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Il Far West degli ipermercati
Data di pubblicazione: 13.05.2008

Autore:

Concentrazione e superfici che nulla hanno a che spartire con qualunque rapporto domanda/offerta: dilaga in Sicilia la grande distribuzione. L’isola possibile, maggio 2008, con una postilla di Giuseppe Palermo

Le chiamano cattedrali del consumo. In Francia e negli Stati Uniti li chiudono, ma in Italia sono l’ultima moda. Nel Centro-Nord gli ipermercati occupano in ogni regione aree per circa due milioni di mq. Da noi in Sicilia siamo per il momento molto indietro, con circa 850mila mq. Il paradosso sta però nel fatto che gli ipermercati siciliani sono concentrati in prevalenza nella zona intorno a Catania, dove occupano già più di 700.000 mq. Come se non bastasse, nello stesso perimetro geografico, nello stesso perimetro geografico sono oggi in costruzione altri centri commerciali, per un totale di circa 650.000 mq. Si tratta di una concentrazione che, in proporzione al numero di abitanti, in Europa è seconda solo alla Norvegia. Ma la Norvegia è una nazione di otto milioni di abitanti e qui stiamo parlando di una porzione della provincia di Catania, con una porzione di poco più di 500mila abitanti.
Comprendiamo l’assalto alla Sicilia, ma perché concentrarsi su pochi chilometri quadrati? Che senso ha distruggere la piccola distribuzione e centinaia di migliaia di posti di lavoro? Per alcuni questo è progresso, c’è la particolare vocazione commerciale di Catania. C’è invece chi ipotizza che sia una gigantesca speculazione edilizia. I terreni in questione sono originalmente agricoli: ottenuta la variante d’uso e l’autorizzazione a costruire, grazie agli appoggi politici. Gli stessi terreni acquistano un valore centuplicato. C’è poi chi dice che i politici al potere hanno interesse a creare nuovi posti di lavoro finalizzati al clientelismo politico e per questo favoriscono la concessione di autorizzazioni. C’è ancora chi sottolinea le infiltrazioni mafiose e parla di riciclaggio di denaro sporco. C’è perfino chi sostiene che a Catania le forze in campo, quelle visibili e quelle occulte, sono più disponibili che in altre parti della Sicilia. Qualcosa di vero in tutte queste ipotesi c’è sicuramente. E le voci che si levano contro questa corsa, quelle delle associazioni di categoria, dei sindacati e di pochissimi politici, non hanno la forza di essere ascoltate. Tace la società civile. Il fatto è che qui stiamo assistendo ad una competizione senza quartiere, ad un Far West spregiudicato e senza regole, e alla fine solo pochi sopravvivranno. Non si vede infatti come una popolazione esigua ed economicamente depressa come quella coinvolta possa rispondere ai bisogni di una presenza commerciale così massiccia e sproporzionata. Le grandi forze che resteranno escluse inventeranno certo il modo di rifarsi, ma chi rimarrà sul terreno saranno i lavoratori e i piccoli commercianti fuori e dentro i centri commerciali. Potete contarci. E la fine non è lontanissima, se si pensa che in molti di questi centri l’affluenza già è bassissima, perché la situazione economica è difficile, e la competizione non perdona.
Cominciamo dai fatti. Intorno a Catania abbiamo otto grandi centri commerciali già in funzione, alcuni a partire dal 2000, ed almeno altri quattro in costruzione. Vediamoli.

A Riposto c’è Emmezeta, della francese Ségécé Italia, mq. 29.000, posti auto 1000. La competizione qui si fa sentire, e diverse decine di operai sono già in cassa integrazione straordinaria.

Ad Acireale troviamo il Ciclope, della Gestioni Immobiliari s.r.l. Area coperta 25.600 mq., posti auto 1660, negozi 27. Abbiamo chiamato la società milanese di gestione, Agorà, per sapere chi c’è dietro la Gestioni Immobiliari. Non ci hanno dato nemmeno un numero di telefono. E comunque, il Ciclope è quasi sempre deserto.

