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Ascesa della Mega-Regione
Data di pubblicazione: 13.11.2007

Autore:

In un rapporto dell'ottobre 2007, la nuova dimensione geografica dello sviluppo economico in un contesto globale, secondo il guru della "creative class"

Titolo originale: The Rise of the Mega-Region – Estratti e traduzione a cura di Fabrizio Bottini


Introduzione

Quando pensiamo alla crescita e allo sviluppo economico, di solito ragioniamo in termini di stati-nazione. Ma negli ultimi venti o trenta anni si è assistito all’ascesa di una nuova entità economica : la mega-regione. Nell’epoca in cui i grandi economisti classici stavano definendo la loro teoria, le nazioni erano realmente lo spazio entro cui lavoro e capitale si riallocaveno nel processo economico. Esistevano gli investimenti e i viaggi internazionali, ma erano molto difficili, e infinitamente meno diffusi di come sono diventati. Le nazioni, così, erano gli ambiti naturali dell’analisi macroeconomica, concepite produttivamente come composte dalle città e dai rispettivi bacini di riferimento. Ma nel XXI secolo, l’emergere della globalizzazione rende molto meno significativi i confini nazionali. Ora il capitale può allocarsi liberamente in tutto il mondo: alla ricerca della massima redditività ovunque essa si possa trovare. Anche il lavoro, in particolare quello ad alta creatività e produttività, si può riallocare a scala globale in modi che un tempo sarebbero stati assai poco praticabili. Ciò significa che lo stato nazionale sta iniziando a perdere parte del suo senso in quanto unità logica di analisi. Noi proponiamo che la mega-regione possa essere pensata come macrostruttura parallela. Le mega-regioni sono forme integrate di città e relative regioni suburbane entro le quali si possono riallocare capitale e lavoro a costi estremamente bassi. Le 40 che individuiamo qui hanno tutte economie delle dimensioni da 100 miliardi di dollari in su. Così come la nazione che sta al 40° posto in termini di prodotto interno lordo, con una economia da 100 miliardi di dollari.
Le mega-regioni di oggi svolgono funzioni in qualche modo simili a quelle delle grandi città del passato: accumulano talenti, capacità produttiva, innovazione e mercati. Ma lo fanno su proporzioni molto più vaste. Inoltre, mentre le città del passato erano parte di sistemi nazionali, la globalizzazione le espone a una concorrenza mondiale. La distribuzione dell’attività economica si è fatta globale, e così è stato per il sistema delle città: esse competono su un terreno globale. Le mega-regioni urbane si relazionano all’economia globale in modo molto simile a quanto fanno le regioni metropolitane nelle economie nazionali.

[..] Concetti e teoria

Gli economisti classici Adam Smith (1776) e David Ricardo (1817) sostenevano entrambi che fossero gli stati nazione i motori della crescita economica. Gran parte degli studiosi di storia dell’economia riconoscono un percorso progressivo che va dai villaggi rurali, alle città, agli stati. La realtà è che l’attività economica – scambi, commercio, innovazione – ha sempre avuto origine nelle città. Sono le città, e ora le mega-regioni, i motori centrali della crescita e dello sviluppo economico (Jacobs, 1961, 1969, 1984). Una città dinamica, secondo la Jacobs, integra il suo hinterland diventando una “città-regione”. Le colture più vicine vengono rivoluzionate dalle tecnologie e dalle innovazioni concepite in città, e gli abitanti delle campagne si spostano sempre più vicino per occupare posti di lavoro nelle attività urbane. La città produce sempre più ricchezza, è c’è più denaro disponibile da investire nelle strutture civiche, oltre che in tecnologia e innovazione ad aiutare le aree esterne. La Jacobs confuta la consolidata teoria secondo la quale le città sarebbero emerse solo dopo che l’agricoltura era diventata produttiva sufficienza da mettere a disposizione un surplus oltre quanto necessario a sopravvivere. In realtà i primi centri urbani, secondo la Jacobs, si formarono attorno a rudimentali scambi di animali selvatici e granaglie, il che condusse alla scoperta dell’agricoltura e ai vantaggi economici dell’esportazione di prodotti. Anche le attività considerate caratteristicamente “rurali” avrebbero origine in città, prima di diffondersi nelle regioni esterne. Gli incrementi produttivi in agricoltura, sottolinea la Jacobs, hanno origine in città, prima di essere adottati nelle aree di coltivazione: La falciatrice meccanica, ad esempio, fu originariamente inventata, perfezionata e utilizzata nelle città prima che la tecnologia raggiungesse le campagne, rivoluzionandole.
Il ruolo degli scambi così come individuato da Ricardo e tradotto in formule matematiche da Ohlin e Heckscher (1933), è ancora importante oggi, ma non sono più i confini nazionali a definire le economie. Invece, sono emerse le mega-regioni in quanto nuova unità economica “naturale”. La mega-regione non è uno spazio con confini politici tracciati dall’uomo o artificiali, come lo stato nazione o anche le sue province, ma il prodotto della concentrazione di centri di innovazione, produzione e mercati di consumo. Le mega-regioni di oggi si estendono molto oltre le singole città e i loro hinterland (es. Meijers, 2005).

