I conti sul consumo del suolo (secondo l’assessore Conti)
Claudio Greppi
I comitati per la difesa del territorio non sono soddisfatti della replica dell’assessore Conti. Ma il confronto prosegue. Documento del 20 luglio 2008


Documento inviato a la Repubblica e ad eddyburg.it per la Rete toscana dei comitati per la difesa del territorio

Si attendeva con interesse l’incontro del 17 luglio in Regione, annunciato come “risposta” al convegno della Rete dei Comitati sulle emergenze territoriali in Toscana del 28 giugno. Con interesse, perché questa volta la parola doveva passare dalle impressioni soggettive ai dati sul consumo di suolo. Negli ultimi due decenni, veniva ipotizzato, la crescita delle aree urbanizzate diminuisce drasticamente: e ciò per effetto delle nuove disposizioni legislative messe in atto dalla Regione Toscana a partire dalla Legge 5 del 1995. E’ il satellite che lo dimostra, niente di più oggettivo.

L’esito dell’evento sta non tanto nei toni dell’incontro che si è svolto nella sede dell’auditorium regionale a Firenze, e nemmeno nella relazione presentata dall’IRPET, quanto nel resoconto che troviamo sulla pagina locale di Repubblica il giorno dopo, con sottotitoli del tipo “Suolo e cemento: è in Toscana la terra promessa”, oppure “Qui si costruisce meno che nel resto d’Italia. E meglio”. Il titolista si è lasciato prendere la mano, esagerando anche i toni dell’articolo dove pure accanto alle ‘sviolinate’ rivolte all’assessore c’era anche qualche espressione di cautela. Oltre al titolista, si segnala anche il redattore che ha scelto le immagini: una grande foto aerea del raccapricciante pasticcio nato intorno al casello autostradale di Barberino di Mugello, poi un vigneto “californiano” (in foto piccola) … Belle immagini davvero, per documentare la qualità delle trasformazioni del paesaggio!

Nel testo non si parla neppure del contenuto di tutti gli altri interventi, variamente critici, non solo di Paolo Baldeschi, della Rete dei Comitati, e Federico Oliva, presidente dell’INU, ma anche di Marco Romagnoli sindaco di Prato e di Dario Franchini della Provincia di Pisa: secondo l’articolista, l’evento si è esaurito con la figura dell’assessore e con le cifre che egli esibiva a conferma delle proprie tesi.. La pagina toscana di Repubblica del 18 luglio è l’esatto contrario della pagina (nazionale) curata da Francesco Erbani sullo stesso giornale del 28 giugno, che dava conto del dossier sulla “mappa delle emergenze territoriali in Toscana”: 109 casi di “malaurbanistica”, di aggressioni al paesaggio, all’ambiente e al patrimonio storico, molti in corso di realizzazione ma anche molti che ancora potrebbero essere bloccati, magari applicando realmente quel Codice del Paesaggio che Conti ha più volte dichiarato di non amare..

Il dossier della Rete dei Comitati offre una casistica di situazioni, molto diverse fra loro, dalla quale emerge confermata l’impressione che proprio negli ultimi anni si stia compiendo (anche) in Toscana una opera di cementificazione - pessima qualitativamente e distruttiva per localizzazione - ad uso principalmente della speculazione edilizia, favorita o non sufficientemente contrastata dalla legislazione vigente. Non è vero, ci risponde la Regione: da quando abbiamo assegnato ai Comuni la piena autonomia di decidere delle sorti del proprio territorio, cioè dal 1995, le cose vanno meglio. Sui singoli casi documentati nella “mappa delle emergenze” saranno date risposte puntuali, a tempo debito. Ma intanto i numeri parlano: da un incremento nel decennio 1990-2000 pari al 16 % del costruito il consumo di suolo si è ridotto, nei sei anni successivi, a un modesto 3 %. Così Riccardo Conti: e i numeri sono numeri, non si possono mica discutere.

L’idea di una verifica del consumo di suolo per urbanizzazione - con tutti i limiti di un approccio quantitativo che mette in ombra la vera emergenza toscana che è soprattutto qualitativa - è interessante, e anche noi della Rete ci siamo messi a lavorare sui dati dell’uso del suolo, utilizzando le competenze dei laboratori universitari di ricerca territoriale, a Siena e a Empoli.

Una prima constatazione, esaminando la mappatura Corine relativa al 1990, è che il procedimento adottato nel progetto europeo (sulla base di moduli di 25 ettari) è troppo grossolano per rendere conto dei processi di urbanizzazione di tipo estensivo. Da un conteggio analitico (ma probabilmente approssimato per difetto) l’insieme delle aree ignorate nel 1990 ma “recuperate” nel 2000 supera i 2.000 ettari, cui dovrebbero essere aggiunti altri 300 ettari di cave, per arrivare a un incremento effettivo non di 8.300 ettari ma intorno ai 6.000, pari al 7,3 %: un valore molto vicino alla media nazionale.

Come hanno fatto i nostri esperti regionali a dimostrare che nell’ultimo decennio del secolo scorso l’urbanizzazione correva al ritmo di 1.384 ettari l’anno, mentre nei sei anni successivi solo di 534? Semplice: sono andati a rivedere e verificare il Corine Land Cover, ma non quello del 1990, bensì quello del 2000, estraendo dal territorio agricolo e forestale la bellezza di 5.707 ettari, che sommati agli 8.300 dei dati ufficiali portano l’incremento del consumo di suolo alla spaventosa cifra di 13.000 ettari nel decennio, il + 16 % , appunto. Un valore che collocherebbe la Toscana in compagnia della Calabria, della Basilicata, dell’Abruzzo. Poi con la stessa “metodologia” hanno compiuto una rilevazione su immagini satellitari relative al 2006, per avere un termine di confronto: il famoso + 3 % post-legge 5/95.

Ma le maggiori ragioni di perplessità sull’uso dei dati riguardava, e riguarda, non tanto l’entità assoluta del consumo di suolo, quanto l’effetto che le nuove aree - residenziali e industriali - hanno avuto sulle città e sul paesaggio: i fenomeni di conurbazione e di saturazione delle periferie nelle agglomerazioni della valle dell’Arno e della costa, la proliferazione di nuovi aggregati edilizi nel territorio aperto della Toscana collinare, la moltiplicazione di seconde e terze case e di insediamenti turistici. In un decennio, un consumo di suolo di 6.000 ettari, per lo più rivolto alla creazione di rendite, è già tantissimo, e non ci consola il fatto che in altre regioni il consumo di suolo sia cresciuto più che in Toscana.

E allora, lasciamo perdere la clamorosa conferma che viene dall’oggettività dei dati. Cerchiamo di ragionare seriamente. Abbiamo a disposizione altri strumenti di verifica, come l’Inventario Forestale (che è già informatizzato) o la Carta dell’uso del suolo del 1980 (che invece non lo è, ma potrebbe facilmente essere digitalizzata). Possiamo risalire indietro fino al volo GAI del 1954 o alla Carta dell’utilizzazione del suolo del CNR, che ci restituisce la situazione agli anni ’50. Fonti che documentano la situazione di questi decenni cruciali con criteri diversi e a scala diversa, ma che potrebbero costituire una base di partenza un po’ più affidabile del Corine Land Cover. Di certo qui non troveremo un’area agricola al posto di San Miniato!

Poi ragioneremo sugli effetti prodotti dalle nuove urbanizzazioni, sulla qualità, come ci viene promesso dalla Regione.

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