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I grandi mercati pubblici
Data di pubblicazione: 18.07.2008

Autore:

Una sintetica rassegna storica sulla formazione degli spazi e contenitori commerciali. Estratto da Public Markets, Norton 2008. Proposto da Architecture Week, numero del 9 luglio 2008

Titolo originale: Great Public Markets – Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini

L’attività di compravendita degli alimenti ha contribuito nei secoli a dar forma alle nostre città piccole e grandi, visto che la popolazione urbana dipende dall’esterno per quanto riguarda la produzione agricola. Al centro di questa attività, il mercato pubblico: gli spazi e edifici in cui si commerciano carne, verdure e altre derrate destinate al consumo umano, da parte di persone collocate in vari banchi o ambienti, gestiti da una unica autorità.
Anche se un pubblico mercato non deve necessariamente trovarsi su uno spazio di proprietà pubblica, ha obiettivi che sono di carattere pubblico, e costituisce un ambito pubblico: caratteri che lo distinguono da qualunque bancarella posta sulla strada, negozio alimentare, supermercato, o ogni altra struttura commerciale indipendente.
Possiede anche la caratteristica di essere la più duratura e universale forma di offerta di distribuzione alimentare urbana: con radici antiche quanto quelle della città.


Lo Spazio degli Scambi

I mercati fanno la loro comparsa storica in quanto ambiti specificamente destinati agli scambi, i cui margini sono generalmente definiti da laghi, fiumi, boschi, o pietre di confine. Luoghi di incontro che sono territorio neutrale, soglie degli scambi, dove gruppi diversi si radunano pacificamente per un vantaggio reciproco. A sanzionarne l’esistenza, simboli monumentali come pali, colonne, croci.
Nell’antichità, lo spazio ufficiale del mercato è al centro della città: un’ampia piazza riservata a tutte le funzioni civili.
Questo centro civico, o agora come chiamato nell’antica Grecia, serve non solo da spazio per gli scambi e il commercio, ma anche per le attività amministrative, politiche, giuridiche, sociali, religiose.
La localizzazione del mercato nell’ agora è comoda per i cittadini, per chi viene a vendere i prodotti attraverso strade e vie d’acqua, per i funzionari responsabili della supervisione del mercato. Si vende da chioschi provvisori in legno all’aria aperta, o da spazi presi in affitto in colonnati coperti chiamati stoa.

Il foro, spazio corrispondente all’ agora nella Roma imperiale, funge in modo simile da spazio principale per i commerci. I mercati dell’antichità anticipano le grandi piazze e spazi d’Europa, alcuni ancora in uso come Piazza Erbe a Verona, in Italia, sul sito di un foro romano.
Oltre ai centri civici, anche le strade offrono una comoda localizzazione per i mercati, dato che sono di proprietà pubblica e offrono confini naturali. Di norma la strada scelta è non solo larga a sufficienza per fungere sia da mercato che da grande arteria, ma anche orientata lungo un importante asse nord-sud, o est-ovest entro una griglia regolare, per la comodità degli agricoltori e mercanti che vi trasportano le loro merci.
Alcune città destinano diverse strade a diversi tipi di mercati, per razionalizzare secondo il tipo di merce trattata; e se ci sono vari mercati essi vengono distribuiti geograficamente nei vari rioni o quartieri, in modo tale che non competano l’uno con l’altro.
La destinazione di particolari vie o piazze all’uso di mercato favorisce lo sviluppo di più ampi distretti commerciali. I mercati del mondo islamico, conosciuti come bazaar or souk, erano e ancora oggi sono una vera e propria città nella città, comprendendo sino ad alcune centinaia di esercizi con strade coperte che ospitano attività e scambi commerciali, oltre a magazzini, locande, luoghi di ristorazione, bagni pubblici e altre strutture parallele al mercato.


Tipologie di mercati

Il desiderio di conservare un ambiente di scambi ordinato offrendo protezione dalle intemperie, attraverso le varie epoche produce varie tipologie di mercati.
Il più diffuso e duraturo è quelle dello spazio all’aria aperta. Normalmente privo di strutture fisse, è spazialmente definito dai margini della pubblica piazza, e dal punto di vista del tempo da specifiche giornate e orari. Il riparo può essere fornito da alberi, tendoni, ombrelli, o altre strutture temporanee realizzate dai commercianti.
Anche i mercati stradali offrono forme di delimitazione simili a quelle della piazza, anche se con una organizzazione lineare.
Oltre i limiti del mercato si collocano i venditori di strada, la cui maggiore libertà di movimento consente di offrire prodotti base e ristorazione veloce in spazi molto ristretti. Si tratta di mercati in movimento continuo che hanno sviluppato proprie “strutture” rese necessarie dalla mobilità e dall’assenza di riferimenti costanti.
I mercati pubblici possono anche collocarsi nello spazio aperto al pianterreno di un edificio, ad esempio un tribunale o un municipio. Questa forma ha origine nell’Europa medievale, dove vengono progettate sedi comunali insieme a spazi per il mercato in gallerie aperte al livello terreno, sopra le quali si collocano uno o più piani per le attività amministrative del governo locale. In questo tipo di strutture, il commercio rappresenta una funzione secondaria rispetto allo scopo principale dell’edificio.

