In qualche modo ...e quant´altro
Pietro Citati
Come parlano male gli italiani! Si può essere d'accordo. anche senza condividere la cattiveria del grande letterato. E si può tentare di corregersi. Da la Repubblica del 2 febbraio 2005
Malgrado le apparenze, gli italiani non usano parole come pane, vino, religione, laicismo, tasse, zucchero, terrorismo, tram, sciopero, padre, madre, carciofo, pomodoro, panettone, maremoto, Dio, amore, malinconia, morte. Non credete alle vostre orecchie ingannevoli: queste parole non si ascoltano mai. Gli italiani amano (o amavano) soltanto due locuzioni avverbiali: E QUANT´ALTRO e IN QUALCHE MODO.
Credo che e quant´altro sia nato quattro o cinque anni fa: all´improvviso, come un atollo del Pacifico; e mi piacerebbe moltissimo sapere chi lo ha usato per la prima volta. Ma i dizionari tacciono. Allora, ascoltavo ogni minuto: «Amo Gesù, la Madonna e quant´altro». «Con mia moglie e mia suocera, abbiamo fatto un viaggio bellissimo a Venezia, Padova e a quant´altro». «Vada al Supermec (rivolto alla domestica filippina) e compri un chilo di patate, due etti di bresaola e quant´altro»; «Adoro Oriana Fallaci, Umberto Bossi e quant´altro». Era un momento di grande euforia, in cui la fantasia linguistica italiana camminava, per le strade di Milano e di Roma, ciondolando come un´ubriaca.
Ora, i tempi gloriosi di e quant´altro stanno per finire. Non sento più nell´aria quella gioia trionfale, quella estatica ecolalia, con cui venivano affacciate possibilità indeterminate. Temo che e quant´altro sia esausto: come cioè, no, a monte, a valle, praticamente, al vostro livello, al massimo livello. Quando le usiamo troppo, le parole si affaticano, impallidiscono, si spossano, si ammalano e finalmente muoiono. Oggi tutti dicono: IN QUALCHE MODO. Per esempio, durante la trasmissione Otto e mezzo, una giornalista simpatica e gentile come Ritanna Armeni dice in qualche modo ogni venti secondi; e ogni volta un´ombra rattrista il suo profumato accento siciliano.
Non è facile comprendere cosa significhi in qualche modo. Secondo il dizionario Zingarelli (1930): «ammettendo per qualche ragione una cosa». Secondo il Devoto-Oli (1990): «considerando con approssimazione». Secondo il Dizionario Garzanti dei Sinonimi e dei Contrari (2001): «come si può, alla bell´e meglio». Secondo il De Mauro (2000): «cercando di risolvere una situazione, un problema anche in modo non ortodosso, arrangiandosi alla bell´e meglio». Secondo lo Zanichelli (2004): «Alla meno peggio, in un modo o nell´altro».
Chi parla non obbedisce ai dizionari; e le gambe troppo obese, lente e tarde dei dizionari non riescono mai a inseguire le fantasie frivole e capricciose che riempiono la bocca degli innumerevoli parlanti. Oggi, in qualche modo significa pressappoco: «Sto parlandovi di una situazione così intricata, aggrovigliata e complessa, che nemmeno io riesco a comprenderla: ma, colla mia mente ugualmente delicata e complessa, cercherò di esprimerla in tutte le sue possibilità e sfumature, così da portarvi vicinissimi alla verità, sebbene non possa coglierla esattamente. Mi dispiace. Mentre questo lungo discorso viene concentrato in tre sole parole, lo sguardo di chi vi parla è perplesso e inquieto, mentre le mani vagliano, accennano, soppesano, oscillano, come bilance, attorno all´imponderabile.
C´è un´altra possibilità. Forse in qualche modo non significa niente: è pura materia verbale, che finge di essere una parola, come molte espressioni di ogni tempo. Gli uomini hanno sempre amato la vacuità fonica: così, nei romanzi di Dickens, Mrs. Nickleby, Mr. Peckniff, Mrs. Gamp, Mr. Micawber bevono suoni, centellinano suoni, masticano e divorano suoni, giocano coi suoni, nuotano arditamente nell´oceano ondoso e tumultuoso dei suoni, specialmente se non vogliono dire nulla.
