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Contro le Eco-Città
Data di pubblicazione: 27.07.2008

Autore:

Ampi estratti dal rapporto Eco-Towns: Living a Greener Future?inviato al governo britannico nel luglio 2008. Perché le nuove città di Gordon Brown sono inutili, financo dannose per l’ambiente e la lotta al cambiamento climatico

[…] Visto che le strategie ambientali su popolazione e sostenibilità verranno a ridurre in modo significativo la domanda di abitazioni, la logica di nuove città si fa ancora più discutibile. Chiediamo di prendere in considerazione i seguenti aspetti:

Spazi verdi e biodiversità
Lo OPT ritiene che sostenere le eco-città come qualcosa che fa bene alla biodiversità sia sbagliato e fuorviante. I casi di buone pratiche su insediamenti di piccole dimensioni che hanno contribuito a tutelare e incrementare la biodiversità hanno scarsa probabilità di ripetersi a scala urbana. I nuovi insediamenti la diminuiranno, la biodiversità, nelle fasi di realizzazione, perché richiederanno nuove strade, linee elettriche, reti idriche, fognarie, di telecomunicazione, e attraverso gli spostamenti e varie attività degli abitanti e dei visitatori. Tra i vari effetti, un incremento nel rischio di inondazione, e inquinamento idrico, acustico, luminoso, che appaiono sempre più chiaramente come molto dannosi per la flora e la fauna. In un’epoca di crescente insicurezza ecologica, il territorio è una risorsa preziosa. Le nuove città consumano suolo che probabilmente in futuro sarà necessario per la produzione di alimenti ed energia. La proposta di comprendere notevoli superfici verdi entro le eco-città, pur comprensibile, avrà l’effetto di ridurre le densità e aumentare il consumo di territorio.

Densità
É difficile ricavare dati sulla densità dal documento governativo, a causa dei vari modi in cui le cifre sono state fornite nei vari progetti. Nessuna delle proposte indica quanto spazio sarà necessario per servizi come scuole, sanità, commercio, sport ecc. Nondimeno, data la necessità di tutelare una risorsa territorio sempre più scarsa e viste le precedenti direttive del governo sull’incremento delle densità residenziali, è fuorviante che il documento base prenda ad esempio il caso si una città giardino come Letchworth per come un nuovo insediamento possa unire “la salubrità della campagna al comfort della città” perché si tratta di un progetto dell’inizio del secolo scorso, un’epoca in cui la popolazione inglese era ancora entro livelli sostenibili, e non c’erano preoccupazioni per la densità residenziale, il consumo di suolo o le emissioni di anidride carbonica di oggi.

Servizi urbani
L’Optimum Population Trust ritiene che la realizzazione delle eco-città richieda un maggiore intervento costruttivo di strutture di servizio rispetto all’adeguamento e ampliamento interno o adiacente a centri esistenti.

Posti di lavoro
Lo OPT osserva una carenza di particolari rispetto all’occupazione, nel documento governativo. Si fa riferimento allo sfruttare “il potenziale occupazionale delle varie aree locali” e al “consentire collegamenti ai nuclei di attività entro la sub-regione”. Cose che fanno pensare a spostamenti per lavoro da e per i nuovi insediamenti.
E dunque temiamo che le eco-città siano in realtà città dormitorio, e che generino nuovi importanti spostamenti di persone da e per i posti di lavoro. Ciò conduce a un ulteriore uso dell’auto e alla necessità di intervenire sulle infrastrutture stradali nelle aree circostanti, con significativi impatti sulla biodiversità, come ben dimostrato dai casi delle precedenti nuove città.

Spostamenti
Lo OPT accoglie con favore l’intenzione di pianificare i trasporti allontanandosi da un sistema basato sull’auto, ma la considera poco praticabile data la localizzazione delle proposte eco-città.
Come già affermato, si produrranno più spostamenti e consumo di energia. La maggioranza delle persone trasferite nelle nuove località lavoreranno al di fuori di esse, e molti dei posti di lavoro locali saranno occupati da chi non ci abita. Le dimensioni proposte per le eco-città indicano che non saranno presenti servizi pubblici sufficienti, o commercio, o intrattenimento e simili, a impedire forti quantità di spostamenti verso altre località.
Il governo già affronta le sfide di trasformare l’uso dell’auto a uso dei trasporti pubblici nelle città esistenti già dotate di tali strutture, e con popolazione sufficiente a giustificare forti investimenti. Le eco-città probabilmente non avranno un piano trasporti che comprende la ferrovia. Anche tenendo conto delle proposte “anti-auto” delineate nel documento governativo, è improbabile che un servizio di autobus private raggiunga in questi insediamenti relativamente piccoli una dimensione tale da garantire una significativa modifica delle abitudini personali di spostamento.