A San Giovanni la Punta troviamo Le Zagare, della Aligrup S.p.a., area complessiva mq. 110.000, posti auto 1700. È forse l’unico centro commerciale a realizzare profitti. Le Zagare appartiene, come Le Ginestre, a Nello Scuto, il re della Despar (48 supermercati oltre al controllo sugli affiliati), sotto processo penale con l’accusa di associazione mafiosa. Il suo impero è sotto sequestro, ed è gestito da tre curatori.

Accanto alle Zagare troviamo I Portali, della Immobiliare I Portali S.r.l., di Nunzio Romeo, area 120.000 mq., posti auto 1660. Qui c’è di tutto, manca però il supermercato alimentare. A questa assenza molti piccoli negozianti attribuiscono la scarsissima affluenza. Molti esercenti, dopo appena quattro mesi di tribolazioni, vorrebbero già andarsene, ma corrono il rischio di perdere i loro investimenti. L’affitto qui costa in media ottomila euro al mese, e bisogna pagare una fidejussione pari ad un intero anno di affitto. Difficile uscirsene, ci ha detto un esercente, difficile organizzarsi con gli altri commercianti, la proprietà non gradisce.

Tremestieri Etneo, Le Ginestre della Aligrup S.p.a, area 10.188 mq, posti auto 600, 25 negozi. Aperto nel 2008, registra livelli di affluenza bassissimi.

Misterbianco: Auchan, un ipermercato, 16 negozi, 110 posti parcheggio. Nel 2007, per fronteggiare le previsioni di un calo di fartturato del 25%, la gestione decide che la domenica deve diventare una giornata lavorativa ordinaria come le altre. La decisione darebbe dovuta alla apertura di altri ipermercati nella zona etnea, con conseguente rischio di licenziare da 90 a 100 lavoratori. Le organizzazioni sindacali decretano uno sciopero a tempo indeterminato.

Catania, San Giuseppe la Rena: Auchan, un ipermercato, 14 negozi, 1800 posti parcheggio.

Belpasso:Etnapolis, di Roberto Abate S.p.a., altro magnate della distribuzione, con 51 supermercati. Area 270.000 mq., superficie ipermercato 18.500 mq. (Carrefour), 6000 posti auto, 120 esercizi commerciali, complesso cinematografico multisala Warner Village con 12 sale e 2500 posti (il più grande della Sicilia). Qui le condizioni non sono così drammatiche come ai Portali, ma molti commercianti dicono di riuscire appena a sopravvivere. L’opera, progettata dall’arch. Massimiliano Fuksas, è stata realizzata dall’impresa Giuseppe Maltauro S.p.a. per conto della Roberto Abate S.p.a. attraverso un project financing di € 158.600.000.

Centri in costruzione

Gravina di Catania: Ipercoop Gravina, svincolo di Gravina per Palermo. Ipercoop Sicilia è una società per azioni formata da quattro grandi cooperative del sistema delle cosiddette cooperative rosse (Coop Adriatica, Coop Consumatori Nord Est, Coop Liguria e Coop Lombardia) con lo scopo di investire nel canale ipermercati in Sicilia. Il centro di Gravina di Catania ha una superficie di oltre 16mila metri quadrati. La struttura sarà aperta nel 2009 e darà lavoro a circa 250 persone. L’investimento è di circa 50 milioni di euro, 70 milioni è la quota prevista dagli altri partner dell’operazione. È prevista la firma in prefettura dei “protocolli di legalità”, che impegneranno la società a rispettare le norme sulla sicurezza e i contratti di lavoro.Catania (zona Pigno): Centro commerciale

Gli Aranci della Icom S.p.a., realizzazione SIRCOM Group. Qui sorgerà uno dei più grandi centri commerciali della Sicilia, con 240.000 mq. L’autorizzazione del consiglio comunale di Catania è avvenuta grazie a un colpo di mano del cosiddetto partito delle varianti. Dopo varie vicissitudini, in altre parole, il consiglio comunale, dominato dal centrodestra, ha approvato nel 2006 il progetto con una variante rispetto ad un piano regolatore decaduto da più di dieci anni, mentre era in corso la definizione di un nuovo piano regolatore. Ulteriori indagini rivelarono che i terreni interessati erano quasi tutti del proprietario del giornale “La Sicilia”, Mario Ciancio, e di sua moglie, Valeria Guarnaccia. I due sono anche azionisti di maggioranza dell’Icom. Nel consiglio di amministrazione della Icom, tra gli altri, siede Tommaso Mercadante, figlio di Giovanni, medico radiologo di Prizzi (Palermo) e deputato regionale di Forza Italia, arrestato lo scorso 9 luglio poiché, secondo l’accusa, sarebbe stato “punto di riferimento per la cura degli interessi di Bernardo Provenzano, nel periodo della sua latitanza”.

