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n. 40 (13.11.2009) Lettera aperta a Rosy Bindi
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Data di pubblicazione: 14.11.2009 |
di Vezio De Lucia
Cara Rosy Bindi, ma che ci fa una come lei monumentalizzata alla presidenza Pd? Le scrivo, sicuro di interpretare un diffuso convincimento, per chiederle di rinunciare al suo nuovo incarico
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e candidarsi alla presidenza della regione Lazio. Una regione in bilico, che di mese in mese cede parti del suo territorio alla malavita, precipitando nel profondo sud: le inaudite vicende di Fondi le sono certamente note. E dove non opera la grande criminalità si moltiplicano episodi di corruzione, di cattiva amministrazione, di prepotenza.
Né credo che le sfugga il riflesso che una sua vittoria in regione avrebbe su Roma (la vittoria è sicura, se è lei la candidata). Nella capitale la destra ha vinto sfruttando senza scrupoli il tema della sicurezza, e però, mai come negli ultimi mesi, ci sono state tanta violenza e intolleranza verso gli immigrati, le donne, gli omosessuali. Ma alla vittoria della destra a Roma hanno certamente contribuito anche gli errori del centro sinistra, basta ricordare le spesso impietose condizioni di vita nelle nuove periferie.
E solo per memoria le ricordo la tragedia dell’abusivismo, fenomeno che, a Roma, nel Lazio e nel resto del Mezzogiorno, concorre certamente ad alimentare quell’illegalismo diffuso e di massa nel quale la grande criminalità si muove come il pesce nell’acqua. Per la sua straordinaria esperienza di ministro posso trascurare la sanità, lei sa bene in che disastro versano moltissime strutture ospedaliere della nostra regione.
Infine, soprattutto nel Lazio, è necessario e urgente restituire all’elettorato la fiducia nella politica, e fargli vedere che esistono governanti, come Rosy Bindi, che meritano rispetto, e che sono migliori di noi. Per tutto ciò mi permetto di insistere perché non si sottragga alla richiesta che le sottopongo. Può non accettare subito, intanto non dica di no e ci rifletta.
Con tanti fiduciosi saluti, Vezio De Lucia
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