La risposta al cambiamento climatico

Casa e strutture urbane relative sono fra le principali fonti di consumo energetico. Una progettazione attenta all’energia, una maggiore efficienza e misure di risparmio ne possono ridurre significativamente i consumi. La priorità è sempre di risparmiare, e poi di produrre solo quanto davvero necessario nel modo più sostenibile possibile. Un modo per ottenere questo obiettivo è la zero carbon energy policy proposta dal Centre for Alternative Technology. Tra gli elementi portanti di un piano energetico zero carbon devono figurare grandi obiettivi di riduzione dei consumi.
Temiamo che lo sviluppo di fonti di energia entro le eco-città rappresenti un approccio dal basso che impiegherà anni ad affermarsi, e ancora di più ad influenzare gli orientamenti generali del paese nel suo complesso. Non si affermerà certo su scala nazionale entro il periodo di vent’anni nel quale molti impegnati nel settore ritengono debba essere affrontato il cambiamento climatico. Quindi, i problemi climatici e delle risorse devono essere risolti su un piano sociale complessivo se si vogliono prevenire gravi conseguenze.
È necessario, rendere le città più reattive rispetto agli effetti del cambiamento climatico. Ma è anche importante verificare che se ne affrontino le cause, e che l’impegno non si limiti all’adattamento. Costruire nuovi insediamenti su aree libere da edificazione invece esaspera il cambiamento climatico. Lo OPT considera urgente che il governo riconosca come la crescita della popolazione, in questo paese come nel mondo, possa soltanto moltiplicare gli impatti del cambiamento climatico. Che non si può affrontare efficacemente senza stabilizzare, e in definitiva far diminuire la popolazione, a scala nazionale come globale.

Lealternative alle nuove città

Nelle proposte di nuova edificazione, devono sempre essere considerate le occasioni interne o adiacenti alle aree giù urbanizzate. Ciò reduce al minimo i consumi di suolo e consente di basarsi sulle infrastrutture e servizi esistenti. É degno di nota come nel documento governativo tutti gli esempi stranieri citati siano ricostruzioni o estensioni di città esistenti: Vauban, zona di Freburgo; Hammarby, zona dismessa all’interno di Stoccolma; Scharnhauser Park, Ostfildern, entro il perimetro urbano di Stoccarda. Questo sono ottimi esempi di eco-costruzione, ma non si tratta di insediamenti nuovi sul modello delle proposte eco-città.
Obiettivo principale dunque dovrebbe essere il miglioramento di quanto già esiste. Dove esistano occasioni di interventi di densificazione locale in aree urbane sottoutilizzate, o di ricostruzione di spazi inefficienti, queste devono essere sfruttate. Il governo deve assicurare, a livello nazionale e locale, un uso più efficiente delle superfici urbane e periurbane, mantenendo al tempo stesso spazi aperti pubblici, orti, habitat urbani e “infrastrutture verdi”. Nel quadro di questo approccio, devono essere intensificati gli interventi di inserire nei programmi per la casa gli immobili sottoutilizzati: valga l’esempio dei piani superiori di spazi commerciali o a uffici.

Rinnovo
I livelli di sostenibilità dell’edilizia attuale migliorano; siamo comunque convinti che il governo dovrebbe imporne di più rigidi al settore delle costruzioni, attraverso un programma di sostegni al retro-refurbishment degli edifici esistenti, pensato per migliorare radicalmente l’efficienza energetica. Questi rinnovi devono coinvolgere in massa i proprietari rivolgendosi alle enormi quantità di edifici che costituiscono la maggioranza dello stock.
Siamo favorevoli all’abolizione dell’Iva sugli interventi di modernizzazione, che può favorire sia gli interventi che gli ampliamenti, mettendoli sul medesimo piano delle nuove costruzioni.

Servizi pubblici
L’edificazione all’interno degli insediamenti urbani e rurali esistenti, con conseguente ampliamento di servizi, probabilmente costerà meno sia dal punto di vista finanziario che ambientale, rispetto alla realizzazione di nuovi per una eco-città. Avvantaggerà i centri esistenti e sarà un’occasione per applicare misure di sostenibilità.

Spostamenti
Dalla realizzazione delle eco-città deriva un significativo incremento nell’uso dell’auto e relative consumo di carburanti di origine fossile: cosa ironica, in un’epoca di crisi petrolifera. Costruire o ampliare le città esistenti è un modo migliore per ridurre i volumi di traffico, migliorando l’accesso a reti di trasporti pubblici esistenti e rafforzati. Le aspirazioni ad una migliore mobilità delineate nel documento governativo possono essere meglio perseguite negli insediamenti esistenti, dove ce n’è la più urgente necessità.

