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Via dal Vento, della Centrale
Data di pubblicazione: 13.04.2007

Autore:

Crescono le perplessità sulle turbine eoliche anche nella positivista e istintivamente modernista America. Sono tutti Nimbies? Pare di no. The Next American City, primavera 2007

Titolo originale: Gone with the Wind Farm - scelto e tradotto da Fabrizio Bottini

Di questi tempi sono tutti favorevoli alle energie pulite. Una in particolare, quella eolica - generata da turbine spesso più grandi della Statua della Libertà – ha innescato una serie di reazioni a livello nazionale di tipo NIMBY (“ Not In My BackYard”), e in un caso anche NOMB (“ Not On My Beach”). Normalmente le reazioni NIMBY riguardano chi si oppone a un insediamento (discarica, centrale energetica) nella propria area, ma non in generale a quel tipo di impianti.
Nel caso delle wind farm, il fattore NIMBY si è reso particolarmente evidente. Con l’energia eolica che prende piede, le persone di tutto il paese – ambientalisti e non ambientalisti nella stessa misura – concordano sul fatto che si tratti di una buona idea. La American Wind Energy Association dichiara che sono attive centrali eoliche in 30 stati USA, e che producono circa 11.000 megawatt l’anno, abbastanza per alimentare 3 milioni di case di dimensione media. Con impianti del genere funzionanti in quantità adeguata, lo stato del North Dakota potrebbe fornire in terzo dell’intera energia necessaria al paese, secondo la Association. Però nessuno – nemmeno gli abitanti del North Dakota – vuole le centrali eoliche vicino alle proprie abitazioni. Le turbine possono essere rumorose, lamentano. Enormi come sono (le pale spesso raggiungono i 40 metri) gli abitanti temono possano svalutare il valore degli immobili. Una signora dell’Illinois ha affermato che con una turbina a vento a 500 metri dalla sua casa, non sono diminuiva il valore dell’abitazione, ma peggioravano la sua labirintite e c’erano interferenze con la ricezione via cavo.
La più clamorosa e prolungata battaglia sul problema dell’eolico comincia nel 2001 al largo delle coste patrizie di Cape Cod, dove il dissenso della comunità ha rallentato l’ambizioso progetto di realizzare il primo impianto a vento offshore d’America (e il secondo del mondo per dimensioni). Il progetto, noto come Cape Wind, riguarda 130 turbine collocate su una secca nella Nantucket Sound, a soli otto chilometri dalle spiagge più vicine.

La Energy Management Inc. (EMI), compagnia del New England responsabile del progetto, calcola che gli impianti genererebbero il 75% del fabbisogno medio dell’area di Cape Cod e delle isole di Martha’s Vineyard e Nantucket: il tutto in uno stato e una regione con un riconosciuto defici energetico. Ma a oltre cinque anni dalle proposte iniziali, la EMI non ha ancora ottenuto il permesso federale. Mark Rogers, direttore delle comunicazioni per Cape Wind, attribuisce tutto questo a “una campagna negativa tesa a diffondere timori” organizzata da un gruppo di oppositori particolarmente eloquenti (per non dire, anche ben determinati e dotati di risorse economiche).
Una delle voci che qui si levano più forti è quella di Robert Kennedy Jr. Curiosità: Kennedy è consulente legale esperto a New York City per il National Resources Defense Council, che ha pubblicato una dichiarazione favorevole al progetto Cape Wind. Però Kennedy continua nella sua protesta. In un intervento sul New York Times verso la fine del 2005, ha affermato di essere favorevole alle centrali eoliche nei “contesti adeguati”, ma che turbine alte 150 metri sul livello dell’acqua sarebbero visibili per quasi 40 chilometri. L’illuminazione artificiale “ offuscherebbe le stelle e il paesaggio della notte” da Cape Cod, ha scritto (la sua famosa casa di famiglia di Cape Cod sta a Hyannis Port, e anche il Senatore Edward Kennedy ha firmato spietati interventi contro la centrale). Un piccolo gruppo di colleghi di Robert Kennedy nel mondo ambientalista ha chiesto le sue dimissioni.
Due sondaggi nel 2006 hanno mostrato che il 70-80% degli abitanti del Massachusetts sono favorevoli alla centrale, e secondo Rogers di Cape Wind, altri sondaggi più recenti sui residenti di Cape Cod mostrano un’opinione quasi esattamente divisa a metà. Le discussioni proseguiranno fino alla decisione delle autorità federali competenti all’inizio del 2008.

Anche se nessun altro progetto eolico ha suscitato un dibattito tanto diffuso e di alto profilo, gli argomenti di Cape Wind si stanno estendendo a molti altri casi nel paese.
Gli abitanti di Kingman, Arizona, l’anno scorso si sono espressi a proposito del primo complesso di wind farm commerciale dello stato, giudicandolo tropo vicino alle case. Mike Boyd, di Verde Resources, l’impresa responsabile, dice che le turbine sarebbero realizzata un chilometro e mezzo fuori dal centro abitato, e soltanto un migliaia di persone su una popolazione di 60.000 abitanti sarebbero in grado di vederle. Il progetto doveva partire nel marzo 2007, ma una serie di complicazioni ha fatto sì che non si farà niente fino al 2008.
A Bloomington, Illinois, Denise Preller è preoccupata per la sua labirintite e di perdere soldi in valore della casa, se la Invenergy Wind, LLC, di Chicago costruirà le sue 100 turbine lì vicino. L’approvazione speciale al progetto è arrivata in febbraio, ma la signora Preller e altri abitanti prevedono di continuare la lotta. Nel corso delle assemblee pubbliche, hanno affermato che le turbine non sono una tecnologia sperimentata a sufficienza, che probabilmente solleveranno polveri, interferiranno con le operazioni aeree di disinfestazione agricola, prenderanno fuoco. “Tutti quanti da George Bush a Barack Obama considerano automaticamente buona l’energia eolica, e se sei contro sei una persona malvagia” dice la signora Preller. “Se vogliono sperimentare, che lo facciano in una zona non popolata”.
Il governatore della Pennsylvania Ed Rendell è così entusiasta del vento che l’anno scorso lo stato ha proposto di piazzare gratuitamente 15 piccole turbine in varie località. Ma un gruppo di cittadini della Pennsylvania, Save Our Allegheny Ridges, è preoccupato che gli impianti possano rovinare i crinali, il paesaggio, danneggiare la fauna e causare erosione.
Anche alcuni abitanti del Vermont, area nota per le politiche energetiche progressiste e una diffusa elasticità, appaiono piuttosto nervosi rispetto alle turbine. “In termini generali, in Vermont la gente è a favore dell’energia eolica”, spiega Eric Rosenbloom di un gruppo di opposizione, Vermonters with Vision. “Ma si tratta di dimensioni incredibili. Le persone semplicemente non si rendono conto di quanto sono grandi”.

Nota: moltissimi articoli, saggi, documenti scientifici e tecnici di varia fonte, italiani ed esteri, sono disponibili sulla Visita Guidata di Eddyburg e Mall relativa al tema eolico (f.b.)

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