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La Megalopoli di seconda generazione: organizzazione del territorio
Data di pubblicazione: 15.12.2007

Autore:

Nella nuova prospettiva della globalizzazione e della consapevolezza ambientale, il sistema megalopolitano Bos-Wash di Jean Gottmann analizzato in quanto mega-regione, da uno studio RPA, novembre 2007

Estratti da Regional Plan Association, New York, Northeast Megaregion 2050: a Common Future, rapporto novembre 2007 – Brani scelti e tradotti da Fabrizio Bottini

Tipologie di uso del territorio

Oltre gli aspetti funzionali e ricreativi dei rapporti del Nord-Est col suo ambiente naturale, esiste una fattore ancora più importante: l’uso, e abuso, del territorio. Le grandi città della mega-regione, di antica formazione e densamente popolate per i criteri americani, sono spazi urbani ricchi di significato, e in quanto tali contribuiscono all’immagine pubblica del Nord-Est, nei suoi caratteri essenzialmente metropolitani. L’area in realtà comprende lo stato (New Jersey) e la città (New York) a maggiore densità del paese. Ma anche lo sprawl – sistema di urbanizzazione a bassa densità auto-dipendente posto sui margini delle aree consolidate – fa parte della storia della mega-regione. Il primo sobborgo a livello nazionale prodotto a scala industriale, Levittown, è sorto fra i campi di patate di Long Island, e oggi contesti come la Loudon County in Virginia, o la Pike County in Pennsylvania, sono lo sfondo di una rapida crescita esurbana. Un rapporto del 2001 della Brookings Institution descriveva così la situazione del Nord-Est: “ Enorme consumo di suolo, poca crescita di popolazione”. Secondo questo studio, fra il 1982 e il 1997 nella regione si urbanizzavano circa 0,4 ettari per ciascun nuovo abitante. Negli anni più recenti, anche se la mega-regione complessivamente ha perso abitanti a favore di altre parti del paese, essa continua a divorare suolo a ritmi allarmanti.
Anche se di recente si è discusso molto di una ripresa del flusso di popolazione verso le città, fenomeno spinto dalle coppie che non hanno più figli e da giovani professionisti, la crescita complessiva delle città del Nord-Est è minima se paragonata a quella di altre parti delle aree metropolitane, o a quella rampante della fascia più esterna.
Il grafico mostra le trasformazioni demografiche nelle grandi città della mega-regione, nelle aree metropolitane e non-metropolitane (esurbane) a partire dal 1970 proiettando la crescita futura sino al 2050. Se continuano le tendenze attuali, il revival delle grandi città continuerà ad essere ben poca cosa rispetto alla crescita molto più rapida dei sobborghi esistenti, esurbi, e dalle prodigiose quantità di nuovo sprawl (l’equivalente della popolazione attuale di New York City diffusa sul territorio). La popolazione ha abbandonato le città e si è dispersa alla loro periferia, e lo stesso è accaduto per i posti di lavoro, con la crescita delle attività collocate al di fuori dei centri urbani.



Una analisi della Regional Plan Association sull’uso del territorio nel Nord-Est offre un’immagine particolareggiata della situazione odierna.
L’urbanizzazione più densa si rileva nei nuclei urbani compatti delle cinque zone metropolitane, oltre che in alcune delle città di secondo e terzo livello. Con questa densità, i trasporti pubblici di tutti i generi, oltre agli spostamenti a piedi e in bicicletta, sono opzioni molto realisticamente perseguibili. Le grandi città centrali occupano soltanto un cinquecentesimo della superficie totale del Nord-Est (qui considerato come somma dei 12 Stati più Washington, D.C.) ma contengono il 22% della popolazione totale. I sobborghi di fascia più interna – noti anche come “suburbio tranviario” perché in molti casi cresciuti lungo queste linee di trasporto – sono la categoria successiva. Luoghi come Newton, Massachusetts, appena fuori Boston, o Upper Darby verso Filadelfia sulla Main Line, sono sufficientemente densi da consentire i mezzi pubblici e gli spostamenti a piedi e in bici, anche se a un livello più modesto che nelle grandi città centrali. Quasi un terzo della popolazione della mega-regione abita in questi suburbi di prima fascia, che consumano soltanto il 2% della superficie di territorio.

