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n. 41 (20.11.2009) Piani Casa o città più civili
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Data di pubblicazione: 19.11.2009 |
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I “piani-casa” nati dalla proposta slogan di Berlusconi non servono a nulla di positivo. Non a risolvere il problema della casa per chi ne ha bisogno, nè alla ripresa economica (nessuno di fatto utilizza le deroghe consentite).
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Servono a rafforzare il peso della rendita, che già distingue negativamente l’Italia dal resto dell’Europa, e a incoraggiare l’abitudine a scavalcare le regole poste nell’interesse di tutti. E servono a distrarre dai problemi reali.
Principale tra quelli che contribuiscono a devastare il territorio, ad accrescere il disagio degli abitanti, a degradare il paesaggio, ad aumentare costi del vivere e del lavorare, a peggiorare le condizioni dell’ambiente è il crescente consumo di suolo. É un fenomeno comune a molti paesi europei. Ma in Italia è molto più grave che altrove: per la fragilità morfologica e la diffusione e la ricchezza delle testimonianze storiche e artistiche che caratterizzano il nostro territorio e per l’assenza di qualsiasi azione dei governi per contrastarlo. Per queste ragioni il seminario organizzato da Carta ed eddyburg sui “piani-casa” ha deciso di appoggiare con forza le iniziative di quanti si battono per ottenere lo “stop al consumo di territorio”. Questo impegno non significa “non fare, non costruire”. Esistono in Italia esigenze che devono essere soddisfatte (abitazioni a prezzi ragionevoli, spazi e servizi pubblici per tutti, riqualificazione di periferie),ed esistono ampie possibilità di utilizzazione di territori già urbanizzati (aree occupate da edifici inutilizzati od obsoleti, luoghi devastati dall’abusivismo, zone industriali attrezzate e vuote di attività) : Ciò richiede forti interventi di pianificazione, progettazione, ricostruzione, manutenzione.
Si tratta di due facce della stessa medaglia. Carta ed eddyburg continueranno a lavorare connettendole in un unico progetto di rinascita civile delle città e dei territori.
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