Non abbiamo sentito una sola autorevole voce critica su una ricostruzione che tale non è, sono solo un po’ di case, costosissime, in ritardo, mentre il centro storico è abbandonato e la città si spegne. La conferma della noncuranza (o peggio) dei progressisti per l’urbanistica è adesso confermata dalla discussione in consiglio regionale sulla proposta di legge “in materia di pianificazione per il governo del territorio” (si chiama proprio così) che, in commissione consiliare, è stata approvata con il voto favorevole del Pd. In effetti, la proposta di legge non è nuova, è quasi la stessa che, nella scorsa legislatura, prima dell’arresto di Ottaviano Del Turco, fu bloccata per merito di rifondazione comunista.
Qui è impossibile darne conto nel merito. Mi limito a riferire che nelle prime righe del testo si proclama il principio fondamentale del “contenimento del consumo del suolo”, viceversa forsennatamente incentivato da micidiali norme in materia di spazio agricolo, illimitatamente aperto allo svillettamento, in controtendenza con gli orientamenti assunti da decenni da altre regioni un po’ più attente. Un altro intollerabile carattere del disegno di legge abruzzese è il ricorso a un groviglio inestricabile di nuovi istituti, inedite nomenclature, acronimi mai letti prima (AAD, AC, AF, AR, AV, AW, PAUT, QCL, SRAU, SUP, SNU, SUT, UGPA), fatti apposta per perdersi, per rendere impossibile una diffusa e consapevole partecipazione alle vicende del territorio. Le regole inutilmente complicate della pianificazione sono peraltro negate dal ricorso sempre possibile all’accordo di programma e a ogni genere di strumento derogatorio. Insomma, la stessa legge che stabilisce le regole, dice come si fa a non rispettarle.
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