Soru, il giorno dello strappo "Sono pronto a nuove elezioni"
Alberto Statera
Le decisioni di Renato Soru nel quadro del contesto nazionale dopo Firenze, l’Aquila, Pescara, Potenza, Napoli. La Repubblica, 22 dicembre 2008
Oggi è il giorno della resa dei conti dell’ «Obama di Sanluri», come gli avversari della sua stessa parte politica, a loro volta bollati come «Sinistra immobiliare», hanno acidamente soprannominato Renato Soru. Alle 17 si riunisce il Consiglio regionale, al termine del quale il governatore della Sardegna comunicherà se conferma o ritira le dimissioni date a causa delle imboscate cementizie alla legge per la difesa delle coste dalla speculazione.

Presidente, allora confermerà le dimissioni?
«Deciderò sulla base del dibattito in Consiglio. Quel che per ora confermo è che è il momento della chiarezza, non è più il tempo delle decisioni pasticciate, degli accordi poco trasparenti, dei giochetti di pochi e delle camarille».

Con la conferma delle dimissioni quando si andrà al voto?
«Il 15 o il 22 febbraio».
Mi pare che lei si sia già preparato a candidarsi subito per il secondo mandato, sanando in tutta fretta il suo conflitto d’interessi con la nomina a fiduciario per le sue aziende del professor Racugno.

«Sì. Ed è la prima volta che capita in Italia. E’ un blind trust secondo le norme che la Regione Sardegna si è recentemente data sul modello canadese, messo a punto anche dal professor Guido Rossi, che molti in Italia potrebbero applicare pur senza obbligo di legge: ne guadagnerebbero tutti in trasparenza».

Mario Segni dice però che è un modello lassista e qualcuno ironizza dicendo che Racugno a Tiscali è come «Fedelu Confalonieru» a Mediaset e suo fratello all’Unità è come «Paolu Berlusconu» al Giornale.
«Sciocchezze. Io vengo sostituito in tutto dal professor Racugno, persona di specchiata onestà e moralità. Egli mi sostituisce come socio a pieno titolo, non può parlare con me delle società, non può prendere direttive, non può scambiare qualsivoglia informazione, deve assumere tutte le decisioni aziendali in piena autonomia. Mio fratello è stato nel consiglio dell’ Unità per pochi giorni e si è già dimesso. Nessuno in buona fede può scambiare il fiduciario Racugno con Fedele Confalonieri. Egli parla col suo azionista, si consulta, lo informa e ne viene informato, in un dialogo che presumo continuo. Il contratto fiduciario prevede invece il divieto di scambiarsi anche solo informazioni. Racugno ed io dovremmo eventualmente parlarci soltanto di nascosto e contravvenendo a un preciso obbligo di legge. Questo le sembra possibile?».

Direi di no, se c’è etica da tutte le parti, ma ormai ne vediamo di tutti i colori. E comunque il contratto di blind trust è revocabile in qualunque momento.
«Ma perché dovrei revocarlo. Se revocassi il blind trust, diventerei incompatibile come presidente della Regione».

Lei, presidente, ha dato le dimissioni per gli attacchi cementizi della sua stessa maggioranza alla difesa delle coste pochi giorni prima che venisse giù il diluvio della questione morale, o meglio immorale, in tutta Italia: Napoli, Firenze, Roma, l’Abruzzo, la Basilicata. Il diluvio di scandali deriva, come qualcuno dice, dalla forma «liquida» dei partiti?
«Guardi, la questione morale fu posta per primo da Enrico Berlinguer nel 1980, quando i partiti non erano liquidi. Anzi erano superstrutturati, erano presenti in ogni dove, occupavano tutti i gangli delle istituzioni, del potere e della società. Forse è cambiato il quadro, ma oggi la situazione morale è persino peggiore: la mancanza di una comunità di valori e di programmi causa la perdita di fiducia e di legittimazione da parte dei cittadini nei confronti delle istituzioni, ciò che rischia di portarci presto in una deriva autoritaria o all’amara considerazione del si salvi chi può».

Prima si rubava per il partito, o almeno così si diceva, ora per sé e la propria cordata?
«Non è solo questione di furti, pur deprecabili, ma dello spreco di risorse, di disinteresse per il bene comune come l’ambiente, la scuola, la sanità pubblica. E’ il problema dell’indecisionismo, della difficoltà nel governare di fronte a scorrerie di bande che cercano di mantenere il potere. E’ altrettanto grave che rubare impedire che si facciano gli inceneritori, o trasformare la scuola in una merce, con un’istruzione migliore per chi può pagare di più. O delegittimare la sanità pubblica per rafforzare quella privata».

Più che i partiti oggi imperversano i cacicchi, come li chiama D’Alema, o i capibastone, come li ha definiti Veltroni?
«Forte ed esemplare nella sua crudezza la definizione di Veltroni, come pure quella di D’Alema. Di fronte al dilagare dei capibastone bisogna riaffermare la funzione dei partiti come luogo di partecipazione politica, come sono previsti dalla carta costituzionale. O si cercano la partecipazione e il consenso sui programmi e i comportamenti, o si baratta una spiaggia per cento voti».

Prego?
«Sì, penso alla questione sarda, ma vale per tutte le questioni. Anche dalla nostra parte c’è chi pensa: meglio cento voti oggi svendendo una spiaggia o un altro pezzo di paesaggio, e conservando un potere che dura lustri interi, che restituire alle future generazioni un ambiente nel quale sia bello vivere un paesaggio intonso. I partiti sono necessari, perché la politica deve accogliere la partecipazione dei cittadini rispetto alla logica dei capibastone. Ma a certe condizioni».

La prima?
«Devono essere partiti ben radicati nel territorio, aperti, effettivamente rappresentativi dei bisogni e delle aspirazioni delle comunità, capaci di una discussione ampia, piuttosto che dedicarsi alla perpetuazione eterna delle stesse dieci o venti persone che da troppo tempo incarnano tutti i ruoli e decidono per tutti. Non è più tempo di nomenklature».

Magari senza cadere nella sindrome «dateci Obama»: nel Partito Democratico, che D’Alema giudica senza amalgama, non sarà l’Obama di Moncalieri, quello di Bettola e neanche quello di Sanluri, a risolvere i problemi dell’amalgama e dei cacicchi che a livello locale fanno come vogliono in assenza dell’autorità di partito.
«Certamente. E’ necessario ricostituire una comunità di valori e di programmi. Soltanto così si neutralizzano i ras e le loro scorrerie».

Scusi, presidente, lei dà l’impressione di essere un buon giocatore di poker, ma se porta la Sardegna al voto tra poco più di due mesi, lei sa che i rischi sono altissimi, mentre imperversa a sinistra anche la questione morale. Alcuni sondaggi danno la destra 10 punti sopra.
«Altri danno noi in vantaggio. Ma non credo alle tattiche sondaggistiche preelettorali. Credo invece nella necessità di mantenere il patto con gli elettori. O questo patto lo posso portare avanti in modo compiuto, senza derogare e scantonare, o non m’interessa governare purchessia».

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