Giornalisti Rai, appello a Pera e Casini. «Si respira un clima di intimidazione»
Natalia Lombardo
Cronache della censura che non c’è, di Natalia Lombardo, da l’Unità del 5 febbraio 2004.
Un appello a Pera e Casini dai giornalisti Rai: i presidenti delle Camere intervengano per garantire l’autonomia professionale e le «minime» condizioni per una corretta informazione in vista della campagne elettorale. Un allarme lanciato dall’assemblea di tutte le redazioni, riunita a Saxa Rubra. E mercoledì si è dimessa Daniela Tagliafico, vicedirettore del Tg1, alla quale l’assemblea esprime solidarietà. La sua lettera, inviata anche al comitato di redazione, è affissa nella bacheca del tg a Saxa Rubra: «Caro direttore, poiché non hai risposto alla mia lettera in cui esplicitavo una serie di punti, a mio avviso ineludibili per ripristinare le condizioni per una piena condivisione della linea editoriale, e poiché mi hai pubblicamente invitato a dare le dimissioni da vicedirettore del Tg1, ti chiedo l'assegnazione di un nuovo incarico dentro la testata adeguato alla mia professionalità».

Nessun commento dal direttore del Tg1, Clemente Mimun, che in commissione di Vigilanza ha ribaltato la prassi dell’audizione: ai parlamentari ha detto solo «vi ascolto, risponderò dopo». Perché «rispetto il Parlamento», dice. «Un’audizione panino», secondo l’opposizione, che corrisponde alla tecnica usata dal Tg1, per cui l’ultima parola ce l’ha la maggioranza. Daniela Tagliafico aveva già spiegato i motivi tutti professionali del suo disagio, chiedendo al direttore una «narrazione della politica» corretta e non a «panino»; maggiore autonomia giornalistica e più interviste; un limite all’uso «chiavi in mano» delle immagini dei services di partito; l’utilizzo di tutti i giornalisti. Mimun le ha risposto solo in un comunicato: «Io non la esonero dall’incarico, se lei si vuole dimettere, si dimetta».

Erano più di centocinquanta i giornalisti riuniti mercoledì a Saxa Rubra: dalle redazioni dei tre tg, dalla radio, da Rainews24 e Televideo, molti i precari. Nel documento finale approvato all’unanimità l’assemblea denuncia il «grave stato di tensione e intimidazione che si respira nell’azienda» che lede l’autonomia e la libertà d’informazione, «minacciate da una dirigenza sempre più piegata al potere politico». Solidarietà anche al direttore di RaiTre Ruffini e al responsabile satira Andrea Salerno: il Dg Cattaneo ritiri i provvedimenti disciplinari dopo la richiesta di archiviazione della querela Mediaset contro «Raiot». L’Usigrai annuncia un nuovo «libro bianco» su tutti i casi di censura e manipolazione delle notizie e chiede di essere ascoltato dalla commissione che rivedrà di nuovo la legge Gasparri.
Nell’appello a Pera e Casini i giornalisti chiedono «condizioni minime di garanzia» per un’informazione equilibrata, da verificare «testata per testata, rete per rete e di tutti i settori produttivi dell’azienda». In pratica si chiede il sostegno istituzionale a quella vertenza sul pluralismo interno alla Rai che vuole aprire Lucia Annunziata. Molti interventi hanno richiamato i messaggi del presidente Ciampi sul pluralismo, Bruno Morbici del Tg1 ha citato quello di ieri sul «non demonizzare gli avversari». Il leitv motiv dell’assemblea è stato un no alla logica senza dialogo del «chi dissente vada via». «Questa è casa nostra, la Rai non è una caserma, i direttori non sono “l’ultimo imperatore”». Molti i conduttori, fra questi David Sassoli del Tg1, Federica Sciarelli del Tg3 suggerisce: «Denunciamo all’ordine dei giornalisti i casi di censure» o dei professionisti tenuti in panchina come Sandro Ruotolo e Riccardo Iacona della squadra di «Sciuscià» (ieri all’assemblea) «vengano utilizzati almeno per condurre “Primo Piano”». I giornalisti di RadioRai e dei Gr hanno denunciato la grave crisi della radio (il cui direttore Bruno Socillo sembra sia in procinto di lasciare). Precari in rivolta per l’eterna condizione che li mantiene sotto ricatto, si pensa ai ricorsi alla Corte dei Conti.

Mimun non ha voluto parlare, «la Vigilanza non è la commissione Warren», esagera in un battuta «innocente... e io non sono l'assassino di Kennedy». L’opposizione ha fatto le sue critiche: Gentiloni, della Margehrita, ha ricordato come lo spazio per il centrosinistra nel Tg1 si sia ridotto nel 2003 a un quarto, anziché un terzo: 20,9% all’Ulivo, 2,5 a Rifondazione. Sull’inflazione solo a dicembre solo 34 minuti su 51 ore, 1,1%. «Sono scomparsi dal tg i problemi reali», accusa Giordano, del Prc, che ha chiesto «un assetto di garanzia» per la campagna elettorale. Ma nella lista dei censurati dalla Cdl di Viale Mazzini è entrato anche un deputato: il diessino Giuseppe Giulietti non è stato voluto a «UnoMattina», pur essendo stato invitato in precedenza per parlare della legge contro le «truffe nelle televendite» di cui è primo firmatario. Ne chiede conto al direttore generale Rai il ds Gambino, al quale è stato chiesto di partecipare alla trasmissione perché «la presenza di Giulietti non era gradita», racconta nella lettera a Cattaneo. Gambino si è rifiutato, è andato D’Andrea, della Margherita, ignaro del retroscena.

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