Acqua
Case e infrastrutture urbane connesse consumano grandi quantità di acqua, che è una risorsa limitata. La localizzazione residenziale influisce anche sulla vulnerabilità alle inondazioni e ai loro rischi. Con un clima sempre più secco che porterà ad una maggiore scarsità d’acqua, la concorrenza per questa risorsa interesserà allo stesso modo le zone urbane e rurali. L’acqua si spreca molto, sia sul versante della fornitura che dei consumi, e su questo il governo deve intervenire urgentemente.
Lo OPT auspice che si adottino misure più chiare per il risparmio d’acqua. Gli attuali orientamenti e scadenze per le abitazioni così come esposti nel Code for Sustainable Homes non sono adeguati. Se non si raggiunge il livello massimo (Livello 5/6) sin dall’inizio, nelle costruzioni da qui al 2016, è improbabile che lo si possa raggiungere su tempi più lunghi. E per gli edifici non-residenziali non è stato fissato alcun criterio!

Sprechi
Lo OPT vorrebbe una maggiore impegno della progettazione anche nel ridurre al minimo i materiali da costruzione utilizzati, oltre alla massima efficienza energetica. Vorremmo anche veder sostenuto l’uso di materiali di recupero e riciclati, oltre quanto prescritto riguardo alle fonti responsabili nel Code for Sustainable Homes.
Andrebbero anche adottate misure per ridurre i consumi sia nelle attività quotidiane che in quelle produttive. In particolare per queste ultime, si dovrebbero prevenire gli sprechi riducendo gli involucri. Produttori e distributori di merci e servizi dovrebbero essere obbligati a adottare pratiche con meno sprechi. Si dovrebbero anche incentivare meno rifiuti imponendo tariffe. Individuare le possibilità di compostazione, dove risulta impossibile il riuso a scopi energetici. I riufiuti generate nelle eco-città, se non sottoposti a compostazione o utilizzati per l’energia, poco probabilmente verrebbero sfruttati a livello locale, con costi ambientali in termini di trasporto all’esterno.

Interventi sull’ambiente edificato
Lo OPT ritiene che siano essenziali interventi sulla sostenibilità di tutte le case, se si vogliono raggiungere gli obiettivi ambientali. Su circa 25 milioni di case esistenti al 2003, 21 erano stati costruiti prima del 1980, e in gran parte saranno ancora utilizzati nel 2050. Crediamo che il governo dovrebbe fare di più per migliorare la sostenibilità delle abitazioni esistenti. Ciò sarebbe di vantaggio sia per gli immobili utilizzati che per quelli sottoutilizzati (esistono 672.000 abitazioni non occupate) da recuperare all’uso.
L’Optimum Population Trusti ritiene anche urgente agire a ridurre il consumo di carburanti fossili, e accelerarne la sostituzione con forme di energia più verdi. Cosa che al “micro-livello” praticato dalle eco-città risulta insufficiente. É una grossa sfida quella della riduzione delle emissioni di almeno il 60% entro il 2050. Richiederà interventi molti più radicali di quelli annunciati sinora. Dunque occorre mettere in pratica urgentemente a livello nazionale politiche della popolazione, dell’energia e della sostenibilità.
Riteniamo che non siano sufficientemente rigorosi i criteri richiesti per le case e gli altri edifici delel eco-città, e che non sfruttino le potenzialità delle norme esistenti ( Code for Sustainable Homes, livello 5/6), e che fissando a 3 il livello minimo non si raggiungerà mai la condizione di zero carbon.
Anche se costruire nuove case con ambiziosi livelli ambientali può rappresentare un modello di sostenibilità per l’edilizia esistente, ciò non è un motivo sufficiente a costruire nuove città. Esistono già attimi esempi, sia nel paese che nel resto d’Europa, di abitazioni sostenibili, ed è dunque debole argomentazione dello sperimentare su nuove città.

In conclusione, riteniamo che l’impostazione generale alla base delle eco-città si basi su un approccio “predict and provide” superato, e totalmente inadeguato ad affrontare le grandi sfide ambientali. Il fattore principale della crescita della domanda di abitazioni è l’aumento della popolazione, e crediamo che la cosa sia sufficientemente chiara da determinare un forte sostegno ad una politica nazionale del tipo che abbiamo delineato [non inclusa in questo estratto n.d.t.]. Una strategia che renderebbe inutile l’intera idea delle eco-città.

Nota: scaricabile di seguito il rapporto originale integrale con la parte sulle politiche demografiche (f.b.)


File allegati

eco_town_No_OPT ( eco_town_No_OPT.pdf 70.72 KB )







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Marszalek, Diana
( 20.07.2008 11:38 )
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