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Per i proprietari di case, un po’ meno prato, ma più spazio
Data di pubblicazione: 11.07.2008

Autore:

Un pilastro del processo di privatizzazione dello spazio, il classico prato della casa unifamiliare, perde progressivamente terreno. Simbolico ed economico.Chicago Tribune, 11 luglio 2008

Titolo originale: Give these homeowners an inch and less of a backyard – Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini

Jennifer Lister ha fatto la sua parte. Da ragazzina, aiutava a falciare e tenere in ordine il prato dei genitori a Wilmette. E così quando insieme al marito Eric Masters, abituato a faccende del genere, ha comprato una casa nel 2006 per far crescere i figli, che ora hanno 1 e 4 anni, hanno scelto una palazzina, senza prato individuale, allo Hartland Park di Chicago, del Belgravia Group.
“C’è un campo giochi con altri spazi aperti a mezzo isolato di distanza” spiega la Lister. “Perché curare un prato quando c’è tutto quello spazio così vicino?”.
Grazie a milioni di padroni di casa i cui gusti rispecchiano quelli della Lister, la grande tradizione americana del prato davanti a casa potrebbe fare la fine delle discese con la slitta di legno o della gita in auto domenicale. Per molti attuali acquirenti di case che scelgono edifici multifamiliari, il nuovo prato di casa è lo spazio comune.
Se trasferirsi in una casa unifamiliare nei sobborghi circondata da un ampio giardino era una cosa più o meno automatica per milioni di attuali ultracinquantenni, quando si sposavano e avevano figli, molti di questi figli, fra cui la Lister e Masters, non ne hanno alcuna intenzione. “Preferiamo stare in città, dove si fa tutto a piedi” continua la Lister.
Le dimensioni dei lotti per le nuove case unifamiliari si sono ridotte, dal 1976 al 2006, secondo la National Association of Home Builders (NAHB). Nel corso di questi anni, la percentuale di abitazioni su un terreno di superficie inferiore a 650 mq è aumentata dal 18% sino al 35%. Invece quelle su oltre 1.000 mq sono calate dal 41% al 32%.

Nello stesso periodo di 30 anni, la dimensione media dell’abitazione è cresciuta, da 150 a oltre 200 metri quadrati, ingoiandosi così un’altra fetta di giardino.
“É un insieme di varie cose” commenta Steve Melman, economista alla NAHB. “Gli ultracinquantenni vogliono meno prato e meno lavoro di cura. I ventenni vogliono stare vicini a divertimenti e posti di lavoro, e non case suburbane con grandi giardini. L’ultima cosa che hanno voglia di fare è falciare un prato. I gruppi sociali intermedi, le famiglie con bambini, vogliono ancora il prato, ma non per stare tutto il fine settimana a falciarlo. Vogliono andare alle partite di calcio”.
Sono cambiate, le famiglie che componevano il segmento amante del prato, aggiunge Jim Schwab, ricercatore alla American Planning Association di Chicago.
“Avere due stipendi significa anche meno tempo per badare al giardino. Ci sono meno figli che ci giocano, e quindi anche meno figli che danno una mano a tagliare l’erba. Senza contare i costi in aumento dei carburanti, che rendono magari meno attraente la casa con grande giardino persa nei campi, e molto di più le palazzine urbane vicine ai trasporti pubblici”.

