per ringraziarti dell’ospitalità data al Comitatus Aquilanus e alle sue iniziative. Nella condizione che, in questo momento, sto vivendo, infatti, non immagini quanto io consideri di vitale importanza sapere che esistono ancora “spazi di espressione” per chi osa non omologarsi al “pensiero unico dominante”.
Quanto sta accadendo a L’Aquila mi terrorizza. Qui si sta giocando una partita importante ma molti ne sono ancora inconsapevoli. Sai, quando, in circa trenta secondi, perdi quei luoghi che hanno ospitato la tua esistenza, le tue espressioni di vita privata, le tue relazioni, il tuo lavoro, il tuo impegno sociale, le tue lacrime, i tuoi piaceri…quando perdi, in sostanza, lo spazio che ti circonda, puoi divenire terribilmente fragile. In questo stato di improvviso disagio riacquistare lucidità è faticoso, forse troppo faticoso, e può verificarsi, allora, che raccogli solo i segnali rassicuranti ed accantoni la realtà. La cruda realtà, infatti, può aggiungere quell’ulteriore malessere che, magari, hai il timore di non riuscire a sopportare.
Ecco, temo sia questo stato d’animo - composto, silenzioso ma sofferente - il sentire diffuso tra i cittadini del territorio aquilano così pesantemente colpiti dagli eventi sismici del 6 aprile scorso.
In questo contesto, il Governo - con un “formidabile” sistema decisionista – fa transitare il messaggio rassicurante del “fuori dalle tende, no alla transitorietà, da subito case vere e proprie (magari già arredate)”. In realtà, come sappiamo, dietro la “tranquillità” dei messaggi mediatici, si celano le ombre di un decreto legislativo che non dà certezze di risorse ed “appalta” la qualità della ricostruzione al progetto C.A.S.E. (e alla Società FINTECNA).
Tra mille difficoltà, ora, alcuni cittadini iniziano a contrapporsi. Sono coloro che si oppongono a chiunque voglia giocare sul futuro della città, sulla ricostituzione del suo tessuto sociale e produttivo. È questa la “molla” che ha spinto anche chi ha voluto costituirsi nel “Comitatus Aquilanus”(un nome impegnativo che ricorda la nascita della città dell’Aquila), un gruppo di persone che vuole fare della qualità e della democrazia due elementi irrinunciabili nella ricostruzione dell’Aquila.
Non rinunciare, non rassegnarsi: sono queste le sollecitazioni che guidano quei cittadini aquilani che voi avete scelto di sostenere. Grazie. Un caro saluto.

Quello che state vivendo è uno scandalo nazionale. In una piccola area sono concentrati tutti i vizi dell’Italia di oggi: quelli accumulati in un passato non brillante, e quelli di un presente che si deve definire turpe. Guai a rassegnarsi, a “omologarsi al pensiero unico dominante”. Guai a non resistere, a ogni costo. Guai a rinunciare alle difese possibili (alla resistenza) e alla conservazione degli spazi di libertà che ci sono ancora consentiti, guai a rinunciare alla tenace coltivazione di una riscossa. Buon lavoro a voi, e a tutti gli abruzzesi che condividono la vostra azione.

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Lucida denuncia degli errori compiuti nella ricostruzione dell'Aquila da parte di ex funzionario pubblico della Regione Abruzzo, profondo conoscitore delle vicende e del territorio, nonché attivista dei comitati post-sismici e ambientalisti (e.s./i.b.).
Tomaso Montanari
Il Fatto quotidiano, 8 aprile 2019. Manca la città ed è inevitabile che sia così, date le premesse. Ma se la memoria si facesse cultura e la cultura comunità, L'Aquila potrebbe dare l’ennesima, memorabile lezione di futuro. (m.b.)
Serena Giannico
«Ad una cosa non ci siamo abituati: a non poter avere le prerogative di una normale comunità, a cominciare dalla possibilità di incontrarsi senza essersi dati appuntamento. Mancano i luoghi per questo; non luoghi costruiti ad hoc, ma i luoghi del quotidiano. E per gli aquilani questi luoghi si trovavano nel centro storico».
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