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Ma quanto saranno verdi, queste eco-città?
Data di pubblicazione: 16.07.2008

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Si è parlato molto delle opposizioni, più o meno locali, ai nuovi insediamenti di Gordon Brown. Ma dal punto di vista dell’ambiente, e dell'economia? Ci ri-prova The Observer, 13 luglio 2008

Titolo originale: So, just how green will the eco-towns be?Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini

Sulle rive del rapido Arun, matura il granturco fra gli scrosci di pioggia dell’estate, e i piselli godono dell’ultimo sole della sera. Un bel quadro di abbondanza rurale tra i fertili campi dell’Inghilterra meridionale.
Ma fra meno di due anni tutto questo potrebbe essere squarciato dall’andirivieni delle ruspe per realizzare una eco-città: utopica quanto sempre più fragile visione di Gordon Brown per l’abitare nel XXI secolo.
Sui 350 distesi fra i bei villaggi di Yapton, Climping e Ford, un consorzio di proprietari e costruttori locali, Redrow Homes e Wates Developments, vuole costruire 5.000 case, in quella che dovrebbe essere una cittadina carbon-neutral. Ci saranno sentieri pedonali e piste ciclabili a serpeggiare fra orti e “eco-giardini” sino a case a zero emissioni fornite di panelli solari e turbine eoliche. Un grosso bollitore a biomassa produrrà elettricità per tutti, affiancato da una fonte idroelettrica, ovvero il flusso e riflusso del fiume. Sarà una cittadina “ salubre, vivace, civile”, promette il consorzio.
Stupidaggini, dicono parecchi abitanti del posto, che hanno formato un gruppo molto strutturato per bloccare il progetto. Sostengono che la eco-città sarà un danno per le campagne locali e la fauna, e creerà, anziché risolvere, problemi ambientali: sarà soltanto l’ennesima enclave di dipendenza dall’auto, dicono.
Ford si è candidate a diventare una delle 10 eco-città – scelte fra un elenco di 13 contendenti – che metteranno a disposizione 100.000 nuove case entro il 2020, ma i problemi per il programma, che interessa territori dallo Yorkshire alla Cornovaglia, crescono.

Lo Observer ha appreso che le decisioni del governo su quali progetti selezionare sono state procrastinate almeno alla fine dell’anno: anche a causa dei problemi individuati da un gruppo di esperti nominato per esaminare le candidature. “Alcune localizzazioni sono cambiate; si sono ridotte le dimensioni, o la quantità di case” spiega Caroline Flint, la responsabile ministeriale per la casa. “Dobbiamo riflettere, per accertarci di avere scadenze che ci consentano le migliori valutazioni possibili, e potremmo aver bisogno di un po’ di tempo in più”. Inoltre, questa settimana i costruttori Persimmon, Bovis Homes, Redrow e Barratt hanno annunciato migliaia di tagli di posti di lavoro.
Lord Rogers, pari del Labour e prestigioso architetto, ex consulente del governo per le aree urbane, ha definito le eco-città “uno dei più grossi errori che si potrebbero fare”. La Local Government Association ha affermato che diventeranno gli “ eco-slum del futuro” se verranno costruite senza attenzione ai posti di lavoro e alla formazione per gli abitanti. Anche i Conservatori, che da poco stanno cercando di riproporsi come verdi, ritengono che l’affermazione secondo la quale le eco-città sono ambientalmente sostenibili sia “un’impostura”. C’è la sensazione montante che questa iniziativa possa essere in bilico.
Ma l’idea, annunciata da Brown nei giorni felici prima di assumere la presidenza la scorsa estate, è davvero tanto sbagliata come dicono gli oppositori? Dopo tutto, un sondaggio YouGov alla fine del mese scorso mostrava come il 46% degli adulti fosse favorevole alle eco-città, e solo il 9% contrario (anche se, cosa forse rivelatrice, erano molti di meno quelli favorevoli alla localizzazione di un progetto del genere a meno di dieci chilometri da casa propria).