Il tipo di struttura comune dei mercati è la tettoia, che ben si adatta a disporsi lungo una via o su una piazza. Si tratta di una tipologia diffusa in tutto il mondo sin dall’antichità. Aperta o parzialmente chiusa, è composta da arcate, colonne o pilastri, che sostengono un basso tetto a più falde, talvolta con pensiline sporgenti ad aumentare la quantità di superficie coperta.
Queste coperture offrono una protezione minima dalle intemperie con un minimo costo, e possono essere realizzate con una relativa rapidità rispetto ad altre strutture. Talvolta vengono costruite come entità separate, e consentono sia il traffico di attraversamento che la distinzione dei tipi di commercio alimentare, come a Filadelfia, Pennsylvania, o Charleston, South Carolina; oppure assumono la forma di colonnati organizzati in un quadrato attorno ad un cortile aperto: una forma con origini molto antiche ancora usata nel mondo latinoamericano.
In parte, il tipo a tettoia deve la sua grande diffusione al fatto che i costruttori conoscono bene le tecniche modulari di copertura utilizzate in modo smile in granai o chiese per scopi identici. Inoltre gli ingressi multipli rendono semplice ai frequentatori accedere da varie direzioni, l’apertura consente la circolazione dell’aria, la movimentazione delle merci, ed è facile il lavaggio al termine della giornata di mercato.

Tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo si afferma l’edificio per il mercato chiuso. In coincidenza con la neccesità di migliorare la scorrevolezza del traffico e modernizzare gli spazi urbani la spinta è quella ad eliminare quello che appare come il caos e disordine del mercato all’aria aperta.
Gli architetti francesi del XIX secolo sono molto attivi nella progettazione di nuovi edifici che razionalizzino e racchiudano un mercato. Quello di Nevers è caratteristico del contenitore chiuso assai popolare nella Francia di inizio secolo: una serie di strutture rettangolari in legno o muratura con lucernari, organizzate attorno a un cortile aperto con una fontana al centro.
Anche gli architetti britannici sono alla ricerca di nuove soluzioni per contenere fisicamente il mercato, sostenendo al tempo stesso domanda e offerta di alimenti freschi. L’architetto londinese Charles Fowler (1792-1867), ad esempio, trasforma il mercato all’aria aperta del Covent Garden in un complesso assai alla moda di negozi e gallerie. Il nuovo Covent Garden Market, realizzato fra il 1828 e il 1830, diventa il principale mercato della città per frutta e verdura. Fowler crea un complesso unificato di tre edifici paralleli circondati da gallerie, collegati da ambienti d’angolo destinati a ristorazione ed esercizi particolari. A carri e cavalli sono destinati gli spazi fra un edificio e l’altro.

Le realizzazioni in ferro e vetro, continuano a promuovere l’orientamento a spazi chiusi per Il mercato. Lo stato francese, in sostegno all’industria del ferro, spinge gli architetti a studiare modi per inserirlo nelle proprie strutture. In un primo tempo la risposta è l’uso di questo materiale per tiranti, coperture, pavimenti, colonne interne.
Un uso più audace del ferro nelle costruzioni inizia con Les Halles, principale mercato di Parigi, progettato da Victor Baltard (1805-1874) e Felix-Emmanuel Callet (1791-1854). Baltard e Callet lo concepiscono come una serie di padiglioni modulari con struttura interna ed esterna portante in ghisa.
Le qualità funzionali, estetiche, economiche dei mercati in ferro e vetro ispirano generazioni di architetti e ingegneri al miglioramento dei progetti. Uno dei risultati è lo sviluppo dei sistemi di travature reticolari per il tetto, che offre l’altezza necessaria a garantire luce e aria, senza la necessità di sostegni interni, essendo un ambiente senza interruzioni altamente auspicabile per i mercati.


Nota: Helen Tangires ha un titolo di Ph.D. in “American studies” della George Washington University. Ha pubblicato numerosi articoli e saggi sull’alimentazione urbana, ed è autrice di Public Markets and Civic Culture in Nineteenth-Century America (2003).Amministra il Center for Advanced Study in the Visual Arts alla National Gallery of Art di Washington, D.C.

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Marszalek, Diana
( 20.07.2008 11:38 )
Tangires, Helen
( 18.07.2008 21:36 )
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