Le mega-regioni sono qualcosa di più che non una variante più grande di città o regione metropolitana. Così come una città si compone di vari quartieri, e una regione metropolitana di una città centrale e dei sobborghi, una mega-regione è agglomerazione policentrica di città e bacini di riferimento a densità inferiore. Rappresenta la nuova unità economica naturale emersa dalla crescita, densificazione, ma anche conglomerazione l’una con l’altra delle regioni metropolitane. Nelo stesso modo in cui una città non è un grosso quartiere, una mega-regione non è semplicemente una grossa città: si tratta di una entità “emergente” con caratteristiche quantitativamente e qualitativamente diverse da quelle delle città che la costituiscono.
Gottman aveva coniato il termine “megalopoli” a descrivere il nodo economico emergente del corridoio Boston-Washington (Gottman, 1957). Derivato dal greco, che significa “città molto grande”, il termine è poi stato applicato a molte altre regioni: l’ampia fascia della California che si estende da San Francisco a San Diego; l’ampia megalopoli del Midwest da Chicago attraverso Detroit e Cleveland sino a Pittsburgh; l’attivissima area Tokyo-Osaka in Giappone. Poi Ohmae ha sostenuto che alcune “regioni stato” avessero sostituito gli stati nazionali in quanto unità economiche attorno a cui si organizza l’economia globale (Ohmae, 1993).
Gli stati regione possono collocarsi completamente all’interno, oppure scavalcare i confini degli stati nazione. Non importa. Si tratta del risultato irrilevante di una congiuntura storica. Ciò che li definisce non sono i loro confini politici, ma il fatto di essere delle dimensioni e proporzioni adeguate ad esistere, in quanto unità naturali economiche nell’attuale contesto globale. Sono i loro di confini – e i loro collegamenti – quelli che contano, in un mondo che non ne ha più”.

