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La megaregione della California settentrionale
Data di pubblicazione: 15.12.2007

Autore:

Nel risveglio generale dell'interesse sulla nuova dimensione socioeconomica e ambientale della megalopoli, un articolo dalla rivista del centro studi per la pianificazione di San Franscisco, Urbanist, novembre 2007

[estratti e traduzione a cura di Fabrizio Bottini]

La popolazione degli Stati Uniti è prevista in crescita del 45% nel prossimo mezzo secolo. Da quella odierna di 303 milioni, si arriveranno a sorpassare i 400 milioni prima del 2050. A differenza di Europa e Giappone, abbiamo di fronte il problema di dove andrà, questa più grande popolazione. In un’epoca in cui la gente non ha fiducia nel governo, nelle tasse, e in molti casi si oppone anche alla crescita, come faremo a realizzare le infrastrutture per consentire di continuare in una elevata qualità di vita, in un paese tanto più grande di quanto non sia oggi?
Le tendenze demografiche indicano che la crescita in America avverrà per poli, praticamente tutta entro 10-12 vaste “megaregioni” del paese. In altre parti del paese si verificherà di fatto una perdita di popolazione. Un gruppo di organizzazioni civiche, centri studi, università ed enti pubblici, guidati dalla Regional Plan Association di New York, lavora da parecchi anni per gettare le fondamenta di un approccio di piano propositivo alla crescita del paese. Sotto la sigla di America 2050, questo gruppo di organizzazioni ha costruito un quadro nazionale di riferimento per orientare lo sviluppo materiale del paese. La RPA ha individuato 10 megaregioni negli Stati Uniti. Una di queste è la California Settentrionale.
La SPUR [ San Francisco Planning and Urban Research Association che pubblica questa Rivista n.d.t.] ha iniziato il dibattito con l’Università della California, Bay Area Council, Great Valley Center e altri sul futuro della California settentrionale. Questa regione di 14 milioni di abitanti è proiettata ad ospitarne altri 10 milioni entro il 2050. Il modo in cui vogliamo organizzare questa crescita rappresenta la questione qualificante per la pianificazione territoriale oggi. Se diventeremo una serie di città collegate e sostenibili circondate da greenbelt, o una crosta continua di sprawl urbano fra la costa e la Sierra, sarà qualcosa deciso dalle azioni che intraprenderemo nei prossimi anni.

Questo numero dell’ Urbanist esamina l’idea della megaregione nella California settentrionale: una delle più importanti ed economicamente dinamiche del paese. Vogliamo esaminare:
● Le correlazioni storiche che hanno definito l’area.
● Le prove di una sempre maggiore integrazione della California settentrionale.
● Vari modi di definire i confini della nostra megaregione.
● Le strategie di piano che diventano possibili utilizzando il quadro di riferimento megaregionale.


Correlazioni storiche che hanno definito l’area

Come sappiamo dell’esistenza della megaregione? Se non altro, perché città e sobborghi di tutta la California settentrionale crescono sempre più insieme. L’urbanizzazione ha superato la tradizionale area della Baia definita dalle nove circoscrizioni di contea, balzando verso nord, sud, est, saldandosi con Sacramento e la sua zona suburbana. Esiste sempre di più una sola area urbanizzata, con pochissimi spazi ancora liberi, lungo la Interstate 80 da Vallejo attraverso Vacaville, Fairfield, Dixon, Davis, Sacramento, Roseville, Rocklin, fino a Auburn. Verso est, oltre la Interstate 580, vediamo una serie continua di città, da Dublin e Livermore a Tracy e Manteca. Lungo la highway 99 verso nord e sud un’altra striscia di centri sempre più continua, da Sacramento attraverso Elk Grove e Lodi, fino a Stockton, Manteca, Modesto, Turlock e oltre. Da San Jose verso sud lungo la U.S. highway 101 c’è uno sprawl continuo fino a oltre Morgan Hill e Gilroy, e a sud verso Salinas. Anche Los Banos, circa 130 chilometri da San Jose nella Central Valley, è un suburbio low-cost della Silicon Valley in rapida crescita. Un percorso di sviluppo che appare simile a quello di Tracy, e una prova ulteriore dell’emergere di una megaregione.
Ma il collegamento di carattere economico fra le città della costa e i territori interni lontani dall’area della Baia non è cosa nuova nella California settentrionale. In realtà, la megaregione che sta emergendo si basa su una ricca vicenda di relazioni storiche.

