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n. 1 (14.01.2010) Lacrime nella pioggia
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Data di pubblicazione: 24.01.2010 |
di Fabrizio Bottini
Non ho mai visto cose che voi umani trovereste banali, persino un po’ noiose, racconterebbe un replicante nella padania devastata dal cambiamento climatico, diciamo fra una generazione
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Eh già, lui non le aveva mai viste perché programmato sulla cultura dominante. Quelli convinti che senza “sviluppo del territorio” non si può campare. E allora via una nuova autostrada, un polo logistico, la rete in crescita dei grandi nodi commerciali, per servire le nuove lottizzazioni, che crescono grazie alla grande accessibilità autostradale ... Il modello non si discute, ineluttabile, al massimo si contrattano i dettagli, le cosiddette compatibilizzazioni.
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Navi da guerra sul Brembo ...
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Fino alla demenza dell’esurbio, promosso dagli adoratori dello sviluppo del territorio, i pataccari della cosiddetta città infinita, crescita senza fine della rendita immobiliare. Esurbio, ovvero secondo la classificazione scientifica internazionale residenze e altro che stanno a un paio d’ore di macchina o più dalla metropoli. Sta là, immerso nel verde al punto che sembra davvero campagna. Ma non lo è. Come si capisce? Facile: guardando il contachilometri, l’orologio, e il finestrino.
Il contachilometri sgrana distanze semi-siderali per uno spostamento quasi quotidiano e obbligatoriamente in auto. L’orologio segna tempi dall’ora e mezza in su. Il finestrino, per tutto il tempo, mostra asfalto, cemento, un po’ di verde. Anche trattori, ma soprattutto altre auto che vanno e vengono. È da lì che si dovrebbe capire il disastro incombente: ogni auto vuol dire nuove strade, e poi poli logistici, centri commerciali, lottizzazioni.
Fin quando non ci saranno più neanche le lacrime nella pioggia. Non so se saremo tutti morti, allora, ma di sicuro sarà finito il mandato degli attuali presidenti di Regione. Forse è per questo che sono tanto entusiasti dello “sviluppo del territorio”: l’eternità finisce col mandato. Per loro.
Qualcuno è in ascolto?
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