Però non tutte le aree metropolitane riescono a funzionare in modo compiuto come mega-regioni. Le “mega-città”, grandi ma povere, come Calcutta o Delhi, sono “ immensi aggregate umani” scrive Ohmae, che “ non guardano o non possono guardare all’economia globale per la soluzione dei propri problemi, o per le risorse con cui attuare queste soluzioni. Guardano invece ai governi centrali degli stati nazione in cui si trovano”. È importante, questa osservazione di Ohmae. La popolazione non è proporzionale al peso economico. A differenza delle mega-città, chiamate così semplicemente per la quantità di popolazione, le mega-regioni sono per definizione contesti che possono contare su una grossa popolazione, ampi mercati, significative capacità economiche, attività fortemente innovative, risorse umane altamente qualificate.
Studiare le mega-regioni in termini di popolazione può risultare fuorviante. Sono le mega-città ad essere in genere definite in termini di popolazione (spesso come aree metropolitane di oltre 10 milioni di abitanti). In molti casi, queste mega-città sembrano essere nate scontando un prezzo, specie nelle aree non sviluppate del mondo. Retsinas (2007) descrive i problemi che nascono dalle mega-città dei paesi in via di sviluppo in termini di povertà, malattie e assenza di prospettive, in molte delle regioni in più rapida crescita del mondo, confrontandoli ai problemi legati al processo di urbanizzazione della rivoluzione industriale così come descritti da Dickens o Marx.
Ci sono stati dei tentativi di descrivere l’evoluzione delle mega-regioni. Glaeser (2007) esamina i fattori che sottostanno alla crescita delle regioni metropolitane americane evolute in mega-regioni. Ne conclude, che sono le aree inizialmente meno dense ad aver sperimentato la crescita più rapida, e ipotizza che ciò rispecchi l’importanza dell’accessibilità in automobile. Rileva anche che il clima sembra svolgere un ruolo importante nello sviluppo di queste regioni in rapida crescita. Contrariamente ad altri studi riguardanti aree metropolitane (Ciccone e Hall, 1996; Glaeser e Mare, 2001; Overman e Venebles, 2005), Glaeser non rileva prove del fatto che il reddito di partenza influisca sulla crescita di popolazione delle mega-regioni, verificando invece come questa crescita sia un effetto di uno buona offerta di abitazioni.

Anche studiare la crescita economica e la creazione di ricchezza esclusivamente attraverso i dati degli stati nazione è fuorviante. La globalizzazione rende i confini politici nazionali meno rilevanti in termini economici. Le imprese si localizzano là dove formazione, capacità e mercati si concentrano; il capitale si orienta dove i profitti sono maggiori; le persone altamente qualificate si trasferiscono dove ci sono occasioni. E tutto questo genera un’economia globale ancora più integrata.
Ma significa anche che sia il capitale che le capacità si concentrano dove sono maggiori le occasioni di produttività e profitti: dunque ogni nazione sperimenta forti concentrazioni di popolazione e produttività nelle proprie grandi regioni urbane. Ciò vale per le economie avanzate degli USA, Europa e Giappone, e anche di più per quelle emergenti come Cina o India (Wilson e Purushothaman, 2003). I confine nazionali hanno anche sempre meno rapporti con l’identità culturale. Sappiamo tutti quanto diverse possano essere due città all’interno del medesimo stato. Le città che non sono entrate a far parte dell’economia globale stanno sperimentando qualcosa che va oltre la difficoltà economica: si stanno anche staccando culturalmente dalle vicine mega-regioni. Questo disagio crescente, che si aggiunge alle evidenti disparità economiche, esaspera la divisione fra chi ha e chi non ha – sofisticate popolazioni urbane, popolazioni rurali – nel mondo.
Contemporaneamente a questo allontanarsi delle città entro i confini nazionali, le megaregioni, la cui collocazione geografica non potrebbe risultare più distante, sembrano avvicinarsi l’una all’altra. Più due mega-regioni – indipendentemente dalla loro distanza fisica o relazioni storiche – hanno in comune in termini di prodotto economico, più probabilmente svilupperanno costumi sociali simili, gusti culturali, addirittura orientamenti politici. E la cosa non vale solo per New York e Londra; anche New York e Shanghai molto probabilmente hanno più in comune di quanto non ne abbiano, per dire, New York e Louisville.

Nota: in allegato, il pdf originale con la sezione metodologica del rapporto, le tabelle dei dati, le mappe, i riferimenti bibliografici. Una curiosità: per quanto riguarda l’Italia, la mega-regione individuata non ha nulla a che spartire con le fantasiose ipotesi di certo “federalismo” nostrano. I dati economici, demografici ecc. individuano un inusitato triangolo Roma-Milano-Torino; la dimensione ambientale, territoriale e sociale della mega-regione, in pratica ignorata da questo studio di Florida et al., è invece al centro del recente rapporto della RPA sull'area megalopolitana allargata Bos-Wash, di cui Mall propone ampi estratti (f.b.)




File allegati

florida_mega_regions ( florida_mega_regions.pdf 509.42 KB )
Richard Florida, Tim Gulden, Charlotta Mellander, The Rise of Mega-Regions, ottobre 2007







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