Sin dalla scoperta dell’oro nella El Dorado County nel 1848, San Francisco e Sacramento intrecciano strette relazioni con la Sierra Nevada. Entrambe le città fungono da basi principali per lo sfruttamento delle risorse naturali della Sierra, offrendo un trampolino alle imprese che gestiscono le prime attività estrattive (oro nelle Sierras e argento in Nevada), poi il taglio del legname, poi l’agricoltura: alla fine serviranno come banco di prova per il primo modello di sfruttamento delle risorse naturali a scala di intera area del Pacifico. Emergono a finanziare queste iniziative compagnie come Wells Fargo o la Bank of California. La Bank of Italy (poi Bank of America) si impone come la principale finanziatrice dell’agribusiness nella Central Valley. Altre importanti compagnie di San Francisco come la Chevron (ex Standard Oil), Del Monte, Pacific Gas and Electric, o Bechtel, sono tutte nate nel medesimo modo.

Il geografo Gray Brechin descrive il rapporto fra San Francisco e l’ampia regione che si estende all’interno sino alle Sierras, col termine italiano contado, a significare un territorio o hinterland, comprendente villaggi tributari della città centrale a cui mettono a disposizione risorse naturali e da cui economicamente — anche se non politicamente — dipendono. É trascorso oltre mezzo secolo da quando i poteri forti di San Francisco hanno perso anche l’ambizione di esercitare questo tipo di influenza — si sono radicate importanti economie indipendenti fra Silicon Valley, Emeryville, Oakland, Napa e Sacramento; portualità e industria regionali si sono spostate verso la East Bay — ma è ancora utile ricordare la geografia economica originale, se si cercano risonanze in grado di spiegare l’attuale funzionamento della regione. La geografia economica originaria si innestava a sua volta sulla geografia fisica della regione, con le acque delle Sierra che si riversano nei due grandi fiumi della California, il Sacramento e il San Joaquin, i quali a loro volta scorrono attraverso il Delta e nella Baia. San Francisco era il porto per le navi da tutto il mondo; Vallejo, Benicia, Stockton e Sacramento davano accesso interno alle imbarcazioni verso il mare. I sistemi fluviali forniscono ancora l’acqua potabile alle aree urbanizzate della Baia, con la San Francisco Public Utilities Commission che preleva gran parte della propria scorta dal fiume Tuolumne, e l’East Bay Municipal Utility District dal Mokelumne: due grandi corsi d’acqua che dalla Sierra si riversano nel San Joaquin.

Infine, val la pena notare come l’antico hinterland rurale – fonte di cibo, energia, acque, materie prime, ad alimentare il metabolismo urbano — sia diventato il campo giochi degli abitanti della città.
Sotto l’influenza del moderno movimento ambientalista, le aree naturali iniziano ad essere viste come dotate di valore estetico e ricreativo in sé, e si ridefiniscono come spazi per il tempo libero dei cittadini, dove fare escursioni, campeggio, sci, andare in barca. In breve, una regione integrata della California settentrionale esiste da parecchio tempo, individuata dalle geografie fisica, economica, e culturale.


Una sempre maggiore integrazione della California settentrionale

Oggi alle vecchie relazioni se ne uniscono delle nuove. Si costruiscono altre città lungo le highways 80 e 50 sino al pedemonte della Sierra. L’elevato costo delle abitazioni nell’area urbanizzata più interna della Baia ha indotto i proprietari di terreni e le amministrazioni locali delle circoscrizioni di San Joaquin, Stanislaus, e Merced, a cambiare la destinazione d’uso di aree agricole di prima qualità, sostituendole con nuovi insediamenti residenziali per i mega-pendolari: che si spostano verso l’area della Baia o a nord verso Sacramento. Il fenomeno delle settimana lavorativa compressa — chi si reca sul posto di lavoro meno di cinque volte la settimana — allunga le distanze praticabili per chi ufficialmente è occupato nella Baia, sino alla Sierra o addirittura a Reno.
Indicano l’emergere di una megaregione della California settentrionale fra la Baia e Sacramento quattro casi di integrazione regionale:
● Continuità spaziale relativamente al consumo di suolo e all’insediamento diffuso.
● Integrazione per crescenti reti di corridoi di spostamento pendolare e merci sulle interstate, su distanze di centinaia di chilometri e fra le circoscrizioni di contea.
● Integrazione economica attraverso gli scambi, la localizzazione delle attività, uso contemporaneo di diverse aree della regione per ridurre i costi di produzione.
● Integrazione culturale con comportamenti giovanili condivisi e mercato delle seconde case in crescita.