L’insediamento suburbano è presente ovunque nel Nord-Est, e collega i centri urbani di più antica formazione lungo corridoi e fasce stradali.
Se i suburbi contengono circa la medesima percentuale di popolazione delle grandi città della mega-regione, essi coprono 27 volte tanta superficie. Gli esurbi, la forma più recente di urbanizzazione, tendono a consumare sempre più suolo, a un altro livello: il 12% della popolazione per una superficie equivalente. Nello stesso modo dei suburbi che li hanno preceduti, gli insediamenti esurbani di frequente prendono il posto di zone già agricole, o boscate. Entrambi i tipi di insediamento si caratterizzano per una netta separazione delle funzioni, con sistemi stradali curvilinei, scollegati gli uni dagli altri, secondo anelli e cul-de- sac; l’attività commerciale è relegata nelle grandi fasce stradali e negli shopping centers regionali.
Alle densità di tipo suburbano, il servizio di trasporto ferroviario di qualunque tipo risulta impraticabile, mentre quello degli autobus è di solito sporadico e sottoutilizzato, mentre camminare e andare in bicicletta rappresentano attività puramente ricreative; nell’esurbio, le medesime caratteristiche si presentano in modo ancora più pronunciato. Sia il tipo di insediamento suburbano che esurbano rendono l’automobile l’unico mezzo di mobilità personale possibile.

Ambiente e uso del territorio

Le infrastrutture devono essere sia progettate che realizzate con cura. I boschi, prati, spiagge, fiumi, laghi, zone agricole del Nord-Est sono ampiamente riconosciti come risorse, ma solo di recente sono stati rivalutati in quanto forme insostituibili e di grande valore di infrastruttura naturale. Queste “ infrastrutture verdi” sono definite “ reti strategicamente concepite e gestite di spazi verdi tutelati multifunzionali”. Gli investimenti nella conservazione e gestione delle infrastrutture verdi producono enormi vantaggi. Gli spazi aperti, dai parchi nazionali alle greenway urbane, mettono a disposizione luoghi dove si può godere dell’aria aperta, fare sport, passare il tempo libero, o semplicemente liberarsi per un attimo da ogni genere di ambiente urbano.

Rendono più sane e produttive le persone, e più gradevoli i luoghi dove abitare e lavorare. Allo stesso tempo, i sistemi naturali contenuti nelle infrastrutture verdi agiscono come sofisticatissimi filtri per l’inera mega-regione, a ripulire aria e acque in modo molto più efficiente di qualunque sistema artificiale. Riconoscendo tutto questo, nel 1997 l’amministrazione di New York City sottoscrisse un accordo con alcune circoscrizioni del nord dello stato acquisendo superfici vulnerabili per un valore di 250 milioni di dollari, a proteggere il bacino idrico del Croton. L’alternativa, era di spendere 6 miliardi per un nuovo impianto di filtraggio.

Dal Maine alla Northern Forest alla Shenandoah Valley, dai Catskills e Berkshires fino a Cape Cod e Assateague Island, il Nord-Est ha la fortuna di possedere una diversificata ricchezza di spazi naturali quanto fragili (Figura 13). Gioielli che contribuiscono a dare un carattere alla regione, proiettando una potente identità spaziale, legando i propri abitanti alla natura e tra di loro. La RPA ha individuato 15 di questi ambiti critici caratterizzanti, che offrono anche un argine naturale, anche se probabilmente insufficiente, alla diffusione dello sprawl urbano. Raramente ricadono in un unico confine di carattere politico, e anche quando ciò accade, salute e integrità fisica di tali ambiti critici sono spesso influenzate da fattori come qualità dell’aria, o effetti cumulativi delle politiche di urbanizzazione, che interessano varie circoscrizioni. Sempre più spazio aperto della mega-regione viene ceduto all’urbanizzazione che si diffonde, e diventa sempre più importante tutelare ciò che rimane. Se ci vogliono solo pochi giorni per asfaltare un parcheggio, o mesi per realizzare una nuova lottizzazione, un ecosistema richiede secoli per nascere e svilupparsi. Per questa sola ragione, per riuscire un piano a scala mega-regionale di protezione degli spazi aperti e ambienti naturali deve operare sul lungo periodo.

Sprawl e acque

Il Nord-Est ha goduto di un miglioramento generale nella qualità delle acque negli ultimi decenni, grazie anche a fondamentali leggi federali come il Clean Air e Clean Water Act. Al momento attuale, però, il sistema naturale che ripulisce e rigenera le risorse idriche della mega-regione – ruscelli, fiumi, estuari, e baie che compongono i bacini idrografici – si sta frammentando sottoposto alla tensione di un’urbanizzazione crescente. Lo sprawl consuma migliaia di ettari di prati, boschi, terreni agricoli, trasformandoli in strade, parcheggi e tetti, e i bacini idrici perdono la propria capacità di assorbire e filtrare le acque. Questo massiccio incremento delle superfici impermeabilizzate ha trasformato ruscelli e torrenti in condotti di scarico per il deflusso, che trasportano acqua piovana carica di sostanze velenose che provengono da pastiglie di freni, fertilizzanti da prato di casa, e altre fonti (un piccolo parcheggio produce 16 volte il deflusso di un prato). L’alta velocità e semplice portata di queste piene degrada gli habitat naturali e danneggia infrastrutture come ponti e condotti fognari. Secondo le ricerche della NASA, si può misurare l’effetto sulla qualità delle acque quando entro un bacino si raggiunge il 10% di superficie impermeabilizzata, e inizia a morire il 25% della vita nei corsi d’acqua. Per fare un esempio, ci sono superfici impermeabili fra il 20% e il 40% nell’area di Baltimora e circoscrizioni confinanti.

