Lottizzazioni in Sovrintendenza
Vittorio Emiliani
Un po' di partecipazione per le lottizzazioni a Capalbio, in un articolo pubblicato dal Tirreno il 16 marzo 2004
Inusuale, innovativa, da estendere come modello a tutta la Toscana. Così definirei la riunione convocata giovedì 11 marzo a Siena dal soprintendente ai Beni Architettonici Gianni Bulian per esaminare le lottizzazioni di Capalbio (Grosseto) su aree vicine al centro storico e alla macchia demaniale. Erano infatti presenti i tecnici della Soprintendenza regionale, della Regione, della Provincia, del Comune nonché rappresentanti delle associazioni per la tutela (Italia Nostra, Wwf, Comitato per la Bellezza, ecc.), in qualità di osservatori. Riunone che ha consentito a tutti di saperne di più, di capirne di più, di fornire contributi di conoscenza tecnica e di cui bisogna quindi ringraziare le Soprintendenze.

Certo, si trattava di lottizzazioni già previste nel Piano Regolatore Generale vigente, sulle quali tuttavia è stato possibile aprire un dibattito interessante. L’incontro è servito a porre in evidenza alcuni dati :
a) aveva grandemente ragione l’allora soprintendente Maria Forlani Conti quando, nel 1989, scriveva al Comune di Capalbio di ritenere “opportuno fermare l’ulteriore espandersi di edifici che creerebbero un grave danno al paesaggio” richiamando in proposito il vincolo sulla macchia demaniale ai sensi della legge n.1497 del 1939 ;
b) il PRG capalbiese non ne tenne conto e, pur con cubature dimezzate dalla Soprintendenza, ha consentito una sorta di “assedio” cementizio al borgo storico (per non parlare dell’orrendo maxi-parcheggio sotto le mura nord) ;
c) le nuove lottizzazioni presentate (due con mappe e disegni, una a voce) sono, per lo più, di qualità scadente e invadono pesantemente gli uliveti storici esistenti sbancando, cementificando, asfaltando, ecc.

Per quella di Poggio del Leccio è stata chiesta, quanto meno, una riduzione delle cubature a vantaggio di una maggiore e più concentrata quota di verde privato.
Per l’altra, davvero infelice, davanti al Cimitero, con tre “stecche” di fabbricati proprio brutte a vedersi, è stato invocato uno specifico vincolo idrogeologico che impedirebbe ogni edificazione in zona sopra i 170 m. (lì si è un po’ più alti). Quindi, giudizio rinviato.
La terza lottizzazione – prevista su di un pendio a uliveto assai ripido dietro la sede del Comune – è stata esposta soltanto a voce. Francamente essa appare quanto mai problematica per motivi sia paesaggistici che funzionali : quale strada di allacciamento e di servizio può venire mai tracciata a ridosso della macchia demaniale?
Della quarta lottizzazione – prospettata nella contigua area detta del Bargello, dentro un uliveto ancor più bello, pienamente visibile dal borgo – non s’è proprio parlato. Ma, a quanto si sa, consterebbe di due massicci fabbricati : di 23 e 17 appartamenti, rispettivamente. Un altro bel blocco di cemento fra centro storico e macchia. Un altro contributo all’”assedio” di Capalbio e al suo imbruttimento.

Tutti elementi di cui tener conto oggi e ancor più domani nel quadro del Piano strutturale del Comune in fase di preparazione. Esso continuerà a considerare il patrimonio paesistico locale soltanto come un insieme di terreni in attesa di reddito speculativo (per pochi) o non lo assumerà invece come una formidabile occasione di sviluppo socio-economico (per tutti)? Sviluppo sostenibile fondato su di una agricoltura e zootecnia di marchio, sull’agriturismo e, in genere, su di una ospitalità qualificata, sul turismo culturale e naturalistico. Insomma, su di un paesaggio ed un ambiente salvaguardati : dalla montagna alle oasi e alle dune marine.

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