Consumo di suolo

L’area delle nove contee chef anno riferimento alla Baia crescerà sino a 8,7 milioni di abitanti nel 2030, con un incremento di 1,5 milioni. Nello stesso periodo, per le 12 circoscrizioni circostanti di contea si prevede una crescita sino a 6,6 milioni, con un incremento di 2,1 milioni.
Come ben sa chiunque sia restato bloccato nel traffico a Altamont Pass o Sunol Grade, sta esplodendo la domanda di mobilità nel corridoio 580/680 che collega Central Valley, Tri-Valley e Silicon Valley. Attraverso tutti questi corridoi congestionati e in rapida crescita, è avvenuta una conseguente trasformazione del paesaggio con lottizzazioni residenziali, complessi ad uffici e fasce commerciali che hanno sostituito spazi aperti e zone agricole.
Entro il 2040 si potrebbe consumare un altro mezzo milione di ettari di terreno per lo sviluppo urbano, solo nella San Joaquin Valley, triplicando l’attuale superficie urbanizzata.
A partire dagli anni ’70 la crescita della nostra regione è sempre di più avvenuta al di fuori delle tradizionali nove circoscrizioni di contea della Baia. Fra il 1972 e il 2004, sono solo due queste contee ad aver più che raddoppiato la densità di popolazione per chilometro quadro, ovvero Solano e Sonoma. Invece nelle valli di Sacramento e San Joaquin tutte le circoscrizioni hanno più che raddoppiato la densità di popolazione. Nei prossimi decenni si assisterà ad una ulteriore crescita e integrazione fra area della Baia e Central Valley.


Flussi di trasporto e mobilità pendolare

Oggi la California settentrionale possiede poli di occupazione consolidati in alcune contee — Santa Clara, Alameda, San Francisco, e Sacramento — e i pendolari si spostano qui da distanze sempre maggiori per raggiungere il posto di lavoro.
Nuovi abitanti si insediano nei nuovi insediamenti sorti oltre i confini storici dell’area della Baia, e il pendolarismo megaregionale si trasforma sempre di più in realtà. Fra il 1990 e il 2000, hanno cominciato ad arrivare migliaia di nuovi pendolari quotidianamente, verso le 9 circoscrizioni storiche della Baia, da zone esterne sempre più lontane. Fra il 1980 e il 2000, la quantità di spostamenti giornalieri dalle 12 contee circostanti verso le 9 storiche del nucleo centrale è quasi quadruplicata, da 30.000 a oltre 117.000. Visto che la maggior parte avviene in macchina col solo guidatore, ci sono solo per questi spostamenti quasi 90.000 nuove auto che si aggiungono sulla rete stradale già congestionata.


