PRG: una pesante eredità
Vezio De Lucia
L’editoriale di Vezio De Lucia apre il fascicolo del Bollettino di Italia Nostra (n. 390, aprile 2003) dedicato al PRG di Roma. Qui sotto i link a una scheda sul PRG di Roma e al testo della norma sulla compensazione. Altri materiali in questa stessa cartella.
L’impegno di Italia Nostra e delle altre associazioni ambientaliste per migliorare il piano regolatore di Roma credo debba essere conosciuto e apprezzato da quanti hanno a cuore il futuro delle nostre città. Com’è noto, infatti, le questioni dell’urbanistica romana assumono sempre un rilievo nazionale e forniscono un modello di riferimento per altre esperienze. Nelle pagine interne si fornisce un primo resoconto dell’attività svolta, al quale spero possa far seguito una pubblicazione più ampia e documentata. I temi trattati sono molti, ma con determinazione particolare sono stati affrontati, soprattutto da Italia Nostra, i criteri assunti dal piano di Roma in materia di governo della proprietà fondiaria. Sto parlando dei cosiddetti “diritti edificatori”, vale a dire delle previsioni del vecchio piano regolatore, che gli amministratori di Roma e gli estensori del nuovo piano hanno equiparato a “diritti acquisiti” e quindi a decisioni non modificabili (se non attraverso l’esproprio dei beni interessati). E’ evidente che non si tratta di astrazioni, ma di questioni assai concrete, dalle quali dipendono le scelte fondamentali del piano, in primo luogo il suo dimensionamento.

Per comprendere la gravità della linea seguita dall’amministrazione capitolina, si deve tener presente, in primo luogo, che il piano regolatore della capitale, quello del 1962-65, decrepito ma tuttora vigente,era stato concepito per una città di cinque milioni di abitanti; in secondo luogo, centinaia di migliaia di alloggi sono stati realizzati abusivamente: sono perciò molto estese le previsioni di piano non attuate. Dette previsioni, una volta promosse al rango di diritti, formano una pesantissima eredità negativa, che condiziona inesorabilmente ogni ipotesi alternativa di assetto del territorio. Secondo il Comune di Roma, per rimuovere i diritti acquisiti, l’unica strada possibile è il ricorso alla “compensazione”e cioè il trasferimento in altra parte del territorio delle edificabilità previste dal vecchio piano. Il che determina, inevitabilmente, la moltiplicazione delle espansioni, che nel nuovo piano di Roma ammontano a molti milioni di metri cubi, spalmati su migliaia di ettari dell’agro romano ormai avviato all’estinzione.

Tutto ciò è stato al centro della contestazione sviluppata da Italia Nostra, grazie anche ai contributi di Vincenzo Cerulli Irelli e di Edoardo Salzano, riportati di seguito, che hanno autorevolmente smentito i principi ispiratori del piano di Roma in tema di diritti edificatori. Tant’è che l’amministrazione capitolina ha in qualche misura accolto il nostro punto di vista, cominciando a mettere in discussione orientamenti assunti da quasi dieci anni. Ma tutto può ancora succedere, siamo solo all’inizio dell’iter di approvazione del piano.

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