Il problema urbanistico della Valle d'Aosta (1938)
G.R.
Un breve testo storico, di presentazione a un famoso piano degli anni Trenta, ripropone in modo inaspettatamente complesso il rapporto fra urbanistica e paesaggio (f.b.)
Una breve premessa
È stato Lodo Meneghetti, sulle pagine di Eddyburg, a proporre lo studio per il piano regionale della Valle d’Aosta come uno dei paradigmi fondativi del rapporto fra urbanistica e paesaggio, sviluppato proprio nel periodo in cui la disciplina della pianificazione assume in Italia le forme che le saranno caratteristiche nel Novecento (per il secolo presente, vedremo).
E ha ragione da vendere, Meneghetti, anche oltre i temi che esplicitamente propone, come la sensibilità di una certa parte dell’architettura moderna dell’epoca per i temi del rapporto con la natura e dell’intreccio ambiente/sviluppo. Per capirlo, basta scorrere il testo proposto di seguito, che fu pubblicato su Rassegna di Architettura dopo la mostra che proponeva il Piano, ma cinque anni prima della sua effettiva e definitiva pubblicazione in volume (1943). Ne emergono temi complessi, come il connotarsi in “bonifica integrale” della pianificazione montana, di cui gli aspetti strettamente spaziali rappresentano solo la punta dell’iceberg. Ne emerge, in un passaggio affatto secondario, un anelito a quanto chiameremmo oggi “progettazione partecipata” (leggere per credere). Rinvio comunque il lettore, per un giudizio complessivo, al documento integrale di piano del 1943, ripubblicato dalle Edizioni di Comunità nel 2001. Resta comunque valida la tesi, ampiamente sostenuta dai vari interventi su questo sito, secondo cui ambiente, paesaggio, territorio, tutela e pianificazione, sono anelli inscindibili di una catena naturale e logica. Separali è astorico. Oppure, molto più semplicemente e probabilmente, arbitraria operazione di bassissimo profilo (Fabrizio Bottini)

Uno studio di piano regolatore che esce dai limiti consueti per l’ampiezza del tema proposto e per la varietà dei problemi che intende risolvere.
Parte dall’analisi delle condizioni naturali, sociali ed economiche che si verificano in una vasta zona montana e, tenendo in debito conto quanto l’arte, la natura e le possibilità locali offrono all’interesse dei visitatori, propone piani regolatori e miglioramenti edilizi nei centri maggiori e minori, nuove arterie stradali, il risanamento delle abitazioni, la messa in valore delle bellezze naturali o artistiche, l’incremento delle iniziative artigiane, commerciali e, possibilmente, industriali, la costruzione di alberghi: l’impianto di nuovi e più rapidi mezzi di comunicazione.

È quindi un piano che si può chiamare di bonifica integrale, in quanto, descritte con larga visione le condizioni di fatto attuali degli uomini e dell’ambiente, prospetta i rimedi intesi a risolvere il problema dello spopolamento delle montagne, che si verifica con aspetti identici o simili in quasi tutte le valli alpine e in parte delle prealpine, e costituisce un danno e un pericolo per la Nazione. Dalla fine della guerra mondiale in poi, queste popolazioni, che in passato rimediavano al deficiente reddito economico locale col guadagno ricavato dal lavoro temporaneo all’estero, hanno veduto chiudersi le frontiere senza trovare né in luogo né in patria possibilità di impiego delle loro provate capacità di lavoro. In luogo, la natura del suolo e il clima non permettono che tentativi per un eventuale limitatissimo incremento della produzione agraria, a raggiungere il quale, quand’anche si ottenga, basta il lavoro delle donne, dei bambini e dei vecchi, come in passato, mentre le città non hanno potuto né potranno effettivamente assorbire che una limitata parte dell’esercito di artieri disponibili, cosicché questi sono e dovrebbero rimanere disoccupati o nei centri maggiori o nei propri paesi.
Qualche sollievo a questa situazione è stato già portato col trasporto di famiglie coloniche, o che intendano ritornare alla terra, in zone più adatte, che presentano possibilità di miglioramento agrario, con gli aiuti dati dall’artigianato locale e con la bonifica della montagna a fini turistici.
I compilatori del piano regolatore hanno creduto opportuno di occuparsi anzitutto di quanto si riferisce a quest’ultimo punto, riservando ad un secondo tempo le proposte riguardanti altri problemi la cui importanza appare ad essi quasi secondaria rispetto al turismo, industria caratteristicamente italiana, essi scrivono, che nel caso in questione può assumere un valore preminente date le eccezionali attrazioni naturali dell’ambiente.

Effettivamente per la Valle d’Aosta, e, in genere, per gran parte delle altre, le possibilità turistiche sono certamente quelle che meglio affidano per ottenere un miglioramento dell’economia locale tale da influire sensibilmente sul tenore di vita, l’igiene, l’agricoltura, ecc. Ma l’esperienza insegna che i risultati dovuti a questo fattore non sono decisivi a risolvere il problema capitale che sta nel progressivo spopolamento della montagna, il quale persiste anche nei paesi che turisticamente progrediscono.
L’inurbanamento della montagna porta opere nuove, una accresciuta circolazione di denaro e di persone, ma in genere non modifica utilmente la mentalità e le attività della popolazione locale. Vi è quindi una necessità di educazione turistica di quelle popolazioni, tale che risolva la soluzione di continuità che ora si verifica tra la vita d’importazione e quella locale, che ammaestri a ricavare profitto dal forestiero con tutte quelle iniziative che vanno dal piccolo albergo, alle case d’alloggio, alle pensioni, all’artigianato, compatibili con le risorse degli abitanti e modeste in sé, ma efficacissime e imponenti ove partecipino effettivamente gli stessi interessati.
Non è qui il luogo per insistere su questo argomento e per un esame dello sviluppo del turismo in confronto alle condizioni ambientali in Val d’Aosta e altrove, ma non va dimenticato che la Svizzera, l’Alto Adige e, in parte, altre valli del nostro confine orientale devono la loro fortuna alto spirito accogliente degli abitanti in gran parte interessati all’incremento dell’industria del forestiero.

Certo, il problema delle valli montane non si limita a quello sopra accennato, e disordini idrici, disboscamento, frane, frazionamento della proprietà, mancanza di buone comunicazioni, deficiente istruzione pubblica, prospettano una situazione, che è all’infuori della buona volontà degli abitanti, supera le possibilità dei privati e degli enti locali e richiede l’intervento dello Stato.
È di questi giorni un provvedimento del ministro Bottai che avoca appunto allo Stato diverse scuole comunali montane della Valle d’Aosta, provvedimento che può apparire modesto ed è invece importante e significativo perchè attesta come al Governo non sfugga che una delle premesse indispensabili, la maggiore, alla rinascita sta anche nella più diffusa e migliorata educazione pubblica.
A questo primo passo altri seguiranno certamente a rimedio alle altre deficienze, nell’interesse della Nazione e delle popolazioni che ne custodiscono i confini.
E intanto, siano benvenuti questi studi che propongono il problema e ne diffondono la conoscenza ad un più largo pubblico, anche se i progetti che ne derivano possono suscitare opinioni non del tutto conformi a quelle dei proponenti, in quanto la constatazione della realtà è fuori d’ogni discussione e unico il fine che si intende di raggiungere.

Nota: qui il commento di Lodo Meneghetti, tra l’altro, anche al Piano per la Valle d’Aosta e alla cultura italiana del paesaggio (f.b.)

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