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Quelle mille battaglie d’Italia contro i moderni mulini a vento
Data di pubblicazione: 17.07.2006

Autore:

GIOVANNI VALENTINI, Quelle mille battaglie d’Italia contro i moderni mulini a vento, la Repubblica, 17 luglio 2006

SEDINI (SASSARI) - Il nostro Don Chisciotte nazionale, deciso a combattere i mulini a vento come giganti dalle braccia rotanti, si chiama Renato Soru, patron di Tiscali e ora presidente della Regione Sardegna. A parte il suo personale conflitto d’interessi, tuttora irrisolto, il combattivo governatore ne ha ingaggiato un altro contro l’energia eolica. A lui, quelle pale gigantesche che raccolgono la potenza del vento e la tramutano in elettricità, proprio non piacciono. E così, dopo aver lanciato la "guerra santa" contro le nuove costruzioni edilizie nella sua isola, la base americana dei sommergibili nucleari alla Maddalena, le seconde case dei forestieri e le prime o seconde barche dei facoltosi turisti estivi, adesso l’ha dichiarata in nome del paesaggio e dell’ambiente anche al dio Eolo.
Per dire la verità, Soru non è isolato in questa battaglia. Prima ancora che il governatore della Sardegna scendesse in campo contro i nuovi mulini a vento, su questo fronte s’era già schierato un illustre personaggio che - beninteso - non ha niente a che spartire con lo scudiero Sancho Panza: e cioè, l’ex ministro dell’Ambiente, Carlo Ripa di Meana, oggi contestato presidente di Italia Nostra. E all’interno del variegato movimento verde, le riserve sull’energia eolica sono tanto diffuse che recentemente il direttivo di Legambiente ha dovuto inviare una circolare ai suoi circoli locali, per invitarli a concordare qualsiasi iniziativa o presa di posizione su questo argomento con il comitato regionale d’appartenenza o addirittura con la segreteria nazionale, ribadendo che fra tutte le fonti rinnovabili questa "è una delle più promettenti e mature".
Per un Paese che ha sostenuto fin dall’inizio il Protocollo di Kyoto e l’ha ratificato tra i primi, assumendo l’impegno di ridurre le emissioni del 6,5% entro il 2008-2012 e invece fino a oggi le ha aumentate di oltre il 10%, anche il contributo naturale del vento (2.000-2.500 ore all’anno) può essere utile per combattere l’inquinamento, riducendo il consumo del petrolio e degli altri combustibili fossili. L’energia eolica è la fonte con il maggior tasso di crescita a livello mondiale, ma quella attualmente installata in Italia - secondo i dati di Legambiente - supera di poco i 1.000 megawatt, contro i 16.000 della Germania, gli 8.000 della Spagna e i 3.000 della Danimarca. E tra le ragioni che hanno ostacolato o impedito finora lo sviluppo di questa fonte, c’è anche la frequente opposizione - variamente motivata - di gruppi e comitati locali che si oppongono alla costruzione di nuovi impianti, sulla base di posizioni che presentano l’eolico come nemico dell’ambiente.
Ora non c’è dubbio che i moderni mulini a vento, alti fino a 80 metri e oltre, sono una presenza ingombrante, spesso invasiva. Né più né meno dei tralicci ad alta tensione che trasportano elettricità su tutto il territorio nazionale, dalle montagne al mare. Nessuno pensa, evidentemente, di costruire gli impianti eolici sulle Dolomiti o sulla Costa Smeralda né tantomeno di ricoprire la Pianura Padana o il Tavoliere pugliese come il deserto americano. Si tratta piuttosto di scegliere i siti più adatti, conciliando la maggiore disponibilità di vento con il minor impatto ambientale possibile.
Dallo stop della Sardegna alla falsa partenza della Basilicata, si rischia di passare da un eccesso all’altro. In base a un’impostazione dirigistica che tende a imporre vincoli senza tenere conto della realtà, il governo lucano ha individuato e stabilito infatti sulla carta una mappa dei siti eolici, solo che sono state indicate aree della regione in cui statisticamente tira poco vento o non ne tira affatto. Altrove, come a Minervino Murge (Puglia) o a Laviano in provincia di Salerno, è stata imboccata invece un’altra strada, decisamente più fruttuosa: quella delle convenzioni con i Comuni, in modo da realizzare una partnership tra amministrazioni pubbliche e imprenditori privati, con la comproprietà degli impianti e quindi la condivisione degli utili.
Lo stesso Enel s’è imbattuto più volte nelle resistenze degli enti locali: proprio in Sardegna ha investimenti fermi per 53 milioni di euro. Ma ciò non ha impedito comunque all’Ente nazionale per l’energia elettrica di inaugurare recentemente un megaimpianto a Littigheddu, nel Comune di Sedini (Sassari), che porta a 17 il numero dei campi eolici in esercizio sul territorio nazionale e rientra in un piano per un investimento complessivo sulle fonti rinnovabili di 2,4 miliardi di euro (di cui 1,3 nel nostro Paese). La nuova centrale sarda è costata 35 milioni di euro, con i suoi 36 aerogeneratori ha una capacità di 54 megawatt, potrà produrre 90 milioni di kilowattora all’anno e servirà 33 mila famiglie, evitando così l’immissione nell’atmosfera di 64 milioni di tonnellate di anidride carbonica.
Gli esperti spiegano che per una legge fisica la velocità del vento aumenta con l’altezza dal suolo e perciò, al di sotto di un certo minimo, le turbine restano ferme. Ma anche in questo settore la tecnologia è in rapida evoluzione. A parte il cosiddetto mini-eolico, costituito da impianti di portata ridotta, la ricerca su materiali più leggeri e trasparenti per costruire le pale o altre parti meccaniche promette di ridimensionare l’impatto estetico e ambientale in tempi brevi: dieci anni fa, per esempio, le eliche ruotavano a 120 giri al minuto, mentre oggi viaggiano a meno di 25, con un rumore ridotto e minori rischi per il volo degli uccelli.
Combattere l’eolico in nome dell’Ambiente è, dunque, un controsenso che non sta né in cielo né in terra. Senza ingaggiare inutili battaglie contro i moderni mulini a vento, anche questa - come l’idroelettrico, il solare, le biomasse o lo sviluppo dell’idrogeno - è un’energia pulita, alternativa, rinnovabile, che madre natura mette a nostra disposizione e che non possiamo più permetterci il lusso di sprecare.









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( 08.03.2008 12:20 )
Boca, Giorgia
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