Un prato in città

In questo gruppo sociale fra gli abitanti di Chicago metteteci Jason Hums e sua moglie Sonia Callejas. Lo vogliono, il prato, ma in città.
“Quando abbiamo comprato la casa nel 2005, un bel prato era fra le cose assolutamente essenziali, dopo l’aria condizionata” racconta Hums. “Qualcuno dei vicini si è allargato (con la casa) sul retro, perdendo il giardino, e noi invece ci siamo allargati verso il basso, recuperando il seminterrato, in modo da conservare il giardino. É dove stiamo col bambino, che ha 9 mesi. Coltivare fiori e piante è rilassante”.
Contemporaneamente, gli spazi comuni, che si tratti di quartieri di case singole o multifamiliari, si fanno “sempre più deliberati” continua Schwab. Invece di una vasca di accumulo, si provvede al drenaggio attraverso superfici naturali attrezzate per l’uso collettivo.
“Alcuni progettisti e costruttori iniziano a lavorare molto col verde. E Scwab indica come esempi Prairie Crossing a Grayslake o il Coffee Creek Center a Chesterton, Indiana.
Verto il grande giardino non è sparito, i consumatori continuano a citarlo fra le cose più importanti. Nell’edizione 2007 del Profilo delle Preferenze dell’Acquirente di Casa, la National Association of Realtors riporta come il 50% consideri uno spazio “giardino/gioco” come “elemento molto importante” per la scelta della casa. Ma si colloca molto al di sotto dell’impianto di aria condizionata centrale, gli sgabuzzini accessibili e due o più posti auto in garage. Alla domanda per quali cose sarebbero disposti a pagare di più, il giardino si classifica molto peggio.
Oltre ad aria condizionata o enormi sgabuzzini, il compratore elenca cose in abbondanza prima del giardino, come il parquet, le mensole di granito, il blocco cucina e la veranda.

“Uno dei problemi più grossi con cui ci siamo confrontati [nell’uso dello spazio] è la differenza fra quello che vogliono gli acquirenti [di case] e quanto è effettivamente disponibile, racconta Schwab. “É come la lattuga dal fruttivendolo. Se c’è solo quella si fa l’insalata, ma se ci sono altre verdure in negozio si compra altro. In certe zone, sono disponibili case con grossi giardini”.
E ci sono parecchie norme urbanistiche redatte nell’epoca dei decenni di sprawl suburbano, che comprendono la richiesta di abbondanti arretramenti. “In alcune circoscrizioni sono in ritardo con la revisione delle norme. Che sono spesso arcaiche e devono essere riscritte”.
Oltre alla massa di quelli coi bambini, un altro gruppo che chiede ameno un po’ di spazio verde sono i proprietari di cani. Che sanno benissimo come sia assai più comodo, quando si gela e sono le dieci di sera, aprire la porta e lasciarlo uscire anziché mettergli il guinzaglio e farsi tutta la strada sino ai giardini. “Vediamo un incremento negli spazi comuni per i cani o comunque adatti ai cani” spiega Betsy McFarland, direttrice delle comunicazioni alla Humane Society of the United States. “Però non ci sono molti costruttori che chiedono come rendere le proprie realizzazioni più dog-friendly”.

In realtà, il Grande Giardino all’Americana è un’invenzione piuttosto recente. Nell’800 non era un luogo di incontro della famiglia, per il cattivo odore. Letteralmente, puzzava. Era il posto dei gabinetti esterni, il posto dove, prima del servizio di raccolta della spazzatura, si buttavano i rifiuti. Le case di chi abitava in città erano molto vicine alla linea della strada, con uno spazio libero minimo. Nelle zone rurali, il giardino era un lusso, perché ogni centimetro d’erba significava sacrificare qualche coltura, o gabbie per animali. Solo i molti ricchi avevano ampi prati.
Anche se più piccolo rispetto al modello attuale suburbano, si preferiva invece il prato sul davanti, perché mostrava l’agiatezza del proprietario, e come racconta Henry David Thoreau nel suo Walden, rappresentava il “percorso verso il mondo civile”.
Con l’avvento dei sistemi idraulici moderni e dei tipi di case del boom del secondo dopoguerra, è cambiato tutto. La gente ha smesso di costruire grossi portici sulla facciata e a seminare sempre più prato sul retro.
Ora il futuro di questi spazi è in sospeso. Per molti degli acquirenti di case il verde lussureggiante va ancora benissimo, purché ci sia qualcun altro a tenerlo in ordine. Per altri, conta quanto la gita domenicale.

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