San Gregorio: Centro “Multisala San Gregorio”, della Carrefour, data di apertura fine 2009. Il centro è stato costruito su terreni dell’imprenditore catanese Virlinzi, su un terreno di 16.700 mq. con 950 posti auto. Conterrà 11 sale cinematografiche ed offrirà soprattutto spettacoli e attività di svago, sport e divertimento.

Misterbianco: Le Tenutelle, all’altezza dello svincolo di San Giorgio. Si tratta di un grande terreno di circa 378.000 mq. Il problema qui è complesso. La prima pietra è stata posta nel 2001, ma poi tutto è rimasto fermo, qualcuno dice perché il sindaco di Catania Scapagnini appoggiò con forza il progetto Etnapolis, fermando le Tenutelle. In realtà in questo momento non è chiaro neanche a chi appartenga la proprietà. Secondo l’avv. Giuseppe Giuffrida, dello Sportello Unico del Comune di Misterbianco, essa appartiene ancora a Le Tenutelle S.r.l., di tale Rosario Ragusa. “Ci può dare un numero di telefono funzionante per questa ditta, visto che quelli riscontrati pubblicamente risultano inesistenti?”, abbiamo chiesto. Niente da fare, l’avv. Giuffrida ci ha detto di non disporre di tale numero, affermando inoltre di non conoscere lo stato di avanzamento dei lavori. No comment. Secondo altre fonti, tuttavia, la proprietà apparterrebbe oggi alla ditta emiliana Galotti S.p.a. Li abbiamo chiamati, senza risposta. Quello che conta, in ogni caso, è che i lavori sono iniziati, anche se molto a rilento, grazie ad una proroga per l’autorizzazione a costruire concessa nell’agosto 2006 dall’amministrazione Cuffaro, e in particolare dall’assessore regionale al commercio Beninati. Lo stesso che riceverà notizia di indagine a suo carico il 19 luglio 2007 nell’inchiesta Oro Grigio, che però non riguarda Le Tenutelle. L’ipotesi di accusa avanzata nei confronti di Beninati dal sostituto procuratore della Dda Rosa Raffa e dai sostituti della Procura ordinaria Angelo Cavallo e Giuseppe Farinella è quella di falso.

Catania: Ikea. Insanabili conflitti tra Ikea e Iko2, il general contractor che avrebbe dovuto consegnare ad Ikea la struttura “chiavi in mano”, rendono molto incerta la presenza di Ikea a Catania. Esiste tuttavia la possibilità che il progetto venga riesumato in altro modo, visto che l’autorizzazione alla sua realizzazione è ancora valida. Originariamente, l’Ikea si sarebbe dovuta installare nella Zona industriale di Catania, presso i locali della ex Cesame.

Questo, quindi, lo stato dell’arte. E non è finita, perché, come dice il dott. Sorbello della Confcommercio, in provincia di Catania ci sono altri 100.000 mq da potere rilasciare.

Condizioni di lavoro

“Non abbiamo iscritti ai Portali, la sindacalizzazione nella grande distribuzione è ovunque molto bassa”. Queste le sconsolate considerazioni di Luisa Albanella della Filcams Cgil. I lavoratori, ci dice, sono soggetti al ricatto padronale. Contratti di precariato, a termine e di apprendistato. Nessun riposo settimanale, obbligo di lavorare tutte le domeniche, e chi lavora part time si ritrova non di rado a lavorare a tempo pieno. “Ci vuole una mobilitazione generale, dice l’Albanella, la Filcams promuoverà a giugno una serie di iniziative con Comuni, Province, Regione, associazioni di categoria”. Ma anche le associazioni di categoria, come ci dice il dott. Alberto Sozzi della Confesercenti, incontrano difficoltà ad organizzare i loro associati. Le condizioni imposte ai piccoli e medi esercenti all’interno dei centri commerciali e gli scarsi guadagni espongono i commercianti all’indebitamento, al pericolo di fallimento, e quindi al rischio usura. Mancano i piani di urbanistica commerciale e poi politici e burocrati a livello regionale, provinciale e comunale sono troppo sensibili alle richieste della grande distribuzione. “Non abbiamo nulla contro i centri commerciali, vogliamo solo uno sviluppo ordinato e organico ai bisogni del territorio”.