Integrazione economica

Se la vecchia economia della California settentrionale ruotava attorno al controllo e sfruttamento dei flussi di risorse dall’entroterra verso le grandi città, il modello attuale di integrazione offre un potenziale maggiore di condivisione dei vantaggi economici.
Ad esempio, il settori delle biotecnologie e biomedicale si sono formati nell’area della Baia negli anni ‘70 (legati all’Università della California di San Francisco, quella di Berkeley e quella di Stanford) ma hanno poi cominciato ad espandersi oltre i suoi margini, verso Sacramento. Nel 1986, l’Univestià della California di Davis (nella Yolo County) ha iniziato un proprio programma Ag-biotech e ora è all’avanguardia internazionale in questo campo. In anni più recenti, i grandi nomi delle biotecnologie come Genentech iniziano a localizzarsi a Vacaville, ancora nella contea di Yolo, e lungo il corridoio della highway 80.
Altri settori tecnologici formatisi nella Silicon Valley hanno sperimentato una migrazione simile. A partire dagli anni ‘80, le grandi compagnie della Silicon Valley hanno aperto sedi secondarie per produzione e lavoro amministrativo nei suburbi attorno a Sacramento. Ad esempio, la Hewlett Packard ha una grossa presenza a Roseville, fuori Sacramento. Anche se le stesse imprese si sono estese localizzandosi in tutto il mondo, la scelta della Central Valley si basa sulla grande prossimità alla sede principale dell’impresa, oltre che all’accesso a costo inferiore a un clima favorevole per le attività.
Uno dei motori economici dell’area — il porto di Oakland — è pure stato coinvolto in attività di collaborazione che rafforzano il concetto di megaregione. Ha accordi operative congiunti con un porto dell’interno a Shafter, circa 400 chilometri di distanza all’estremità meridionale della San Joaquin Valley. A differenza della maggior parte degli altri porti della Costa Occidentale, quello di Oakland è export-oriented. Su un valore totale di flusso di 80 miliardi di dollari, la quota superiore è quella delle esportazioni. In tal modo, il porto svolge un’importante funzione economica per il sistema tecnologico della Baia e le economie agricole dell’interno, per il trasporto di merci verso i mercati stranieri.


Integrazione culturale

Nel XX secolo, si è sviluppato l’ideale di “California” in quanto spazio e identità, sostenuto da infrastrutture, investimenti lungimiranza e promozione. Ma, se dall’esterno si percepisce la California più o meno come entità politica ed economica unica, gli abitanti sempre più individuano le distinzioni fra nord e sud, e fortemente si identificano con l’uno o con l’altro.
È l’acqua a costituire parte di questa divisione fra nord e sud. La California settentrionale ha fatto ampio uso delle acque delle Sierras per la crescita e lo sviluppo economico, ma quando la California meridionale ha rivendicato i propri diritti su altre acque della Sierra, gli abitanti del nord hanno avvertito — con sdegnosa irritazione — che era la “loro” acqua ad essere usata da Los Angeles per alimentare la propria crescita.
Negli anni ’60 e ‘70, l’identità del nord si è maggiormente organizzata a consapevolezza ambientale e culture alternative. Consideriamo, ad esempio il romanzo di Ernest Callenbach del 1975, Ecotopia, che ipotizza una secessione da parte della California settentrionale e la creazione di una nuova società insieme a stato di Washington e Oregon (ma senza la California meridionale). Questa idea di integrazione culturale è probabilmente la meno empirica dei quattro indicatori di una emergente megaregione. É comunque tra i più importanti se si iniziano a cercare delle soluzioni. In fondo, il modo in cui ci sviluppiamo e viviamo sarà un’espressione della nostra identità.


I confini della megaregione

Per determinare i confini della megaregione, abbiamo tracciato la mappa di quattro aspetti chiave — tempi di spostamento, crescita della popolazione e consumo di suolo, caratteri ambientali, circoscrizioni amministrativo-politiche preesistenti. É nostra intenzione condividere ragionamenti e metodi, in modo trasparente, per arrivare a una ragionevole definizione composita della regione. Alcune analisi sono presentate a scala statale, e altre a quella di megaregione (es. California settentrionale).
Sulla base di queste carte, proponiamo di individuare la megaregione della California settentrionale come un nucleo centrale con una sfera di influenza. La zona centrale unisce le grandi aree urbane attorno alla Baia di San Francisco con l’area di Sacramento, e comprende le circoscrizioni di pendolari della Central Valley, pedemonte, e costa centrale. La sfera di influenza si estende a sud dell’area di Fresno, a est sino alle zone non urbanizzate delle contee della Sierra e a Reno, e a nord oltre Santa Rosa e Ukiah.
La megaregione della California settentrionale ha una popolazione di 14 milioni di persone e oltre 5,7 milioni di posti di lavoro. Nei prossimi decenni, l’area megaregionale si prevede in crescita secondo ritmi leggermente più veloci rispetto allo stato nel suo insieme, aumentando la propria quota di popolazione sul totale al 40% nel 2050.

