Il Cavaliere ha senso dello show e ora invade la televisione di Stato
Giovanni Sartori
Silvio Buzzanca intervista il famoso politologo conservatore, su laRepubblica del 24 febbraio 2004.
ROMA - Professore Sartori, quale progetto si cela secondo lei dietro questa offensiva mediatica di Berlusconi?
«La strategia è quella di moltiplicare la presenza e il protagonismo televisivo. Berlusconi viene dallo spettacolo, ha creato un impero mediatico e dunque il protagonismo televisivo c´è l´ha nel Dna. Ma rispetto a questo percorso naturale ci sono due novità. La prima è la dichiarazione, molto grave per il capo di un governo e di un partito, che tutti i politici professionisti sono dei ladri».
Non sembra avere riscosso molto successo fra i suoi alleati...
«Infatti. Berlusconi dice molte cose a vanvera. Con quale logica può dire questa cosa, spiegando che si riferiva solo alla sinistra, quando metà dei suoi alleati che siedono in Parlamento sono politici professionisti? È un´affermazione insensata e proporla dimostra molta arroganza perché è indifendibile. Se i politici professionali sono quelli che non hanno un´occupazione alternativa, e sono ladri, questo vale sia per la destra che per la sinistra. Usare questo tipo di ragionamenti può essere un boomerang per il presidente del Consiglio».
E allora perché il Cavaliere usa questo argomento? Non solo non demorde: insiste.
«Perché ormai l´uomo è sicuro di sé, lo dice, se ne frega delle obiezioni. E intanto colpisce una fascia elettorale ben precisa a cui piace la frase "i politici professionali sono dei ladri. E Berlusconi non lo è"».
Questa è la prima novità. E l´altra novità nel comportamento di Berlusconi qual è?
«L´altra novità rilevante è che Berlusconi sente di avere titolo di fare un uso anche della televisione pubblica come vuole e quando vuole. Telefona ad un programma e parla. I responsabili dovrebbero dirgli: abbia pazienza, al massimo possiamo darle tre minuti. E invece il fatto che lo lascino parlare per diciassette minuti dimostra la sudditanza terribile e totale della televisione di stato all´invadenza di Berlusconi».
La Margherita avanza il sospetto che la telefonata alla Domenica sportiva fosse concordata e autorizzata dal dg Cattaneo.
«L´ipotesi che la cosa sia stata concordata è ancora più grave. Un direttore generale che voleva salvare le apparenze e la faccia, anche se tutti sanno che prende ordini da Berlusconi, avrebbe dovuto chiedere al Cavaliere almeno di autolimitarsi».
Cattaneo si difende dicendo che Berlusconi è intervenuto come presidente del Milan.
«Vuol dire che tutti i presidenti di calcio di serie A possono telefonare per sedici minuti a qualsiasi trasmissione televisiva? Hanno o non hanno questo diritto? E se non lo hanno, Cattaneo ci può spiegare dove sta la differenza tra loro e Berlusconi? Non basta la qualifica con la quale lui giustifica l´intervento di Berlusconi, cioè quella di essere presidente di una squadra di calcio?
L´Annunziata ha fatto bene a intervenire?
«Ha fatto benissimo. Per fortuna che c´è lei alla presidenza del cda della Rai. Ma mentre lei cerca di fermare Berlusconi l´altro, Cattaneo, dice che va tutto bene».
Alcuni direttori Rai si complimentano con Fabrizio Maffei per lo scoop di avere avuto Berlusconi in diretta...
«E chi sono?».
Clemente Mimun, Anna La Rosa, Mauro Mazza, Antonio Bagnardi, Bruno Soccillo...
«Ah i berlusconoidi della Rai! Ma che razza di scoop è questo di cui parlano? Berlusconi in tv ci va già abbondantemente, ma questa volta è andato in un una sede extra. Ma i berlusconoidi della Rai devono sempre dimostrare la loro fedeltà al capo e usano l´argomento del grande scoop della Domenica Sportiva. Il problema è che abbiamo un servizio pubblico di stato appiattito su un presidente del Consiglio in corsa per le elezioni».
Ma chi può fermare questa deriva?
«Tanto per cominciare la commissione di Vigilanza Rai deve fare qualcosa. Altrimenti su che cosa vigila? Stiamo assistendo all´invasione di spazi impropri in misura totalmente inaccettabile e la Vigilanza non ha nulla da dire? Allora aboliamola o cambiamo il presidente. Claudio Petruccioli impari il mestiere di dirigere la Vigilanza dal suo predecessore Storace: quello urlava come un´aquila tutti i giorni e riusciva davvero a intimidire la Rai».

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