Gli aspetti buoni e cattivi delle eco-città sono ben rappresentati da due delle proposte, per località sul pittoresco confine fra Hampshire e West Sussex. Bordon Whitehill, una mal tenuta cittadina ex militare ai margini delle South Downs nell’est Hampshire, è una delle principali candidate al ruolo di eco-città. Anche la Campaign to Protect Rural England, che ha chiesto al governo di “tornare al tavolo da progettazione” e ripensare tutto il programma, in linea di massima l’ha approvata.
Questo perché quella di Bordon Whitehill è un adelle poche proposte completamente su area brownfield. Le 5.500 case – appena sopra il minimo di 5.000 necessario per qualificarsi eco-città – dovrebbero sorgere al posto di spazi da parata, depositi di carri armati e baraccamenti, lasciati vuoti dopo che il campo di addestramento dell’esercito si è spostato nel Galles del sud. Ora nella cittadina abitano quindicimila persone, il che significa una base minima per la eco-città. Certo i numerosi laboratori per i tatuaggi o le case da gioco che si rivolgevano ai soldati non saranno di grande utilità per i nuovi abitanti, ma il piccolo ospedale, tre chiese, scuole e pub certamente sì. C’è anche una rete ultraveloce di banda larga a livello militare già installata.
La visione che emerge è di strade senza auto su cui si allineano orti e giardini, e di boschi coltivati anche per realizzare case in legno prefabbricate. Le abitazioni attuali verrebbero modernizzate con pannelli solari e turbine eoliche. Ma se ci si sposta a est di sessanta chilometri, il quadro appare assai più nebuloso, e per gli oppositori della eco-città decisamente fosco. Il progetto per Ford riguarda tratti di terreno arativo e un campo di atterraggio, fra tre villaggi nell’area di Arun nel West Sussex. Si propongono 5.000 abitazioni, di cui almeno un terzo rivolto alla numerosa popolazione anziana dell’area.

La contrarietà al progetto si tocca con mano. Sui cancelli, recinzioni, siepi delle belle case e cottage di campagna, ci sono centinaia di scritte “ No Ford Eco-town”, sparse per tutti i villaggi. Il mese scorso 2.000 persone hanno sfilato in protesta contro il piano; in 10.000 hanno firmato petizioni contrarie; nove consigli municipali e di circoscrizione dell’area hanno sottoscritto lettere di opposizione. Ben attenti a dare alla propria campagna un’immagine moderna, puntano alla logica contorta del cementificare fertili campi in nome dell’ambiente, quando c’è bisogno di cibo a livello mondiale.
“C’è bisogno di case, bisogno di alimenti, e prezzi del petrolio lievitano; e tutto converge” commenta Terry Knott, co-presidente dell’associazione Communities Against Ford Eco-town. Ex ufficiale dei Royal Marines e residente a Yapton, Knott, continua: “Gordon Brown alla radio ci avverte di non sprecare cibo, e allora è cosa ben strana eliminare questi campi. Lì c’è abbastanza terra agricola per dar pane ai 26.000 abitanti del vicino centro di Littlehampton”.
Si intuisce che il governo abbia collocato quella di Ford fra le proposte meno probabili fra le candidate a diventare eco-città. Cosa piuttosto contraddittoria per un piano che nelle parole di Caroline Flint vuole alleviare “le fortissime pressioni sia sul versante dell’offerta che dell’accessibilità” di case, in bisogno di nuove abitazioni in entrambe le aree non pare affatto definito.

