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Anche i ceti medi alle manifestazioni francesi sleep-in per i senzatetto
Data di pubblicazione: 02.01.2007

Autore:

Sulle sponde di un canale nel centro di Parigi, un campo di tende chiede il diritto alla casa anche per chi, lì vicino, abita davvero sotto i ponti. International Herald Tribune, 1 gennaio 2007

Titolo originale: Middle-class protesters join sleep-in for French homeless – Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini

PARIGI – Emergono centinaia di persone, dalle tende piazzate lungo il Canal Saint Martin, a salutare il nuovo anno con un pasto caldo servito da una cucina nelle vicinanze. Ma non sono tutti homeless.
Ci sono decine di solitamente ben alloggiati francesi del ceto medio che hanno passato questa e altre notti nelle tende lungo il canale, in solidarietà con la quantità crescente di “ sans domicile fixes” eufemismo locale per definire chi vive sulla strada.
Il duro quanto propositivo sleep-in vuole mettere in imbarazzo il governo francese, perché faccia qualcosa rispetto al problema.
“Ogni persona ha diritto a un minimo di dignità in una nazione ricca come questa” dice Bleunwenn Manrot, signora ventottenne con un berrettino in testa e uno spazzolino in mano. La Manrot si è fatta più di sei ore in macchina insieme ad amici, dalla sua casa di Carhaix, Bretagna, per passare la notte dell’ultimo dell’anno in riva al canale.
La dimostrazione ha attirato un’attenzione mediatica sufficiente per essere citata dal Presidente Chirac domenica durante il suo tradizionale messaggio alla nazione di fine d’anno. Ha chiesto al governo di intervenire nelle prossime settimane per “mettere in pratica un concreto diritto alla casa” che dia agli homeless strumenti legali per chiedere un posto in cui vivere.

Grazie a servizi sociali ben finanziati, il problema dei senzatetto nel paese è relativamente contenuto: l’ufficio statistica governativo stima che il numero di persone che vivono senza fissa dimora a 86.000 in tutta la Francia nel 2004, circa la quantità di homeless della sola Los Angeles.
Ma anche queste quantità offendono la sensibilità sociale di alcuni segmenti della popolazione francese. Nel dicembre 2005, un’organizzazione senza scopo di lucro di nome Médecins du Monde, ha cominciato a distribuire piccolissime tende di nylon alle persone che dormono sui marciapiedi di Parigi e sotto i suoi leggendari ponti. Il movimento ha perso piede, e da allora le tende sono diventate un elemento fisso in vari angoli della città.
Nel tentativo di aumentare la pressione sul mondo politico un altro gruppo, I Figli di Don Chisciotte, ha organizzato gli occupanti delle tende l’anno scorso, facendogli occupare le sponde del Canal Saint Martin nel cuore della Parigi “ bo-bo” (sigla che sta per bourgeois-bohemian). Dalla metà di dicembre, l’accampamento è diventato un evento, nei quartieri più esposti agli eventi di Parigi.
“Ora ci sono 250 tende”spiega Jean- Baptiste Legrand, presidente dell’organizzazione. “La gente continua ad arrivare, e le tende sono piene”.
La protesta ha cominciato a diffondersi in altre città francesi, come Orléans, Toulouse e Lione, raccolta dai politici come tema delle campagne presidenziali per le elezioni di primavera.

François Hollande, leader del Partito Socialista, e Bertrand Delanoë, sindaco di Parigi dello stesso schieramento, hanno entrambi firmato la petizione che chiede di risolvere il problema dell’alloggio. Entrambi i principali candidati alle presidenziali — Nicolas Sarkozy della governativa Unione Popolare e Ségolène Royal dei Socialisti — sostengono la causa.
Catherine Vautrin, ministro per la coesione sociale, si è incontrata con Legrand e altri componenti del gruppo e annunciato la scorsa settimana un incremento di dieci volte della spesa a favore degli homeless: dal 7 milioni di Euro a 70. Ha dichiarato che questi soldi consentiranno l’apertura dei rifugi per senzatetto su tutto l’arco della giornata nei fine settimana, e di tre ore in più nei giorni feriali.
Ma l’obiettivo più avanzato degli attivisti per la casa, come i Figli di Don Chsciotte, è un diritto all’alloggio legalmente rivendicabile, e su questo rimangono scettici di fronte alle promesse di Chirac. La Francia ha già dei grossi problemi nell’alloggio per gli immigrati e i rifugiati in cerca d’asilo. Negli anni recenti alcuni incendi in case inadeguate e sovraffollate hanno suscitato scandalo. Trovare un alloggio ai senzatetto di lunga durata, sicuramente si aggiungerà, complicandoli, a questi problemi.
“Le parole di Chirac non significano nulla” commenta la signorina Manrot. Il suo fidanzato, Franck Renardineau, pittore, scultore, musicista, con una barbetta a punta e un anellino al naso, le sta di fianco.

Ci sono segnali che il campo continuerà a lungo. Gli organizzatori hanno portato servizi igienici mobile e cucine da campo. Furgoni che portano coperte e altre provviste arrivano con regolarità, gran parte del materiale donato dai parigini. Ci sono volontari che spazzano il selciato sulla riva del canale per tenere pulita la zona.
“Mi piace questa protesta, perché è nonviolenta; è un appello ai cittadini”, spiega Renaud Huvé, 39 anni, fotografo che si prepara a dormire in una delle tende sabato.
Sinora le autorità sono tolleranti, anche se in precedenza hanno già senza troppo clamore sloggiato gli occupanti delle tende, prima che arrivassero i media. A ottobre la polizia ha sgombrato un campo sotto un ponte poco più a nord del canale.
Magali Marx, 23 anni, assistente alle vendite in un negozio di abbigliamento, dà voce all’atteggiamento laissez- faire degli abitanti del quartiere passando da qui. “Dà un po’ fastidio per chi vuole camminare lungo il canale” commenta. “Ma questa gente non ha un tetto”.

Non tutti i senza casa sono francesi. C’è un gruppo di immigrati dall’Asia Centrale poco distante lungo il canale, sotto quello che la gente della zona ha soprannominato “ il ponte degli afgani”.
Il governo sostiene che un terzo dei senzatetto del paese ha un lavoro.
La stragrande maggioranza di chi abita accampato lungo il canale ringrazia per l’attenzione.
“Speriamo che cambi qualcosa” commenta Jean, un uomo di mezza età che racconta di vivere per le strade di Parigi da otto anni.
Ma stare per strada non è certo riposante, per chi ha un caldo letto che l’aspetta a casa. Ci sono stati pioggia e vento a rendere umida al sponda del canale la notte dell’ultimo dell’anno. La Manrot e il suo fidanzato, Renardineau, alla fine hanno dormito nella macchina.
“Io dormo in una delle tende” dice Legrand, sfregandosi la faccia, pallida ed esausta. “Ma un paio di volte sono restate a casa. Abbiamo parecchie cose da fare”.


All’articolo ha collaborato anche Jethro Mullen.

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