Come mostra la carta (Figura 14) entro il 2025 nel Nord-Est si edificherà un’area più ampia dell’intero West Virginia: incremento nella domanda di acqua, e contemporanea sempre più profonda erosione dei sistemi che mantengono questa preziosa risorsa. Ci sono alcuni grandi bacini fluviali che forniscono d’acqua l’inera mega-regione, e i loro affluenti scorrono attraverso confini municipali, di contea e di stato. Il bacino del Delaware copre parti di quattro stati e fornisce acqua da bere a quasi 15 milioni di persone, compresi i sette di, e attorno a, New York City. A partire dal 1970, la popolazione suburbana del bacino è cresciuta di oltre la metà, mentre la popolazione totale ha avuto un incremento del 15%. Il fiume e i suoi affluenti sono colpiti da concentrazioni di contaminanti a causa dell’urbanizzazione, e gran parte del bacino si trova sottoposta ad una intensa pressione edilizia. L’inquinamento causato dallo sprawl mette a rischio anche tesori naturali come la Chesapeake Bay, dove ampi specchi d’acqua hanno perduto l’ossigeno necessario a sostenere in vita pesci e altra flora e fauna. Un’area della baia corrispondente a cinque volte il District of Columbia è stata interessata da superfici impermeabili negli anni ‘90. la Chesapeake, come Long Island Sound, Narragansett Bay, e altri grandi corpi d’acqua, è essenziale per la qualità della vita nella mega-regione; se in buona salute, essi fanno del Nord-Est una regione in cui è desiderabile vivere e lavorare.

Terra e aria

Oltre alle questioni riguardanti l’acqua, ci sono anche gravi di inquinamento dell’aria e del suolo nel Nord-Est.
Il particolato degli impianti energetici a carbone si può spostare su lunghe distanze portato dal vento, e così la qualità dell’aria nella mega-regione è determinate in parte sia da fonti di emissioni prossime che lontane. Una recente ricerca dell’università di Harvard, ha rilevato come l’inquinamento atmosferico generato dalle sei maggiori centrali a carbone del Maryland sia responsabile di 700 morti premature l’anno, di cui la gran maggioranza in altri stati del Nord-Est posti sottovento. Allo stesso modo, per anni centinaia di tonnellate di anidride solforosa e ossido d’azoto da un solo impianti dell’Ohio finivano nei cieli del Nord-Est, portando piogge acide e smog letale. Quell’impianto produceva il 60% dell’inquinamento di tutte le centrali di New York messe insieme sino al 2005, quando una causa intentata dall’avvocatura generale di New York, New Jersey, e Connecticut ha prodotto un accordo per ridurre sostanzialmente quelle emissioni. E ancora, l’80% di tutte le circoscrizioni di contea della mega-regione hanno una qualità dell’aria “non-adeguata” rispetto ai criteri della Environmental Protection Agency: situazione in gran parte attribuibile alle grandi concentrazioni di uso di auto e camion, esasperata dalla congestione del traffico. La mega-regione deve anche confrontarsi con un’altra conseguenza negativa del proprio passato industriale, e in grado minore anche del proprio presente: oltre un terzo di tutti i siti Superfund – i più contaminati degli USA – sono localizzati nel Nord-ESt.

Effetti del cambiamento climatico

Sono già evidenti gli effetti del riscaldamento globale, sotto forma di eventi atmosferici più estremi, come gli uragani, o ondate di calore più intense e frequenti. Una analisi di tre diversi modelli climatici prevede come nello scenario più ottimistico, ovvero nel caso in cui la transizione globale verso combustibili diversi da quelli fossili avvenga in modo relativamente rapido, New York City raddoppierà o triplicherà il numero di giornate con temperature superiori ai 33 gradi (la media storica è di 14 giorni ogni estate) Secondo lo scenario in cui non si esce dal consumo dei combustibili fossili, il modello prevede 60 giorni di temperature del genere. Le ondate di calore, come quelle che hanno determinato 700 decessi per cause correlate a Chicago nel 1995 e quasi 15.000 in Francia nel 2003, diventeranno più comuni, più intense, più prolungate. Contemporaneamente, le aree che entro un arco di 100 anni hanno probabilità di inondazione si stanno ampliando sulla costa orientale a seguito dell’innalzamento del livello del mare, aumentando la probabilità che aree densamente popolate vengano colpite da catastrofiche alluvioni nel corso di questo secolo. Qualunque sia la risposta a livello mondiale al cambiamento climatico, il Nord-Est si troverà di fronte una serie di effetti negativi, ed eventi atmosferici più violenti.
Parecchi studi recenti delle università dell’area hanno severamente avvertito sugli effetti del cambiamento climatico in varie parti della mega-regione. Ricercatori della Woodrow Wilson School di Princeton stimano che una quantità fra l’1% e il 3% della superficie del New Jersey si troverà costantemente sommersa dall’acqua, entro la fine del secolo; quasi venti chilometri quadrati di insediamento urbano costiero si trovano a un livello inferiore a quello calcolato dal rapporto come ad alta probabilità di inondazione permanente. Un altro studio elenca gli effetti del cambiamento climatico sull’area metropolitana di Boston nel 2100, spaziando dalle tempeste di violenza massima sui 100 anni che invece si ripetono sull’arco dei 10 anni, all’aumento del consumo di energia a causa del raddoppio del numero di giornate con temperatura superiore ai 33 gradi.