“Non abbiamo bisogno di case nel senso classico del termine” ammette David Parkinson, vicepresidente dello East Hampshire District Council, alla guida della candidatura per il progetto Bordon Whitehill. “Molti a Bordon Whitehill hanno osservato che sarebbe un eccesso di edificazione, ma il governo ha fissato come quantità minima per la qualifica di eco-città 5.000 case. Vogliamo che la nostra economia cresca, e vogliamo che le persone nelle fasce di età fra i 25-40 anni che ora si orientano verso Guildford, Farnham o Londra ritornino nello East Hampshire. Abbiamo un a popolazione che invecchia e non garantisce una base economica sufficiente sul lungo termine”.
A Ford, il villaggio di 1.400 abitanti che dà il nome alla eco-città, c’è soltanto un nucleo familiare nella lista d’attesa della circoscrizione di distretto di Arun, mentre ce ne sono 1.605 a dieci chilometri di distanza, a Bognor Regis, e 861 a Littlehampton, cinque chilometri.
“Il che fa della proposta di 5.000 case qui una vera devastazione, e la gente è davvero arrabbiata” continua Knott. “Chi sta nelle liste d’attesa è gente a basso reddito, probabilmente non ha un’automobile. Vogliono abitare vicino alle famiglie e al posto di lavoro, non in mezzo alla campagna”.
Keith Annis, direttore per la pianificazione regionale alla Redrow, che guida la candidatura, spiega come collegamenti rapidi coi trasporti pubblici dalla eco-città verso Bognor e Littlehampton possano risolvere il problema, rendendo quei campi ed ex campo volo dell’area di Ford la scelta migliore. “In termini di impatto ambientale, è positivo se paragonato a una normale trasformazione edilizia”.

Tra i favorevoli alle eco-città, c’è la sensazione che questo sia anche il momento per sognare l’utopia, oltre che preoccuparsi per gli obiettivi in termini di abitazioni. Ed è esattamente quanto sta facendo Wendy Shillam, urbanista incaricata per il piano di Bordon Whitehill (il suo primo lavoro è stato una collaborazione a Milton Keynes). Mercoledì ha portato al Phoenix Theatre della cittadina un appendiabiti e ha chiesto ai bambini di immaginare che fosse un albero sotto il quale si erano addormentati, per svegliarsi solo dopo vent’anni. Come avrebbero voluto vedere la eco-città attorno a loro?
L’amministrazione è molto favorevole a queste forme di brainstorming. Il superiore della Shillam, responsabile esecutivo per lo East Hampshire District Council, Will Godfrey, mostra una cartella di scarabocchi a pennarello fatti da una classe della scuola media Mill Chase. Che vuole spazi dove sia più sicuro andare a piedi, luoghi di ritrovo, le ragazzine vogliono un negozio di abbigliamento della Primark e i maschietti un Madhouse, e poi sciare o scalare la roccia.
“Non cerchiamo di riprodurre una new town degli anni ‘60” precisa Godfrey. “Negli ultimi cinquant’anni la gente si è abituata a considerare normale spostarsi di ottanta chilometri per andare al lavoro, ma non è una cosa sostenibile nel XXI secolo”.
Il sogno è che, ottenendo la qualifica di eco-città, Bordon Whitehill possa attirare un nuovo tipo di imprese pronte a dal lustro all’immagine verde. Tre quarti degli alloggi saranno in case unifamiliari anziché in appartamento, rivolti alle giovani famiglie, economicamente più dinamiche. Le macchine saranno lasciate ai margini delle zone residenziali, entro le quali si circolerà a piedi o in bicicletta lungo “eco-strade” fiancheggiate da orti. Un servizio di autobus attraverserà la cittadina con un percorso a forma di “8”. Le case saranno costruite da pannelli prefabbricati in legno provenienti dalle colture di alberi circostanti. Si sta studiando la potenzialità di sfruttare gli scarichi fognari come carburante per la centrale energetica a biomassa.