Mafia e ipermercati

Per la mafia i centri commerciali costituiscono una grande opportunità. Si tratta solo di pizzo, che le imprese sono comunque disposte a pagare, come dimostra il libro mastro del boss Lo Piccolo, dove figurava Auchan. Ai clan interessano gli appalti e i subappalti, le forniture, la gestione diretta di alcuni negozi, le assunzioni. Ecco solo alcuni casi recenti: quello di Nello Scuto, di cui abbiamo già parlato. Quello di Giuseppe Grigoli, gestore del marchio Despar per Palermo, Trapani ed Agrigento e alleato, secondo l’accusa, del boss Matteo Messina Denaro. Quello del centro commerciale di Villabate, dove, secondo il pentito Campanella, la società romana Asset development dell’imprenditore Pierfrancesco Marussig agì di concerto con il clan Mandalà per un affare da 200 milioni di euro. Finì in carcere per questo affare anche Angelo Lo Presti, ex sindaco di Catania, ma Campanella in quel caso parlò anche di Totò Cuffaro.

Postilla:
Il fatto che gli imprenditori interessati ai centri commerciali e gli editori dei giornali in Sicilia siano spesso contigui (se non addirittura le stesse persone) è una delle ragioni per cui il “Far West”, a dispetto delle sue ricadute sociali, economiche ed ambientali, è stato finora sottaciuto. L'articolo ne dà una rapida rassegna, utile pur se limitata alla provincia di Catania. In attesa di nuovi approfondimenti, va rilevata l’imprecisione (per difetto) di alcuni dati sull'estensione delle aree. P. es. il dato complessivo della Sicilia (850.000 mq), non appare coerente con quello indicato per la provincia di Catania (700.000): l’incongruenza salta agli occhi se si mette nel conto (cito un caso a me noto) il dato della provincia di Siracusa, che presenta caratteristiche analoghe a Catania e dove il solo centro commerciale Carrefour ha un edificato di 130.000 mc, al quale vanno poi aggiunti gli altri della provincia (Auchan, Emmezeta ecc.), avviandosi così a raggiungere, o superare, la cifra fornita per l’intera Sicilia (nel caso di Siracusa, addirittura, lo sforamento è stato ammesso dallo stesso decreto assessoriale che appena qualche mese fa ha approvato il Prg, cf. GURS del 28.9.07, il quale, nell'approvarlo, recita che “il piano risulta ormai saturo per quanto attiene alle grandi strutture di vendita”: contraddicendo così le sue premesse e inficiando il provvedimento, come è stato denunciato in un ricorso giurisdizionale della locale Confesercenti).
Le poche righe sulla mafia meriterebbero poi, alla luce di quanto già si conosce, di essere sviluppate in articoli e libri interi. Esemplare il caso di Villabate, che si può seguire nei minimi dettagli sulla scorta delle rivelazioni del pentito Campanella (quello stesso del caso Cuffaro e, adesso, di Schifani), dove non mancano spunti rivelatori e a volte pittoreschi. Come quello dei mafiosi che scrivono con le loro mani i pareri che avevano chiesto all’ufficio, sedendosi materialmente alla scrivania del funzionario e prendendo il suo posto; o quello della lotta sorda fra due centri commerciali di aree contigue (Brancaccio e Villabate), sponsorizzati da cosche e politici diversi (Forza Italia e Udc), fino alla mediazione finale che li autorizza entrambi; o ancora il ricorso da parte dei costruttori all'intervento da Roma di un consulente all'urbanistica della giunta Veltroni (!) per piegare le ultime resistenze diessine nel consiglio comunale di Villabate. C'è da sperare che l'autore, o altri, tornino sull'argomento. (g. p.)









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