Una trentina di funzionari, amministratori e operatori del settore edilizio accusati di corruzione e truffa: in sostanza, di svendere varianti di piano regolatore e deroghe a regolamenti ad una società privata cui sarebbe stato garantito, in questo modo, di operare in un regime di sostanziale monopolio.
“Mani sulla città”, l’inevitabile denominazione dell’inchiesta, nella quale si parla di “corrosione del rispetto dell’etica pubblica e della civitas”. L’inchiesta fiorentina, pur ribadendo il carattere ancora presuntivo dell’accusa, si presta ad alcune considerazioni. Innanzi tutto sottolinea, se mai ve ne fosse ancora bisogno, la ferocia della partita che si sta giocando sul nostro territorio e nelle nostre città: la speculazione edilizia rappresenta ora più che mai, nella nostra Italietta economicamente e culturalmente attardata, fonte di arricchimento primario.
Lo scandalo fiorentino ribadisce inoltre, purtroppo, una pratica di malgoverno che traligna nelle amministrazioni di centrosinistra, anche in quelle, in tempi ormai molto lontani, che si facevano vanto e scudo di una diversità fondata sulla peculiare attenzione al bene pubblico e ad un governo della comunità fondato su principi di trasparenza. E non si tratta di casi isolati, ma di un cancro le cui metastasi vanno diramandosi anche al di là dell’Appennino, in quell’Emilia culla della buona amministrazione di sinistra, dove, ad esempio, a Modena, va affiorando, fra le stizzose reazioni della giunta, un progetto di lottizzazione destinato a stravolgere l’assetto della città.
Domenica scorsa parte del popolo di sinistra ha scelto il nuovo segretario del pd: fra le priorità che dovrà porsi, pare scontata quella di un radicale ripensamento della politica (e dell’etica…) di governo urbanistico: oltre all’anima, vorremmo che si provasse a salvare quel che resta di questo nostro massacrato territorio.
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