Godfrey spiega di essere molto determinato a coinvolgere la comunità locale nella redazione del progetto, e di aver evitato di pubblicare qualunque immagine da architetti sull’aspetto della cittadina. Continuare nelle consultazioni pubbliche “per me è molto più importante dello studio di un consulente, perché si tratta delle idee di persone reali, che abiteranno qui fra vent’anni”.
E localmente c’è molto sostegno. Un sondaggio su 1.161 abitanti dello East Hampshire lo scorso ottobre ha rilevato che il 77% ritiene la candidatura a eco-città di Bordon Whitehill “una vera occasione per realizzare un tipo nuovo di insediamento”.
“Si tratta di circostanze totalmente diverse da quelle di un intervento su aree aperte” commenta Ian Dowdle, 53 anni, proprietario di un negozio di biciclette fra la malandata serie di esercizi che servono Bordon Whitehill. “Qui si protegge l’ambiente. Se si pensa ai prezzi della benzina, sono le eco-città il modo migliore per l’abitare del futuro in questo paese”.
Dan Powell, falegname di 17 anni, dice che il progetto gli dà la speranza di potersi permettere una casa, in una zona in cui ora il prezzo medio è di 250.000 sterline: “Sarebbe un’ottima cosa ingrandire un po’ questa cittadina, perché davvero non succede gran che. É proprio difficile trovare una casa economica da queste parti”. Jane Wilson, casalinga di 54 anni, concorda: “C’è bisogno di costruire molto di più, ma c’è la sensazione che possa rivelarsi tutto una promessa vuota e non credo sia molto convincente quell’etichetta di eco-città. Non è una bella cosa poter pensare che possa rivelarsi un’altra Basingstoke, con una rotatoria dopo l’altra”.

Anche se mancano particolari, Wayne Hemingway, progettista di moda diventato progettista di case e che collabora col governo per l’esame dei progetti, spiega che Bordon Whitehill ha “forti potenzialità”.
“É voluta dalla popolazione e dall’amministrazione locale. Appare anche adeguato costruire su aree brownfield e si tratta di un’ottima zona facilmente raggiungibile da Londra”. Molto meno popolare appare il progetto per Ford. Il presentatore TV Ben Fogle, che abità lì, è diventato il simbolo della campagna per il NO. ha partecipato al corteo del mese scorso e dice: “Per carità, non eliminiamo quella che è una delle migliori terre agricole, qui in una delle zone più edificate d’Inghilterra ... In un’epoca di prezzi dei generi alimentari alle stele, quando stiamo cercando di consumare prodotti locali e ridurre le distanze percorse per trasportarli, il governo ritiene adeguato costruire sopra questi campi ubertosi ... Forse il New Labour vuole trasformare le campagne in una grigia distesa di cemento, ma noi lotteremo per tenerci il verde e i campi produttivi”.
Mentre guarda quei campi in un pomeriggio di sole, Knott commenta che quella candidatura è un po’ come “cercare di infilare un piede del numero 45 in una scarpa taglia 35. Dovranno ammucchiare più case possibile per guadagnare, e nel mercato immobiliare di oggi nessuno è sicuro di poter fare profitti”.
Sembra che i costruttori siano più o meno della medesima opinione, il che aggiunge una sensazione di dubbio all’intera iniziativa. La Gallagher Estates si è ritirata dalla proposta per l’area a sud di Bedford, e lo stesso ha fatto il consorzio che sosteneva il piano per le 5.000 case di una eco-città chiamata Curborough, vicino a Lichfield nello Staffordshire. La Flint ha anche dichiarato agli oppositori di quel progetto che non si prenderà alcuna decisione sino all’anno prossimo, e che anche a livello governativo si stanno ridimensionando le aspettative.
“Se non sono di qualità sufficiente, il governo deve dire di no” commenta Hemingway. “L’idea era per 10 eco-città, ma credo che se anche riuscissimo a farne una davvero brillante, andrebbe bene”.
Dopo che Gordon Brown ha fatto un così poderoso investimento di capitale politico nel piano, ci vorrà un ministro per la casa davvero impavido.


Le candidate
Pennbury, Leicestershire
Middle Quinton, Warwickshire
Bordon and Whitehill, Hampshire
Weston Otmoor, Oxfordshire
Ford, West Sussex
St Austell, Cornovaglia
Rossington, South Yorkshire
Coltishall, Norfolk
Hanley Grange, Cambridgeshire
Marston Vale, Bedfordshire
North East Elsenham, Essex
Rushcliffe, Nottinghamshire
Città-Regione di Leeds, Yorkshire

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