A complicare ulteriormente le cose, un rapporto pubblicato nel 2003 dalla Woods Hole Oceanographic Institution solleva la possibilità che il riscaldamento globale mentre alza temperature medie e livello dei mari in tutto il mondo, possa produrre nel Nord-Est un marcato raffreddamento distruggendo la Corrente del Golfo e il relativo calore.
Quello che appare chiaro è come gli effetti del cambiamento climatico scavalchino i confini, riproducendosi in tutta la mega-regione. Di conseguenza, l’impegno a ridurli al minimo e a adattarsi alla nuova realtà deve essere mega-regionale negli obiettivi, oppure risultare inadeguato. In realtà, questo tipo di impegno è già iniziato. Nel dicembre 2005, sette Stati del Nord-Est hanno sottoscritto un patto chiamato Regional Greenhouse Gas Initiative (RGGI), che mira a congelare le emissioni si anidride carbonica dalle centrali elettriche ai livelli attuali sino al 2015, e di ridurle del 10% entro il 2019. RGGI è anche pensata per sostenere gli investimenti nei carburanti e tecnologie pulite, e a consentire che gli impianti a emissioni di CO2 più basse possano vendere crediti a chi inquina. L’accordo, che presto comprenderà dieci stati, è il primo sistema “ cap-and-trade” governativo degli Stati Uniti, e ha attirato l’attenzione e il plauso di tutto il mondo. I limiti imposti sono modesti, specialmente se si considera la dimensione della minaccia del cambiamento climatico, ma costituiscono un quadro innovativo di collaborazione fra stati su questioni di importanza critica.

Come dimostrato dalla recente esperienza con l’uragano Katrina, i disastri naturali possono avere effetti sproporzionati su chi ha meno possibilità di proteggersi. In un recente rapporto sulla vulnerabilità sociale al cambiamento climatico nel Nord-Est, gli autori, Cox e altri, sviluppano un metodo per comprendere meglio come gli effetti del cambiamento climatico possano avere impatti diversi secondo razza, livello di reddito, tipi di ambiente urbano. Per determinare quali parti del Nord-Est siano più esposte ad effetti come alluvioni o ondate di calore, sono state sintetizzate oltre 40 variabili, attorno a tematiche chiave come risorse materiali, direttrici che facilitano l’evacuazione, età, accesso alle informazioni.
I risultati si possono leggere sulla carta della vulnerabilità socioeconomica (Figura 15). Se si sovrappone questa carta a quella delle zone a rischio di inondazione entro 100 anni, si può vedere che le popolazioni più vulnerabili sono spesso anche quelle per cui si prevede si abbatteranno violente le alluvioni del futuro. Naturalmente, le cinque grandi città del Nord-Est – con concentrazioni di povertà e altri fattori di vulnerabilità simili o superiori a quelli di New York – si trovano nei pressi della costa.

Nota: scaricabili di seguito sia il pdf di questi estratti in italiano, con altre illustrazioni, sia il documento originale integrale, con le sezioni socioeconomiche, infrastrutturali ecc.; il tema della nuova dimensione dello sviluppo mega-regionale è già stato ampiamente affrontato su queste pagine, ad esempio con un recente studio dello studioso "di tendenza" Richard Florida, o con un altro articolo sulle "megapoli" curiosamente quanto significativamente ripreso dalla Research Review dell'International Council for Shopping Centers; come ovvio il riferimento d'obbligo resta comunque il fondativo e originario studio di Jean Gottmann sulla megalopoli Bos-Wash (f.b.)


File allegati

Northeast_Megaregion ( Northeast_Megaregion.pdf 2.52 MB )
Rapporto RPA, novembre 2007
Northeast_Megaregion_Mall ( Northeast_Megaregion_Mall.pdf 1.53 MB )
Estratti illustrati in italiano dal Rapporto RPA, novembre 2007







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