Se osserviamo le differenze fra il nucleo centrale e le circoscrizioni di contea della sfera di influenza nella megaregione, si nota un forte contrasto. Il centro della California settentrionale si definisce collegando i bacini di pendolarismo dell’area metropolitana di di Sacramento con quelli della Baia. Si tratta di 21 contee che contano quasi l’85% della popolazione megaregionale. Oltre questo nucleo si estende la sfera di influenza verso nord (a Mendocino), est (verso le Sierras e Reno) e sud (oltre Fresno). 16 contee sono in California e 5 in Nevada. Queste contee poste nella sfera di influenza del nucleo centrale fanno dunque parte della megaregione della California settentrionale. Crescono più rapidamente del centro; hanno più disoccupazione e salari più bassi; sono più abitate da latinoamericani e molto meno da asiatici sia rispetto al centro che rispetto allo stato della California nel suo insieme. Occupano anche una porzione superiore dello stato, di circa 350.000 ettari.
Complessivamente la megaregione della California settentrionale è una delle aree più ricche e dinamiche del Nord America, se non del mondo. I suoi abitanti hanno un elevato livello di istruzione, c’è una base economica diversificata e in crescita, gli spazi naturali vanno da quelli dello Yosemite al Big Sur, dal lago Tahoe a Point Reyes. La megaregione unisce molti bacini di pendolarismo, e si sovrappone fortemente al bacino idrografico e hinterland storico della Baia di San Francisco. In breve, si tratta di una regione che possiamo essere fieri di chiamare casa.


La soluzione dei problemi a scala megaregionale

Se guardiamo alla lunga vicenda dei tentativi di pianificazione regionale, sia nell’area della Baia che altrove, vediamo soprattutto fallimenti. Perché mai si dovrebbe proporre una regione più ampia, quando non si è neppure cominciato a confrontarsi davvero con le nove circoscrizioni di contea che al momento costituiscono la regione ufficiale della Baia?
La risposta, semplicemente, è che esistono alcuni problemi che si manifestano a questa scala più grande. Non possiamo scegliere di ignorarli, perché i problemi resteranno comunque. Lo sprawl, alimentato dal dinamismo economico dell’area della Baia, sta saturando la Central Valley, con la possibilità di una crescita ancora più incontrollata nel prossimo mezzo secolo. Lo sviluppo dell’esurbio si sta divorando il pedemonte della Sierra, con seconde case, abitazioni di pensionati e di persone ancora attive ma che hanno o la possibilità di presenze flessibili oppure la settimana lavorativa compressa.
La regione economica funzionale del pendolarismo quotidiano inizia a sovrapporsi sempre più a quella dell’ hinterland del sistema idrico e al bacino culturale dell’esodo da fine settimana. Dato che lo sviluppo urbano sta avendo luogo evidentemente alla scala megaregionale, è a questa dimensione che si presentano i problemi del trasporto. Dunque le domande fondamentali per la pianificazione — Come organizzare la presenza degli insediamenti umani sul territorio? E quale tipo di infrastrutture sarà necessario per sostenerle questa organizzazione? — possono trovare una risposta esclusivamente in una strategia che riconosca questa scala più vasta.

Ciò non significa che si debba istituire qualche genere di governo megaregionale. È impossibile immaginare che un nuovo livello amministrativo possa essere accettato all’interno dell’ossificata struttura politica americana. Vuol dire che dobbiamo individuare strategie in grado di risolvere gli specifici problemi che abbiamo di fronte alla dimensione megaregionale.
La nostra ipotesi è che l’approccio corretto sia di pensare a iniziative, progetti, campagne, anziché a nuove istituzioni di governo e coordinamento. […]

Nota: di seguito sono scaricabili sia il pdf originale integrale del numero semi-monografico della rivista Urbanist sulla megaregione, che questa traduzione corredata dalle carte tematiche; su tematiche analoghe, in queste stesse pagine lo studio della RPA sulla megaregione del Nord-Est, e l'approccio socioeconomico gloabale di Richard Florida; l’uso dei materiali è come sempre libero, citando la fonte: sito Mall http://mall.lampnet.org diretto da Fabrizio Bottini (f.b.)


File allegati

NorthCal_Megaregion ( NorthCal_Megaregion.pdf 6.46 MB )
Urbanist 11-12, 2007
NorthCal_Megaregion_Mall ( NorthCal_Megaregion_Mall.pdf 5.06 MB )
Estratti in italiano da Urbanist 11-12 2007, con carte tematiche







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