Qualche sera fa, seduto davanti alla televisione (beata porta del sonno), ho assistito a uno spettacolo prodigioso. Stava parlando un professore di storia, che appartiene a una potentissima famiglia cattolica di Bologna: formata da dodici fratelli, quattordici mogli, quarantotto figli, ventidue cognati, sessanta biciclette, per non parlare dei suoceri e delle suocere, dei nipoti, e dei vicini e lontani parenti. Con fatica, i suoni uscivano dalle immense orecchie del professore: dagli occhi piccoli, puntuti e cattivissimi: e, talvolta, persino dalla bocca. E quant´altro si intrecciava con in qualche modo: praticamente con piuttosto che e al massimo livello. Le parole estenuate e livide dalla noia si irraggiavano in tutti i sensi, aleggiavano nello studio televisivo, s´impigliavano tra i peli elegantissimi della barba di Giuliano Ferrara, sfioravano il bel volto di Ritanna Armeni: la quale, in qualche modo, non capiva niente, come io non capivo, come nessuno riusciva, disperatamente, a capire. Ma tutto questo avveniva, come diceva compiaciutissimo il professore, al massimo livello.

Vedi anche: Per favore, non diciamo...

Sullo stesso tema
Ilaria Boniburini
Con il numero di Febbraio 2019 della rivista Dialoghi Urbani, comincia una sezione dedicata al dibattito sempre attuale sulla rendita, e sul ruolo che essa ha nelle trasformazioni urbane e nel consentire o meno l'accesso di tutti alla casa, agli spazi pubblici, ai servizi necessari per una vita dignitosa.
Diego Pretini
Il Fatto Quotidiano, 22 novembre 2017. Dove il pensiero non c'è. Le parole che usano, le frasi che compongono, le immagini che riciclano: fumo un po' puzzolente per nascondere il niente
Antonio Gramsci
Un mestiere difficile ed estremamente delicato, decisivo per le sorti del mondo e dell'umanità, che ciascuno di noi è chiamato a svolgere. Descritto in due pagine indimenticabili per aprire l'Antologia di
Ultimi post
Eddyburg
Sono passati due anni dalla scomparsa di Edoardo Salzano. Un urbanista che non ha mai smesso di analizzare le trasformazioni urbane. Un intellettuale libero e coraggioso che con determinazione guardava avanti e non si arrendeva davanti alle ingiustizie. Un maestro. Lo ricordiamo ripubblicando uno dei suoi scritti, ancora profondamente attuale, sul mestiere dell'urbanista.
Eddyburg
Un iniziativa per ragionare sulla questione della casa a cinquant’anni dall’approvazione della prima legge per l’edilizia residenziale pubblica. Il progressivo abbandono delle politiche di edilizia residenziale ha determinato nuove disuguaglianze, aggravato i problemi pregressi, amplificato i divari territoriali, che il Covid ha accentuato e reso ancora più evidenti. Vogliamo discuterne in questo seminario organizzato in due sessioni, che riprende le vertenze che portarono all’approvazione della legge, racconta la parabola inversa delle politiche pubbliche fino al loro sostanziale azzeramento, per poi ricollegarsi all’attualità toccando attraverso alcuni casi emblematici della questione della casa in Italia.
Eddyburg
Cliccando nella barra in alto potete accedere a tutti gli articoli inseriti in oltre diciotto anni di attività e impegno per una cultura dell'abitare fruire e governare il territorio che sia suscettibile di assicurare condizioni di vita soddisfacenti sotto il profilo dell'equità e della libertà di accesso ai beni comuni, della capacità e possibilità di partecipare al governo della cosa pubblica. E' ancora una versione provvisoria del sito, perciò alcune cose funzionano male o presentano degli errori. Ci stiamo adoperando per sistemare tutto nel più breve tempo possibile.
Eddyburg
Il programma definitivo della prima edizione dei seminari di eddyburg
Redazione di eddyburg
Nell’anniversario della scomparsa di Eddy Salzano il 23 settembre abbiamo organizzato un’iniziativa per ricordare l’importanza e l’attualità del suo pensiero e della sua attività. Qui le videoregistrazioni della I Sessione del convegno “Eddy Salzano: le tappe di un percorso politico e culturale per una città più giusta” con gli interventi di Mauro Baioni, Giulio Tamburini, Vezio De Lucia, Paolo Berdini, Roberto Camagni, Anna Marson, Maria Pia Guermandi, Giancarlo Storto, Giancarlo Consonni, Paolo Baldeschi.
CopyrightMappa del sito
© 2022 Eddyburg