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n.05. 10/02/2007 - Perequazione a Tuvixeddu
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Data di pubblicazione: 09.02.2007 |
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La più grande necropoli punica smembrata in tre parti con un “accordo di programma” del 2001. Complici oggettivi: il comune, la regione, la sovrintendenza ai beni culturali. Egemone e vincitore: un costruttore, proprietario dell’area. Il grimaldello: la perequazione, questa turpe invenzione dell’urbanistica mercificata. Vittima: una preziosa area archeologica, unica al mondo. Modalità del crimine: la divisione della necropoli in tre parti, una riempita da palazzi, una seconda coperta da un giardinetto alla Milano 2 (così l’ha definito Giorgio Todde), una terza ceduta dai proprietari, bontà loro, alla pubblica amministrazione.
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Perché questo accordo? È la perequazione, baby: se vuoi ottenere qualcosa devi pagare tot metri cubi di “diritti edificatori” al proprietario, anche se dal 1968 la Corte costituzionale ripete che la salvaguardia dei beni culturali non deve essere indennizzata.
Oggi le cose sono cambiate. Una nuova sensibilità ha fatto sentire come un grave scandalo il progetto di costruzione dei nuovi palazzi sulle tombe di 2300 anni fa. Una nuova maggioranza regionale ha condiviso i nuovi sentimenti, sta tentando di riparare al danno di cinque anni fa. Una commissione sta studiando i provvedimenti che possano cancellare l’obbrobrio. Naturalmente, la proprietà, accompagnata dai suoi corifei, si ribella all’ipotesi di rinunciare a una parte del lucro ottenibile sfruttando un bene comune. Innaturalmente, il rappresentante istituzionale del bene comune, il sovrintendente, dichiara di dover mediare. Ma se chi ha per compito quello della tutela fa il mediatore, chi svolgerà il ruolo di paladino del bene comune?
Renato Soru vuole andare fino in fondo: per salvare Tuvixeddu è disposto a pagare al proprietario il lucro cessante (le minacciate penali). Ma forse ciò non sarà necessario. Per fortuna la Regione Sardegna ha approvato un piano paesaggistico conforme al Codice dei beni culturali e del paesaggio, che perciò tutela le aree archeologiche non con intenzioni e indirizzi, ma con salvaguardie precisamente apposte. Ciò dovrebbe bastare a far scattare un provvedimento di vincolo, e a conservare un bene che non è disponibile agli intrallazzi, perché è dell’umanità.
Questo articolo è stato ripreso e pubblicato anche da la Nuova Sardegna, l'8 febbraio 2007
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